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Ramatis: Il valore della profezia

Quelle che seguono sono le comunicazioni della Guida Ramatis trasmesse, intorno al 1948, attraverso lo strumento portoghese Hersilio Maes. Tali comunicazioni giunsero ad Amedeo Rotondi, addirittura in portoghese, molto prima di essere tradotte in italiano da Luciano Giusti.

IL VALORE DELLA PROFEZIA
Domanda (D): Di fronte alle innumerevoli contraddizioni che si osservano tra le diverse profezie che il nostro mondo conosce, non sarebbe preferibile che le considerassimo come di poca importanza?
Ramatis (R): Troverete l’esattezza assoluta solamente nell’eterna manifestazione globale di Dio. Se nella vostra stessa sfera scientifica positiva correggete continuamente le brillanti e consacrate teorie e le sostituite con nuovi principi, per quale motivo esigete la mancanza di contraddizioni nelle profezie che superano la comune comprensione del presente? Se vi sono equivoci nella vostra scienza accademica, che è sicura nelle concrete sperimentazioni, tanto più nell’arte di profetizzare, che manifesta solamente le cose del futuro.

D: Gli equivoci trovati nelle profezie passate non risultano screditati per le predizioni posteriori?
Ramatis: Gli errori o gli equivoci della vostra scienza ufficiale non invalidano le future ricerche né allontanano gli scienziati dalle loro attività ordinarie. L’equivoco scientifico considerava la Terra come il centro del Sistema Solare; in seguito, fu annullato da Copernico, l’autore del sistema eliocentrico. Intanto, i vostri saggi non si scoraggiarono per questa e altre contraddizioni precedenti, e attualmente percepiscono la possibilità che il Sole non sia ermeticamente il centro del sistema planetario nel quale vivete.

La recente teoria, secondo la quale i corpi perdono peso nello spazio a causa dell’assedio dei raggi cosmici, nel ricevere pressione pari da tutti i lati, mette in ridicolo la legge di Newton, però è molto probabile che ciò non elimini il gusto per le nuove ricerche e che posteriormente si realizzino le dovute correzioni nel campo scientifico.

Gli equivoci diminuiscono man mano che lo spirito avanza nell’ area della coscienza spirituale, dunque l’errore è una conseguenza, poiché l’anima abita nel “relativo” e non può abbracciare la conoscenza di Tutto, che è Dio. Il seme si sbaglierà se tenta di descrivere l’albero prima di germogliare; dunque, il “tutto” vegetale si completa solo gradualmente nei diversi “aggiustamenti” che lo stesso seme effettua nella sua continua crescita verso l’alto.

È di senso comune considerare che la parte s’inganni tanto più quanto più distante si trova dal Tutto. L’uomo si adegua meglio all’idea di Dio tentando di “sentirlo” piuttosto che descriverlo; anche la profezia che si conosce fuori del tempo e dello spazio esige prima il “sentire” e poi il “sapere”.

D: Non sarebbe meglio liberarsi dalle profezie, di fronte alla convinzione che gli equivoci siano più numerosi rispetto a quelli della scienza comune?
Ramatìs: Voi vi sbagliate (già) abbastanza nel voler dimostrare l’immortalità dell’anima, senza che per questo consideriate più sensato l’abbandono delle ricerche future.

La promiscuità che notate tra le comunicazioni spirituali sensate e le versioni ridicole e rumorose non vi impedisce di realizzare nuovi scambi con il mondo invisibile. I “medium” continuano a intervenire nelle comunicazioni, con la loro personalità “animica” e le loro concezioni troppo “terra terra”, che oscurano le comunicazioni genuine e troncano i concetti elevati; invece continuate con questo scambio, disprezzando i numerosi equivoci che si registrano.

Gli inganni nelle profezie saranno eliminati dal tentativo benintenzionato della realtà della predizione e non per l’anticipata negazione, conseguente alla mancanza di affinità elettiva. A causa della disposizione inflessibile degli antichi discepoli, che non si lasciarono abbattere dai primi errori commessi, l’Astrologia poté consolidare le basi che oggi le offre la scientificità degli astronomi.

Sebbene l’astronomia si trovi rivestita della brillante terminologia della scienza accademica, deve le sue scoperte agli astrologi empiristi” del passato e, soprattutto, ai profeti visionari della Bibbia.

D: Proprio la Bibbia ci consiglia di diffidare dei “falsi profeti”. Come distinguerli da quelli veri, se tutti profetizzano solamente per il futuro?
Ramatis: In realtà vi sono falsi profeti, però Paolo di Tarso, nella sua lettera ai Tessalonicesi, dice (cap. 5, 20 e 21): “Non sottovalutate le profezie” e “Esaminate tutto; trattenete ciò che è buono”. Riconosco che vi è molto difficile distinguere il buono dal cattivo profeta prima che si realizzino le predizioni, ma Paolo vi indica, per conseguire ciò, di raccogliere solamente le suggestioni superiori, dunque i buoni profeti, che, sebbene profetizzino dolori ed eventi tragici, indicano sempre i degni cammini per lo spirito.

Il cattivo profeta può identificarsi con colui che si dedica alla cartomanzia, con la gitana che predica la buona fortuna con l’astrologo commerciante, che vende oroscopi fatti in quantità; con le “lugubri” maghe e con i cattivi veggenti, consiglieri di intrighi politici.

Sono cattivi profeti coloro che seminano sconforto e abbattono l’animo umano, coloro che predicono diagnosi nella “indegna” terapia, osservando il lucro facile; coloro che seminano pessimismo, “miscredenza” o alimentano l’incompatibilità tra Il genere umano; coloro che indicano gli avversari e ispirano odi e conflitti; quelli che suggeriscono antipatie e consigliano vendette umane.

Il buon profeta, quando segnala cicli tragici per l’umanità, invita gli esseri a convertirsi all’etica divina e realizza grandi proclamazioni cristiche nelle quali si accentua la bellezza del messaggio del Vangelo e si valorizza la condotta superiore dello Spirito.

D: In questo caso si devono considerare falsi profeti tutti i cartomanti, i lettori della mano o le maghe che profetizzano in cambio di una remunerazione?
Ramatis: È necessario che non prendiate queste affermazioni per concetti restrittivi, in senso esclusivista in relazione al profetismo. Mi riferisco ai cattivi profeti, ossia a tutti coloro che in cambio di ricompense fomentano il turbamento tra gli esseri, ispirano confusione nel mondo e si servono dell’intuizione o della veggenza come aiuti per la falsa profezia.

