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Tempo di cambiamenti

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2 Gennaio 2009 –
Cari amici, siamo giunti alla fine del 2008. Un anno importante e denso di avvenimenti molti dei quali purtroppo non positivi. Non è mia intenzione fare retorica, ma i tempi che viviamo sono molto particolari e gli eventi che li accompagnano mostrano che è in atto una epocale trasformazione.
Le  immagini colorate del natale, dove tutti gli uomini si sentono più buoni, sono state insanguinate dall’orrenda carneficina accaduta nella striscia di Gaza, bambini e innocenti uccisi per placare chissà quale ira. Mi sento vicino a coloro che soffrono a causa di quello che è accaduto. Siamo una grande famiglia ed è per questo che quando qualcuno soffre tutta l’umanità soffre.
Quest’anno che se ne va porta l’angosciosa realtà di un miliardo di esseri umani affamati, assetati e indigenti, un triste risultato per una umanità che si avvia verso una nuova era, eppure i potenti della Terra avevano preso l’impegno di dimezzare la fame nel mondo. Il nuovo rapporto 2008 sulla cosiddetta “insicurezza alimentare” presentato in dicembre dalla FAO è ormai divenuto un grido di dolore piuttosto che di allarme.
L’anno appena trascorso porta con sè le inadempiezze e le mancate promesse dei capi della Terra. I leader mondiali dovrebbero porgere le loro scuse per aver mancato ai valori fondamentali della vita, invece di sostenere i principi della dichiarazione universale dei diritti umani, hanno preferito privilegiare l’abuso del potere e degli interessi egoistici.
E che dire dei protocolli promulgati sullo stato di vita del pianeta Terra? Tutte promesse rimaste in un cassetto, chiaramente disattese. Il pianeta sta attraversando un momento di acuta sofferenza a causa delle scelte negative dell’uomo che ha più a cuore il profitto che la salute del suo habitat.
Poveri sempre più poveri e ricchi sempre più ricchi. Questa è la triste realtà.
Speriamo che “YES, WE CAN” la frase del neo eletto presidente USA, possa significare un cambiamento per il mondo intero. Auguro a Barac Obama di lavorare a favore della giustizia, dal momento che ancora oggi, ingiustizia, prevaricazione, ineguaglianza sono i fondamenti di questa nostra civiltà. Certo non sarà facile, per ottenere dei risultati Obama dovrà tener presente gli esempi che hanno preceduto certe pericolose trasformazioni. Sulla Terra purtroppo si continua a credere che la morte possa definitivamente risolvere tutto, infatti sono molti i martiri della politica, della scienza, dell’economia e della religione.
Globalizzazione e multinazionali hanno sconvolto l’economia mondiale ed un collasso non era solo prevedibile ma inevitabile. L’economia è necessariamente destinata ad implodere perchè basata sull’egoismo individuale, e tutto il resto sarà irrimediabilmente destinato a seguire lo stesso destino.
Scienza, politica e religione si lasciano influenzare dal potere economico ed il risultato è la sempre più dilagante ingiustizia sociale.
Il 2008 è stato dichiarato dall’ONU “Anno Internazionale del pianeta Terra”. Grazie alle scoperte della scienza abbiamo potuto comprendere come interagisce la specie umana con i vari ecosistemi, malgrado ciò poco facciamo per alleggerire il peso del progresso che non tiene conto delle esigenze vitali del nostro pianeta e schiaccia le speranze e le attese di coloro che sperano in un mondo dove tutti possano avere il necessario per vivere dignitosamente.
“Viviamo al di sopra delle nostre possibilità”, questo ha dichiarato il WWF, “La Terra sta concedendo a tutto l’Occidente l’equivalente dei generosi mutui subprime elargiti dalle banche Usa, permettendo alle società del benessere, basato sul consumismo sfrenato, un tenore di vita insostenibile, ma il rischio è che dopo aver ipotecato il Pianeta, quando scoppierà la “bolla” dei consumi, non ci sarà nessuno che verrà a ripianare i debiti o a nazionalizzare le perdite, perché a quel punto occorrerebbe un’altra Terra”.