Incluse in questa categoria sono molte creature che profetizzano la maldicenza e scoraggiano il prossimo, sebbene realizzino ciò senza remunerazione alle quali anche si addice il titolo di cattivi profeti. Si distinguono, invece, i devoti sinceri al servizio del Cristo, che aiutano i loro consultanti, offrendo loro il consiglio evangelico, stimoli per la vita, conforto per l’anima debilitata e l’ispirazione verso il perdono.

Questo lavoro è degno della sfera della profezia, che viene sempre esercitata dalle creature umili e anche dai grandi intelletti. Il vostro mondo è popolato di esseri nati nella povertà e ignoranza che benedicono, realizzano responsi, sono esorcisti e pittoreschi guaritori, però lasciano una traccia di bontà nel lavoro sacrificale, affinché i loro fratelli in difficoltà prendano l’esempio.

Ora la vicina di buona volontà lascia il lavoro per togliere dall’’’imbarazzo’’ il piccolo sofferente; ora la nera grassa, buona, molto impegnata col suo braciere, dove bruciano le “erbe salvatrici”, pulisce l’aura dell’irritato “disattento” e scoraggiato nello spirito; ora la missionaria cristiana, di fronte al triste e disperato, riesce, dopo molto sforzo, a fargli passare l’idea del suicidio, con la predizione di un futuro più gioioso nel cielo.

Dio, che fa germogliare il giglio nei pantani e i fiori al lato delle fragili rovine, vi invia anche il consiglio e la direzione spirituale, per bocca dei poveri, ignoranti e persino degli impuri. Non vi lasciate impressionare dai titoli accademici né dalle posizioni sociali nel mondo; il Creatore impiega certi mezzi affinché l’intellettuale e il ricco comprendano che non sempre la loro sapienza e la loro ricchezza possono assicurare loro le doti dello spirito.

Quante volte l’anziana nera lascia le sue faccende domestiche per seguire l’intellettuale carico di fluidi cattivi o deve andare a soccorrere la ricca famiglia, che la trasporta nella loro costosa automobile affinché gli curi il figlioletto! Questo esercito di creature ignorate che lottano ogni giorno con i compiti “pesanti” delle “scariche dei fluidi”, esercitano nelle loro vite povere, tribolate, l’attività di orazioni, benedizioni e “pulizia astrale”, per i più colti, ricchi e provvisti di diplomi accademici.

Comportandosi così, rappresentano il messaggio di cooperazione e armonia fraterna diffuso da Gesù. Innumerevoli volte l’orgoglio scientifico, la stupida vanità che dimora nei palazzetti lussuosi decorati dal geniale cervello, non riconosce umilmente che il Bene e l’Amore sono benedizioni divine, che il Padre offre anche per mezzo dei cuori abbandonati dalla fortuna. In questo semplice lavoro emerge la divina massima che dice: “Gli umili saranno esaltati e gli esaltati saranno umiliati”.

Creature che disprezzano tutto hanno fiducia solamente nella meraviglia tecnica della scienza umana; dopo aver ricordato la loro “via crucis”: attraverso i consultori medici e gli ospedali famosi, finiscono con l’accettare il soccorso della donna povera, che le libera dalle complicazioni dell’incantesimo fatto di solito nei cuscini, materassi o indumenti intimi.

Che importa se questo incantesimo sia montato o no, reale o fittizio, quando il suo vero obiettivo è la redenzione, allo scopo di abbattere l’eccesso di orgoglio o vanità, che può uccidere la bellezza dell’anima di coloro che ritengono di bastare a se stessi?

Quello che dici cela una grande verità, quindi noi stessi siamo stati beneficiati da questi generosi esseri, che ci elargirono favori cristiani con la bontà del servizio gratuito. Però condanniamo coloro che esercitano queste facoltà accettando denaro per aiutare il prossimo. Apprendemmo da Gesù che si deve “dare di grazia ciò che di grazia si riceve”.

D: Ci sbagliamo?
Ramatis: Non spetta a voi giudicare il lavoro degli esseri umani; desidero solamente evidenziare il “quantum” di rinuncia e lavoro che gli umili offrono per il bene altrui. È ovvio che avrà più meriti davanti a Dio la vecchia nera, che perfino si rovina nel suo lavoro domestico per prestare servizi di amore al prossino, attraverso la cura o il “parto” gratuito, piuttosto che la donna che fa lo stesso solamente in cambio di buone remunerazioni.

Però non dovete esagerare troppo questo concetto del “dare di grazia” (gratuitamente), quando lo applicate esclusivamente per giudicare il prossimo, considerando che avete ricevuto di “grazia” i doni che Il Padre creò, dato che Egli è il vero donatore della vita. Tutti voi siete pieni di questi doni. Occhi, mani, orecchie, gusto, olfatto e tatto sono doni che il Padre vi concesse per la crescita spirituale.

Invece, questi sublimi beni si trasformano in strumenti per prevedere la caduta morale della sorella ignorante, il fallimento dell’amico o la decadenza del cittadino integro. La lingua generosa viene usata per accusare, bestemmiare e danneggiare; le orecchie si drizzano per raccogliere maldicenze, intrighi e notizie esagerate verso le fonti dello scandalo; le mani create come strumento benedetto per il lavoro, la carezza e il servizio al bene, schiaffeggiano, indicano difetti, rubano, costruiscono cannoni, pugnali, rivoltelle e apparati di morte di ogni genere.

I doni dell’olfatto si pervertono nella ricerca di profumi voluttuosi nelle alcove del vizio o nelle emanazioni dell’oppio o della nicotina deprimente; il palato si corrompe con l’alcool delle taverne o con i “corrosivi” dalle eleganti etichette dorate. Dopo il cattivo impiego che si fa di questi doni magnifici che gratuitamente il Padre vi offre, credo che sia ben scusabile l’atto dell’anziana nera che accetta la moneta per acquistare il latte per il suo figlioletto o il vestito per sua figlia offrendo in cambio orazioni e amorevoli benedizioni, accompagnate dal giusto “Lodato sia nostro Signore Gesù Cristo”.

L’industria della Fede, molto amata dai dotti del vostro mondo, ottiene un voluminoso rendimento attraverso il meccanismo delle preghiere e lodi, senza provocare censure da parte vostra. La scienza, sotto l’apparato impressionante della terminologia classica, esercita anche la sua sapienza dedicandosi a nient’ altro che al glorioso commercio di sfruttare deliberatamente il dolore umano.

D: Non saranno cattivi profeti coloro che prevedono avvenimenti dannosi e tragici?
Ramatis: Sempre che i cattivi avvenimenti profetizzati si realizzino, non devono essere ritenuti cattivi profeti, considerato che i fatti previsti, sebbene fossero tragici, stavano nei disegni di Dio e lo esaltarono come profeti dalla reale capacità. Quando il profeta non indovina nelle sue cattive predizioni, dovete considerarlo come incapace, annoverandolo tra i profeti inoffensivi o intromessi, ai quali mancano persino i doni del cattivo augurio.

In base alla proverbiale sfiducia della vostra umanità, sono proprio piccoli i danni che vi possono causare le profezie, dunque generalmente i profeti perdono il loro tempo prezioso tentando d’impressionarvi per il futuro, senza raggiungere l’esito desiderato. Duemila anni fa il più grande di tutti i profeti vi avvertì che sarebbero stati giudicati i vivi e i morti; che i buoni si sarebbero seduti alla sua destra e i cattivi alla sua sinistra; le pecore sarebbero state separate dai lupi e il frumento dall’erbaccia.

La vostra umanità ha dimostrato fiducia in questa predizione di Gesù, preoccupandosi della gravità del giudizio finale o per la possibilità di essere esiliati verso i mondi infernali, dove esiste solo il “battere dei denti”? Se dopo tanto tempo dimenticaste il Vangelo che vi porta verso la destra di Gesù, è ovvio che dareste meno importanza alle profezie che sono di ordine secondario.

D: Supponendo che una predizione possa causare panico anticipatamente tra gli esseri timorosi, come nel caso dell’approssimarsi dell’“astro intruso”, non potrebbe considerarsi come una cattiva profezia?
Ramatis: Le cattive profezie non sono responsabili del panico tra le creature umane, ma delle condizioni psicologiche di queste stesse creature. La mancanza di controllo emotivo e lo squilibrio psicologico aumentano pericolosamente la visione dell’avvenimento nella mente umana.

È sufficiente un semplice inizio di “incendio” all’interno di un cinema perché succeda una tragedia, in seguito alla feroce ansia di voler salvare ciascuno la propria pelle. Il panico, ossia la disperazione causata dalla paura, ha come causa principale l’eccessivo attaccamento alla vita umana.

È tipico delle creature egoiste voler sopravvivere a qualsiasi prezzo, senza importarsene del sacrificio delle vite altrui. Il vigoroso istinto di sopravvivere a ogni costo è ciò che crea il panico. Di fronte a un naufragio o una catastrofe imminente, le creature umane cercano di ferire o uccidere spietatamente, allo scopo di continuare a vivere sul piano carnale, poiché il terrore, che è latente nelle loro anime, fa loro dimenticare i valori sublimi dello spirito e di sacrificarsi per il prossimo.

Il panico è la paura accentuata e “stravista” dall’egoismo umano; si manifesta in tutti gli atti che minacciano gli interessi umani o individuali degli esseri. Sorge generalmente in quasi tutti gli atti della vostra vita; ora, in epoche di razionamento, emerge in coloro che si mostrano afflitti per raggiungere i primi posti nelle file dei rifornimenti; ora attacca vigorosamente e dannosamente le donne indisciplinate che si insultano furiosamente nelle liquidazioni commerciali dell’ultima ora; ora, aggressivo e insano, agisce negli autobus affollati, imponendosi con la forza bruta.

Quando l’essere umano aderisce coscientemente al divino messaggio del Vangelo di Gesù, abbandonando certe situazioni del mondo transitorio della carne, facendo favori ai bisognosi, sono sicuro che con queste qualità nessun profeta, per quanto spaventoso sia, sarà capace di provocare alcun panico.

Socrate, Paolo di Tarso, Esteban, Giordano Bruno, Savonarola, Jan Huss, Giovanna d’Arco e altri esseri “integrati” nell’ideale superiore dello spirito, quando furono sottoposti a terribili torture, seppero morire serenamente, senza esser presi dal panico, tipico delle anime disperate per l’eccessivo attaccamento alla vita materiale. I cristiani divorati nei circhi romani dalle fiere affamate non morirono dalla paura.

Le profezie, da sole, non creano panico; è la crudele idea di perdere la vita fisica e i tesori del mondo provvisorio che genera delirio, essendo allora l’istinto animale ciò che soffoca il riflesso superiore dello spirito. Convertitevi realmente al Vangelo come il Cristo, che è amore e rinuncia, e sparirà il pericolo del panico o della paura delle profezie impreviste.

Ciascun fiore, come ciascun avvenimento, si “realizza” solamente nel suo clima favorevole. La più dantesca profezia sarà sempre inoffensiva di fronte alla serenità di Gesù, per la sua assoluta rinuncia ai tesori della Terra.

Quando nell’intimo delle vostre anime si estingueranno la cupidigia, l’egoismo, l’avarizia, la vanità e la lussuria, allora considererete i profeti come inoffensivi anticipatori di avvenimenti futuri, il cui tragico aspetto svanirà di fronte ai vostri obiettivi più elevati.

D: Non possiamo fuggire da questa atmosfera tragica che ci crea la sequenza profetica della “fine del mondo”, quando ci porta terrorizzanti preoccupazioni? Cosa ci dice?
Ramatis: L’estensione o ampiezza di questa tragedia si trova nella misura esatta del modo di pensare e interpretare di ciascun essere. Già vi ho detto che coloro che danno importanza alla lusinga dei piaceri mediocri e delle fugaci glorie della Terra, come obiettivi importantissimi e definitivi da essere raggiunti, presuppongono che lo scopo del mondo sia un piano terribile e persino ingiusto.

Però, coloro che comprendono e interpretano che il dolore è un mezzo di purificazione e accettano la morte come liberazione dal mondo illusorio, non soffrono turbamenti nel loro equilibrio interiore. L’acqua pura non si affligge per la particella di polvere che aderisce all’esterno del fiasco.

D: Di fronte al fatalismo di questo stato psicologico negli esseri, non risulta indifferente che si divulghino le profezie dannose o pericolose?
Ramatis: Ritengo che sia inutile la distruzione del seme dannoso se continuate a preparare il clima favorevole affinché esista.

Quando modificherete la psicologia dello spirito, che è ferocemente attaccato ai tesori della Terra, per dedicarvi solamente a coltivare i beni annunciati dal Cristo, senza alcun dubbio scomparirà anche il senso spregevole o pericoloso delle profezie. Il profeta ipocrita sarà sempre una eco perduta all’interno dell’umanità perché non aderisce agli insegnamenti di Gesù.

Diventa impossibile per il medico tentare di eliminare i bacilli di Koch nel malato di tubercolosi prima di disinfettare l’ambiente dove si nutre questo microbo patogeno. La fiducia nella vita futura e le prove dovute agli avvenimenti, per peggiori che questi siano, sono sempre eventi benefici con cui la scienza cosmica disciplina l’istinto animale, per poter forgiare così l’angelo splendente, che finisce col dissipare gli obiettivi della sofferenza umana e il panico brutale, di fronte alla paura di morire.