A lanciare l’allarme è il WWF in occasione della presentazione del “Living Planet Report”, il consueto studio dell’associazione ambientalista sullo stato di salute dei sistemi naturali globali e gli effetti causati su di essi dall’intervento umano.
“Il primo passo” si dice nel documento “per andare in questa direzione è però quello di considerare la biosfera, quindi terreni fertili, foreste, mari e acque interne, una risorsa che non si può ricapitalizzare con un semplice tratto di penna su un assegno. Quello che ci suggerisce di fare il governo – denuncia il direttore del WWF Italia Michele Candotti – è di ipotecare ulteriormente il capitale naturale utilizzando le sue risorse come un sussidio permanente all’economia nazionale e alle imprese in difficoltà, ma questo significa ammettere l’incapacità del “sistema paese” a trovare vere soluzioni alla crisi”.
“La recessione mondiale appena iniziata – aggiunge il direttore scientifico del WWF Italia, Gianfranco Bologna – allenterà sicuramente la pressione umana sul pianeta, ma noi ci auguriamo atteggiamenti innovativi basati sull’apprendimento piuttosto che sulla costrizione, soluzioni adottate sulla scia della presa di coscienza piuttosto che sullo shock. Siamo convinti che uno sviluppo sostenibile sia possibile, ma il vero problema è che dobbiamo confrontarci con interlocutori che mancano completamente di conoscenze scientifiche: giuristi e avvocati che divorano il campo politico con una cultura del bla-bla che emargina la cultura ecologica, che pure ha in Italia punte di eccellenza assoluta”.
“Se la nostra domanda continuerà a crescere alla stessa velocità, entro metà del decennio 2030-2040, avremo bisogno dell’equivalente di due pianeti per mantenere i nostri stili di vita”, mette in guardia il direttore generale del WWF Internazionale James P. Leape. “Così come uno spendere sconsiderato sta causando la recessione, i consumi eccessivi – dice ancora Leape – stanno dando fondo al capitale naturale del Pianeta al punto tale da mettere a rischio il nostro benessere futuro: negli ultimi 35 anni abbiamo perduto quasi un terzo del capitale della vita selvatica sulla Terra”.
Malgrado tutto siamo arrivati al 2009, tutti si aspettano che sia migliore dell’anno appena trascorso, ma spesso dimentichiamo che solo noi possiamo cambiare le cose.
Credo che questo sarà un anno importante per le scelte dell’umanità per la quale nutro speranza. Sono sicuro che è possibile cambiare, certo, ma è necessaria tanta buona volontà.
Ai vertici del potere, dove si decide la sorte del pianeta, solo pochi hanno a cuore la salute della Terra. Si promulgano leggi e trattati, ma a scadenza sempre troppo lunga! Non so se basterà prendere provvedimenti per ottenere dei risultati entro il 2020 o entro il 2050, forse i precari equilibri economici, sociali e politici non reggeranno ancora per molto.
Abbiamo parlato spesso del 2012, mancano tre anni a questa scadenza e alla fine di questo tempo. E’ opportuno diffondere speranza e necessità d’azione, non certo paura. Quello che credo è che il mondo non finirà, inizierà soltanto un nuovo ciclo per questo meraviglioso pianeta.
A poco a poco dovranno crollare tutte quelle situazioni che hanno contribuito a creare l’inferno su questa stupenda stanza cosmica, ma la speranza di un cambiamento deve poter germogliare dentro il cuore di ogni persona affinchè attraverso le individuali trasformazioni si possa giungere al cambiamento generale.
Il mondo migliore va costruito da tutti noi, non bastano le parole, ci vogliono i fatti, le azioni concrete.
Gli uomini di fronte ai grandi cataclismi si uniscono in azioni umanitarie, questo è positivo, ma perché aspettare eventi catastrofici per dimostrare la nostra capacità d’amare?

Giuliano Falciani
2 Gennaio 2009

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