Abbiamo l’impressione che se le profezie offrissero dettagli convincenti, al punto da suscitare il panico, potrebbero anche, d’altro canto, stimolare la perversione delle abitudini; dunque, prima della nota: “fine del mondo”, i fautori della “sinistra” solleciteranno la negligenza per poter approfittare del tempo che gli rimane.

D: Abbiamo notato che nei periodi di guerra, miseria e rivoluzione, la disciplina tradizionale scompare e le passioni umane dominano pericolosamente. Cosa ne pensa?
Ramatis: La profezia non crea né provoca il clima psicologico indisciplinato solamente rivela oggettivamente la tendenza allo smarrimento o che potenzialmente esiste nelle creature. Il profeta annuncia l’avvenimento tragico e Il suo termine improrogabile come avvertenza spirituale; è logico che ciascuno riceva l’avvertenza secondo la sua stessa “idiosincrasia”.

Sapete perfettamente che, quando le passioni inferiori si manifestano in alcuni uomini negligenti, ciò li rende schiavi dei più ripugnanti Vizi della carne; in altri, le loro energie si risvegliano verso la tenacia. Il coraggio, sostenendoli come anime francescane che impiegano tutti i loro sforzi per soccorrere i disperati.

Dimenticate che le passioni inferiori si installarono nei “lupanari”, nelle alcove segrete e in luoghi indecenti, che sono estranei alla predizione della “fine del mondo”. La censura morale è ciò che in qualche modo impedisce la fuoriuscita di queste bassezze verso gli ambienti esterni.

Il profeta non può essere ritenuto responsabile per la manifestazione delle passioni umane, che si scatenano a causa dell’influenza della loro profezia, così come Giovanni Battista o Pietro l’Eremita non possono essere ritenuti responsabili per le verità che confermarono nelle loro profezie. Roma, in folle orgia, si degradò e si abbassò al livello della sfera energetica animale, senza le profezie del “giudizio finale”.

Nonostante ciò, sono sicuro che il più spaventoso vaticinio non sarebbe capace d’ispirare lo smarrimento nelle anime purificate di un Francesco d’Assisi o Teresina di Gesù, poiché si sono definitivamente liberati dagli impulsi inferiori.

D: Come potremmo conoscere i buoni profeti, allo scopo di raccogliere le loro buone predizioni?
Ramatis: La competenza dei profeti può solamente conoscersi per l’esattezza con cui si sono realizzate le loro predizioni precedenti. Nel caso in cui si tratti della prima profezia, sarà solamente verificata dopo l’avvenimento predetto. Non potete conoscere il valore del profeta mentre la sua predizione è in via di realizzazione; a causa di questa circostanza, si confondono i buoni con i cattivi profeti.

Queste cose somigliano alle pitture moderne del vostro mondo, che hanno qualcosa di profetico poiché partono da una mescolanza di artisti e ciarlatani che difficilmente potreste distinguere nelle loro vere abilità, dato che questa pittura richiede più tempo per la sua definitiva esaltazione artistica.

I buoni profeti, che rivelarono maggiori capacità e ispirarono fiducia nelle loro predizioni, discendevano sempre dagli “israeliti” (ebrei), che avevano il dono congenito della profezia, grazie al senso occulto spirituale che avevano sviluppato sul pianeta Capella, da dove emigrarono per formare la razza ebraica sulla Terra.

Tra gli ebrei, fu la tribù di Issachar – costituita da spiriti affini quella che apportò il miglior lignaggio di profeti. Erano veggenti che esponevano con fermezza e sicurezza le loro visioni e i racconti biblici sono d’accordo nell’ affermare che essi fossero “abili nella scienza dei tempi”, per ordinare ciò che Israele doveva fare.

È per questo che ancora oggi i migliori profeti della Terra hanno i loro ascendenti biologici nella tribù di Issachar. Per quale motivo vi è tanta difficoltà nell’interpretare le profezie?

D: Se si tratta di un dono superiore e utile, considerando che serve per avvertire i popoli disorientati dai pericoli che li aspettano, non potrebbe il profeta prescindere dall’esaustivo simbolismo che generalmente confonde e contraddice le predizioni?
Ramatìs: Il mancato riconoscimento del meccanismo iniziatico, soprattutto tra gli scienziati accademici, è ciò che suscita sfiducia rispetto al contenuto reale che si nasconde dietro il simbolismo della profezia. Sebbene l’empirismo apparente produca una certa sfiducia, la profezia è una scienza profonda nella sfera dell’Intuizione ed esige uno sforzo immenso da parte del profeta per adattarla al mondo della forma.

È una scienza disciplinata da leggi molto più delicate di quelle che governano la vostra scienza ufficiale; possiede un linguaggio differente e una tecnica speciale che sfugge al vostro senso obiettivo, essendo comprensibile solamente agli iniziati. Gli equivoci profetici non dipendono solamente dai profeti, poiché gli interpreti, nel sottoporle (le profezie) a esami puramente oggettivi, confondono l’idea col suo vestito e vogliono inquadrarla forzatamente nelle leggi sperimentali dei laboratori.

La configurazione esteriore di un avvenimento profetico è sempre allegorica; ci ricorda l’idea di voler rappresentare la vita fiorente con la figura di una “vaporosa” ninfa che balla in un nostalgico paesaggio o l’inquieto Cupido invocato nella sua figura per simboleggiare l’Amore.

Quando Gesù dice che i buoni siederebbero alla sua destra e i cattivi alla sua sinistra, ciò non autorizza a immaginare una numerosa platea di anime in estasi, affascinate, in cerca del Maestro per tutta l’eternità. In realtà, il divino “Rabbi” si riferiva soltanto agli stati intimi di pace o disperazione che ciascuna anima in sé contiene, secondo l’ambiente che andrà ad abitare dopo il suo tirocinio spirituale.

D: Dobbiamo considerare i profeti come missionari o come semplici creature dotate di facoltà poco comuni?
Ramatìs: Non vi sono privilegi tra i figli di Dio; tutti devono conquistare la gloria e il potere attraverso i loro propri sforzi. Cambiano appena gli ideali e i percorsi secondo le preferenze dell’indole psicologica di ciascuna anima. I profeti sono coloro che si sentono portati verso il lavoro della predizione, nel cui impegno progrediscono ogni volta di più, fino a raggiungere il vero intendimento creatore del futuro.

D: I profeti hanno visioni vere e proprie o percepiscono quelle che gli trasmettono gli Spiriti Superiori?
Ramatis: E lo stesso degli eventi profetici; non vi è regola senza eccezione. Per la vostra migliore comprensione, distinguerò i profeti in due ordini che si differenziano nel loro modo di agire; alcuni, in trance, hanno visioni del futuro, poiché penetrano intimamente nelle intelaiature spirituali, dove le Guide dei Pianeti programmano la configurazione dei mondi per l’interscambio umano; altri ricevono in loro stessi gli stampi o le matrici dove si delineano i fenomeni futuri.

Sembra loro che la coscienza si distacchi dalle comuni frontiere del mondo materiale, perdendo la nozione del tempo e dello spazio; sentono gli avvenimenti futuri nel momento presente. I veggenti dalla maggiore espansione della coscienza vibrano a frequenze più alte e captano i cosiddetti “archetipi” degli avvenimenti futuri.

È uguale a ciò che diceva Gesù nel suo linguaggio: “Il regno di Dio si trova nell’uomo”; la coscienza del profeta, come goccia dell’oceano spirituale nel quale s’immerge, si espande in tutti i sensi e comprende una maggior parte del proprio oceano, ossia le opere di Dio.

D: Abbiamo osservato che gli uomini, quando sono dotati di grande senso critico, non credono nelle profezie. Perché sarà così?
Ramatis: Sebbene vi troviate in un mondo soggetto agli equivoci, gli uomini che “sentono” Dio molto prima del desiderio di spiegarlo hanno fiducia nelle profezie, poiché le considerano come un mezzo di somma importanza affinché le creature si conformino definitivamente alla realtà spirituale.

La profezia, come diceva Paolo di Tarso, è l’invito anticipato affinché l’uomo-spirito” si liberi dalla schiavitù dell’’’uomo-carne’’ e dalle sensazioni provvisorie. In continuazione Dio vi invia grandi “missionari del futuro” che discendono dai cieli per dimostrarvi che le apparenti contraddizioni dei vaticini nascondono importanti messaggi sulle realizzazioni future.

Coloro che ammettono solamente la realtà degli avvenimenti sotto l’esclusivismo delle sperimentazioni scientifiche e condannano i profeti come (esseri) inutili, non hanno ancora raggiunto la sponda ipersensibile del sesto senso, che sarà una facoltà normale al termine del Terzo Millennio.

Confondono l’assenza di un senso, che gli farebbe percepire il messaggio profetico, con il puro intellettualismo del mondo delle forme, che li fa diventare ripetitori incessanti di ciò che è stato manifestato da altri.

Per limitare il valore profetico, accumulano prove attraverso la precarietà dei cinque sensi; allo stesso tempo, le scoperte si ripetono e le leggi in uso si modificano a ogni passo.

Invocano elevate conoscenze per la puntualizzazione degli avvenimenti profetizzati, che furono tracciati nei cieli e paradossalmente falliscono nella loro applicazione spirituale sulla Terra.

D: Non crede, allora, nel carattere, nel positivismo e nello sforzo progressivo della scienza di questo mondo?
Ramatìs: Riconosco la necessità delle sperimentazioni scientifiche, basate sui concetti del prima sapere, per poi credere; mi riferisco al millenario scetticismo dei vostri scienziati, che, come uomini dall’intelligenza positiva, sottovalutano i nuovi messaggi, invece che disprezzare la loro stessa scienza accademica.

Di solito, la scoperta sensazionale o la soluzione scientifica, che accende entusiasmi accademici, già era conosciuta dal profeta o dal mistico, che la “sentiva” nella parte più intima della sua anima, prima della sua apparizione scientifica, sotto il complesso apparato da laboratorio.

Il deriso magnetismo di Mesmer fu più tardi “scoperto per la seconda volta” dalla scienza ufficiale, che gli diede il nobile nome di “effluvi odici”, che fu possibile fotografare su lastre sensibili. Anticamente la telepatia era considerata come una suggestione infantile; oggi è rispettata, naturalmente, sotto il battesimo scientifico di “onde micro-corte” cerebrali, familiari agli apparati scopritori di bugie e i cosiddetti “elettroencefalografi”.

L’antica alchimia, che produceva oro, fu considerata roba da ciarlatani e da streghe; invece, anche la scienza terrena sostituisce le sue teorie e modifica i suoi calcoli definitivi, fabbrica attualmente perle sintetiche, oro artificiale e prova composizioni di pietre preziose in relazione a quelle vere.

Innumerevoli volte, la scientificità diventa persino antiscientifica, poiché non è strano osservare come gli scienziati evitino lo studio dei fatti in maniera deliberata, mentre molti di loro esigono la buona fede iniziale persino dei saggi. Lo scetticismo è in realtà il responsabile della lunga serie di sconfitte della vostra scienza, paradossalmente ritenuta “la meglio informata”.

Idee proposte, semplici invenzioni e sensate teorie sono state condannate a priori proprio dall’accademismo ufficiale, prese come cose aberranti e infantili, per essere celebrate più tardi da parte di altri scienziati studiosi dei fenomeni della vita.

D: In base alla gelosia, che può logicamente essere provocata dalle sue affermazioni, non ci potrebbe dare qualche prova concreta di questo procedimento antiscientifico di alcuni scienziati del nostro mondo?
Ramatis: Il famoso Magendie negò la possibilità dell’anestesia chirurgica; tutti i membri delle accademie dell’epoca di Pasteur negavano l’azione dei microbi nelle patologie; Bouillaud dichiarò che la “telefonia” non era che “ventrilochia”; Lavoisier, il chimico per eccellenza e noto scienziato, negò che cadessero pietre dal cielo, come narrava la Bibbia: ciò che più tardi proprio la scienza riconobbe come caduta di meteoriti.

La stessa Accademia Francese delle Scienze, nel 1875, proibì che si trattasse un argomento così ridicolo. L’idea che l’acqua potesse elevarsi, per mezzo di tubi, verso luoghi più alti fu considerata una vera follia dal famoso P.S. Girard, che non sospettava la scoperta delle attuali pompe idroelettriche e ancora manuali, che elevano l’acqua a grandi altezze.

La scienza si divertì moltissimo quando il dottor Dunlop concepì l’idea di gonfiare con aria le ruote di gomma, cosa che, per vergogna della cultura positivista di quel tempo, consacrò il suo autore nell’industria dei pneumatici moderni.

Muller, dalla indiscutibile cultura scientifica, negò che si potesse misurare la velocità della corrente nervosa; i più accreditati medici del mondo rimasero indignati quando Harvey assicurò di aver scoperto la circolazione sanguigna; quando Semmelweis diagnosticò che la febbre “puerperale” era di origine infettiva, medici e studiosi, per burlarsi di lui, si lavavano a lungo le mani prima di trattare le partorienti.

E sparirono, per fortuna, queste abitudini antiscientifiche tra i vostri scienziati, che continuano a sorridere con aria di superiorità di fronte all’evidenza dei fenomeni spirituali, delle comunicazioni tra i morti e i vivi, delle ossessioni, e ancora non riescono a concepire il processo logico e sensato della reincarnazione.

Poche affermazioni, nel vostro mondo, sono state ascoltate da parte dei vostri scienziati di fronte ai casi di teratologia, dichiarando che le loro esposizioni sono solamente una semplice associazione di idee. La verità, invece, è che questa disposizione che hanno di aggrapparsi ai cosiddetti principi scientifici non è altro che un’ingenua simulazione dello scetticismo accademico, incapace di “sentire” ciò che poi da percepito diventa comune e assimilabile a qualsiasi mentalità limitata.

D: Molti scienziati sottovalutano le profezie, affermando che l’esattezza degli avvenimenti profetizzati è una tardiva coincidenza con le leggi naturali. Cosa ci può dire in proposito?
Ramatis: Sarebbe impossibile giudicare avvenimenti che sfuggono alla nozione dello spazio e del tempo, se vi valete di principi comuni, che governano il meccanismo provvisorio del mondo materiale.

Il profeta, di fronte alla difficoltà di descrivere secondo la morfologia umana gli eventi che ha previsto in altre dimensioni, sconosciute a voi, si vede obbligato a servirsi dei simboli affinché possano essere considerati o interpretati alla lettera dagli scienziati ignoranti dell’argomento, che li prendono come se fossero gli stessi avvenimenti.

Nel secolo passato, chiunque affermasse di aver visto barche o carovane che volavano tra le nuvole, sarebbe stato considerato un folle; ora in questo secolo, le “barche” realmente volano, nella figura degli idrovolanti, e le carovane solcano i cieli, sotto forma di gigantesche “aeronavi”; confermando le profezie del passato.

La barca volante, che non dovrebbe interpretarsi alla lettera, fu l’immagine che il profeta trovò più appropriata, a quell’epoca, per poter spiegare la sua profezia. Avrebbero dovuto interpretare lo spirito della parola e non la parola dello spirito del profeta. Il dono di profetizzare ha una caratteristica terminologica, un vero linguaggio iniziatico, come esiste nella scienza terrena, che si serve anche di simboli o nomenclatura classica per la più rapida comprensione tra gli studiosi e la stessa scienza.

La simbologia della stessa chimica, la terminologia medica o il linguaggio massonico sono compresi perfettamente dai loro “cultori” e suscitano a volte sfiducia nei profani, e proprio in certi scienziati che parlano delle inesattezze delle profezie. Il giudizio che sottovaluta la profezia proviene dalle interpretazioni premature, nel non comprenderle, considerando l’involucro come se fosse il contenuto.

L’etichetta brillante non garantisce l’esistenza del vino puro nella bottiglia, né l’etichetta illeggibile indica l’impurità del liquido. Coloro che realmente sanno interpretare il simbolismo delle predizioni di valore si burlano dell’ingenuità della vostra scienza quando pretende di estrarre ridicole illazioni sugli involucri transitori delle profezie.

D: Potrebbe essere possibile che le profezie bibliche, come quelle di Isaia e Nostradamus, posseggano simbolismi cabalistici della sfera spirituale, senza alcuna connessione con gli avvenimenti tragici e materiali della “fine del mondo”, che sembra smentire la regolarità delle leggi astronomiche conosciute?
Ramatis: Già avete la prova definitiva del fatto che non esistono “miracoli” che deroghino alle leggi di Dio. Pertanto, è ovvio manifestare che i principi che reggono i fenomeni della vita siano esistiti molto prima che la scienza umana li consacrasse o classificasse accademicamente.

La cosa più insolita e aberrante per il vostro intendimento possono essere avvenimenti reali, sottoposti a principi logici che derivano dalla Legge Maggiore. Quando gli antichi scienziati difendevano la teoria secondo la quale la Terra era simile a un piano livellato poggiato su colonne che dovevano perdersi nelle profondità, sotto i piedi dell’umanità, sarebbe stato considerato stupido colui che avesse osato affermare che la Terra era un globo che girava intorno al Sole e su sé stesso.

Se le leggi conosciute creavano appoggi siderei per sostenere il mondo piatto, come potrebbe comprendersi la legge che sostiene la gigantesca sfera che ruota nello spazio?

Quanti scienziati consigliarono a Colombo di rinunciare alla sua temeraria idea, avvertendolo che avrebbe finito col cadere con le sue navi all’altro lato dei mari, dove le acque precipitavano in agitate e gigantesche cascate!

I fenomeni straordinari devono sorgere prima di essere classificati nelle leggi attuali, questo è indubitabile; però il merito non spetta al “visto” accademico, per Il fatto di aver scoperto le leggi, ma certamente a coloro che con anticipo “sentirono” il fenomeno nel suo campo imponderabile, rivelato tacitamente in senso più alto, in un’ipersensibilità che supera la ricettività comune degli esseri umani.

Colombo scoprì l’America perché la “sentì” prima; Edison fu tenace e riuscì a stabilire la scientificità della Luce poiché la percepì innanzitutto nel suo campo psichico; Palissy bruciò i mobili e l’appartamento della sua famiglia e fu ritenuto folle poiché “sentiva” in sé stesso che la porcellana era una realtà che intuiva la sua anima.

Questi messaggi, basati sui profeti biblici o su quelli moderni, possono suscitare dubbi o sarcasmo, poiché la scienza terrena ancora non può scorgere le leggi che governano i fenomeni annunciati. Quando sarà sollevato il “Velo di Isis” (Iside), che in parte crea difficoltà alla piena identificazione dei fatti, gli scienziati daranno il loro “beneplacito” ai nostri racconti. Finirà la sfiducia di fronte alle cosiddette aberrazioni astronomiche, mentre gli scienziati cercheranno d’invocare “diritti riservati” per le scoperte sorprendenti.

Per quale motivo, una volta realizzatisi gli avvenimenti profetizzati, gli studiosi dell’argomento lo identificano sensatamente? Abbiamo notato che man mano che la scienza ufficiale conferma le scoperte scientifiche, gli interpreti delle profezie apportano prove materiali e ne spiegano la logica.

D: Questa maniera di verificarle sui fatti già accaduti sembrerebbe sottovalutare le predizioni. Non è vero?
Ramatis: Le profezie sono racconti di avvenimenti che superano i secoli e si concretizzano sotto aspetti materiali diversi da quelli che comunemente erano conosciuti all’epoca della predizione. Il profeta apprende lo spirito delle cose che dovranno venire, però ignora le immagini reali che prenderanno nel futuro, quando si presenteranno materializzate alla luce del mondo fisico.

Le predizioni, essendo estemporanee, si presentano deformate, perché il loro involucro esteriore è provvisorio e comparativo.

Man mano che il tempo trascorre, gli studiosi interpretano meglio la profezia e si avvicinano ogni volta di più alla sua vera espressione, attraverso questi discutibili “aggiustamenti” ai quali vi riferireste, che sono collocati gradualmente dalla stessa scienza nella scala profetica.

Nell’esempio che ho citato precedentemente, dove il profeta afferma che la “barca volerebbe”, poiché non sapeva descrivere l’immagine dell’idrovolante in quell’epoca tanto remota, osserverete che la profezia cominciò a suscitare interesse appena gli uomini concepirono la possibilità di volare con materiali più pesanti dell’aria.

Le scoperte progressive della stessa scienza ufficiale materializzano gradualmente lo spirito geniale ed esatto della profezia. Se vi sono indiscutibili meriti nelle scoperte scientifiche, che spiegano le profezie attraverso le leggi naturali, è opportuno allora non dimenticare che i profeti inevitabilmente prevedono genialmente questi fatti sotto (forma di) figure incomprensibili per l’epoca delle loro predizioni.

Questi “aggiustamenti” scientifici non annullano lo spirito della profezia, ma la realizzano sensatamente nel mondo esteriore. Quando si è fatto riferimento in questo messaggio alla presenza di un astro “intruso” che realizzerà l’”aspirazione” di quelli alla sinistra” di Cristo la scienza sottovalutò queste asserzioni, configurando nella sua mente un mostruoso globo magnetico, nelle vicinanze della Terra, che succhiava avidamente, attraverso gigantesche ventose, gli infelici uomini indisciplinati.

Invece, descrivo secondo il tempo e lo spazio del vostro pianeta la figura dinamica del fenomeno che attende Il suo “accordo” alle leggi ed energie che sono ancora sconosciute a VOI. Man mano che trascorrono i giorni nel calendario terrestre proprio la scienza vi offrirà le prove degli “accordi” che riveleranno soddisfacentemente lo spirito dell’astro “intruso”.

La profezia, allora sarà compresa dalla scienza accademica, così come riconobbe l’idrovolante con i suoi galleggianti, per scendere nelle tranquille baie, rivelando la configurazione dell’inconcepibile e profetica barca volante”.

D: Ci potrebbe dare un esempio concreto, nel presente, per poter apprezzare meglio le profezie?
Ramatis: Immaginate cosa succederebbe se mettessimo al centro della vostra metropoli uno “zulù’’, abitante di una misera capanna, con i suoi canti e il suo senso musicale, che non vanno aldilà delle grida stridenti accompagnate dal monotono “tam-tam delle notti di luna.

A quali mezzi il selvaggio dovrebbe appellarsi per poter descrivere alla sua tribù gli aspetti del “comfort” moderno, dell’arte e la scienza dei civili?

Come descriverebbe ai suoi compagni la baraonda assordante dei rumori della strada, continuamente transitata; la strana molteplicità dei colorati vestiti della gente: la moda eccentrica che ritaglia le sagome umane nei capricci più sfacciati; gli alti edifici di marmo o ceramica multicolore?

Come riprodurre nella mente degli altri zulù le lussuose vetrate: le insegne luminose, l’incanto della cinematografia, la televisione; la musica incantatrice di Bach o il vortice sinfonico di Wagner; le pitture “edeniche” di Raffaello o gli acquerelli dei più insigni pittori; gli individui femminili, mori o biondi, superbi e belli, in opposizione alle donne grasse e maleodoranti che vivono in capanne puzzolenti?

Come descriveranno le vistose e rapidissime automobili senza paragonarle alle immagini di piroghe su ruote? I grattacieli sarebbero spiegati come se fossero decine di capanne messe una sopra l’altra, e le luci policrome, dai riflessi mobili, allo sfumare sull’asfalto umido delle strade, sarebbero paragonate al brillare delle lucerne o con fiaccole di resina che disperdono grande fumo.

Lo stordito selvaggio non riuscirebbe a trasmettere ai suoi contemporanei la squisita sensazione dei fragranti profumi delle belle donne se li paragonasse al disgustoso sudore delle donne zulù. La purezza spirituale della musica di Mozart e l’acuta tristezza di Chopin non avrebbero imitazioni nei suoni inespressivi dei tamburi di cuoio crudo.

E ancora, questo zulù avrebbe più successo nei suoi racconti, poiché nel riferire le cose strane alla sua tribù conterebbe su immagini del suo stesso mondo; invece, il profeta oltre a percepire il futuro, deve tradurre per il mondo materiale ciò che sfugge ai sensi comuni nel tempo e nello spazio concettuale.

D: Ci sembra che questo simbolismo sconosciuto serva solamente a creare difficoltà all’interpretazione scientifica delle profezie, suscitando così la sfiducia circa altre profezie ancora non compiute. Non è così?
Ramatis: Ricordatevi della meteorologia terrestre, scienza positiva che si basa sui fenomeni comuni dell’umidità e della pressione atmosferica.

Anch’essa ripete contraddizioni nelle sue predizioni. Innumerevoli volte annuncia “tempo secco e buono” o “leggero venticello” nel suo linguaggio peculiare e pittoresco, e con spavento dei suoi “ammiratori”, che hanno fiducia nelle sue predizioni scientifiche, dal cielo si scaricano piogge torrenziali e i leggeri venticelli si trasformano in “venti ciclonici che soffiano da Ovest” … Invece, nonostante tali errori dimostrati in uno dei campi di facile verifica scientifica, la gente continua ad aver fiducia nelle sue previsioni sul futuro stato dell’atmosfera.

La profezia appartiene ancora a una sfera delicata e incompresa dalla maggioranza dei suoi interpreti, così come la meteorologia non è “avallata” da coloro che ancora non conoscono il suo vero valore.

D: È possibile che alcuni uomini di scienza siano stati o siano profeti?
Ramatis: Molti scienziati che detesterebbero la qualifica di profeti realizzarono i loro lavori sotto vere ispirazioni profetiche. Sebbene si ritenessero dotati di sesto senso o di una super coscienza”, si trattava di una facoltà segnatamente profetica che li orientava nelle soluzioni scientifiche o faceva prevedere loro la scoperta, per il bene umano.

Colombo fu un vero profeta nel prevedere l’esistenza del “Nuovo Mondo”; Santos Dumond sarebbe fallito se non si fosse ostinato nel cercare qualcosa di più leggero dell’aria, ostinazione che era profetica.

In realtà, i sapienti come Lake, Mesmer, Da Vinci, Marconi, Bacon, Einstein, Edison e altri concretizzarono nel campo oggettivo del vostro mondo quello che già avevano previsto, senza alcun dubbio, nella sfera pura dell’intuizione profetica.

D: Non potrebbe fare qualche esempio per illustrare ancora meglio le sue considerazioni, dimostrando che il simbolismo nella profezia coinvolge avvenimenti logici e scientifici?
Ramatis: Quando Giovanni Evangelista profetizzò che alla fine dei tempi gli uccelli di acciaio avrebbero deposto uova di fuoco, fu vittima anche dell’ironia scientifica dell’epoca e ritenuto un profeta folle. Si riteneva la sua profezia come un’aberrazione che era incompatibile con il senso logico, di fronte all’idea assurda che gli uccelli di acciaio volassero e deponessero uova di fuoco.

Oggi, nello scenario dei vostri cieli, come ben predice il profeta, gli uccelli profetizzati stanno volando sotto forma di aerei d’acciaio e depongono uova di fuoco, vere e proprie bombe incendiarie. Ezechiele, sulla riva del fiume Chebar, prima di Cristo, profetizzò in sintesi che animali splendenti, color ambra e turchese, sarebbero volati tra nubi di fuoco; principi di Pace, avrebbero marciato per le strade del cielo, con lo scopo di aiutare l’uomo della Terra.

Queste predizioni, per essere così meravigliose, provocarono grande gelosia e proteste da parte della scienza accademica di quell’epoca: invece, le navi interplanetarie con i loro campi radioattivi e splendenti, equipaggiate dai Principi di Pace che abitano su altri pianeti, marciano per la “strade del cielo” e non tarderanno nel dimostrare che il visionario Ezechiele aveva proprio ragione più di duemila anni fa quando profetizzava questi avvenimenti per il vostro secolo.

La terribile bestia di porpora (i poteri indisciplinati) che Giovanni Evangelista intuì nell’ Apocalisse già realizza i suoi prodigi e suggestiona le masse ignoranti, andando nei governi corrotti schiavizzando il sacerdozio, promuovendo la ricerca incessante dell’oro e l’alleanza con il potere del mondo di Cesare.

Le fiamme che scenderanno dai cieli, alla vista dell’uomo, già le conoscete nella figura di giganteschi funghi di fuoco, con le loro radiazioni mortali, che sorgono dopo l’esplosione delle bombe atomiche.

Nel XVII secolo il monaco Johannes profetizzò che “l’aquila nera avrebbe attaccato il gallo e gli avrebbe strappato molte piume, ma sarebbe stata sconfitta dall’aquila bianca, che sarebbe venuta dal mare e anche dall’orso polare, venuto da terra; che il leopardo con le sue zampe e il gallo con il suo “sperone” sarebbero andati fino a casa sua e lì lo avrebbero liquidato”.

Era naturale che questa profezia non soddisfacesse gli esegeti e zoologi dell’epoca, che non guardavano con occhi molto buoni la discordanza insensata di questi animali e volatili mostruosi, che venivano da regioni diverse tra loro, per battersi in giganteschi combattimenti intercontinentali.

Però il profeta si riferiva simbolicamente alle tradizioni nazionali ed etnologiche dei popoli belligeranti dell’ultima guerra. La profezia si realizzò integralmente. Vediamo: “l’aquila nera”, che è l’insegna pittoresca del popolo tedesco, in verità attaccò il “gallo”, ossia la Gallia (Francia) le “strappò molte piume”, rappresentate dai saccheggi, però dopo fu sconfitta nella sua stessa casa dal “leopardo” (simbolo dell’Inghilterra), dall’“aquila bianca” (che rappresenta gli Stati Uniti), venuta dal mare, e dall’“orso delle steppe”, venuto da terra (simbolo della Russia).

Il monaco Johannes, nonostante fosse stato deriso in questa occasione per la sua profezia, si rivelò geniale e logico relativamente al simbolismo impiegato, e confermò ancora una volta che la voce della profezia è anche la voce di Dio.

Questa profezia trova anche il suo equivalente nella metà del secolo XV, quando Madre Shipton, nello Yorkshire, predice in una certa strofa: “E Stato contro Stato, in combattimento furioso, tenteranno di togliersi la vita; ma quando il Nord separerà il Sud, un’aquila andrà fino alla bocca del leone”.

Considerando ancora una volta l’aquila bianca come simbolo degli Stati Uniti, sarebbe dovuta andare fino alla bocca del leone, così come fu nell’ultima invasione della Germania.

Con la genialità dei simboli si nascondono grandi verità. La sfinge, per esempio, si presenta con una testa di donna, corpo di toro, artigli di leone e ali d’aquila, cosa che dà l’idea di una mostruosità; nonostante ciò, è una rappresentazione perfetta, ma simbolica, delle passioni umane analoghe agli istinti di questi animali.

D: L’evoluzione spirituale nei mondi materiali reclama la necessità assoluta di profeti affinché si raccontino gli avvenimenti futuri? Ci sembra che la profezia sia qualcosa di cui si può fare a meno, poiché non vediamo in essa un senso utilitario o dottrinario capace di realizzare riforme concrete con un semplice enunciato. Cosa ci può dire in proposito?
Ramatis: Queste vostre conclusioni sono precipitose, perché analizzate, nella precarietà di un’esistenza umana, eventi che si concretizzano solamente con il passare dei secoli. Le profezie rappresentano, dal punto di vista iniziatico, nello scenario umano, i tratti fondamentali degli avvenimenti futuri, precedentemente determinati dai Costruttori dei Mondi, sul Piano Generale.

I popoli che costituiscono le umanità ripetono continuamente il loro pellegrinaggio sotto nuovi abbigliamenti storici, più evoluti ma con le stesse caratteristiche che già hanno vissuto i loro predecessori.

I grandi movimenti liturgici e i riti solari, coltivati dagli atlanti, aztechi e incas; il culto dei morti, che gli egizi professavano nelle colossali piramidi, che si perpetuano fino a oggi nei sontuosi mausolei con cui i miliardari terrestri attenuano i loro rimorsi con i loro parenti disincarnati.

Il fasto, il potere e il fiorire di Babilonia, Alessandria, le civiltà assire e caldee, ebbero nella Roma imperiale la loro riproduzione approssimativa; le meraviglie del passato, come i giardini pensili di Babilonia, il faro di Alessandria o il colosso di Rodi trovano i loro simili nelle gigantesche riproduzioni, ponti e canali della vostra civiltà moderna.

I tubi di cemento e acciaio denominati “grattacieli”, che ospitano migliaia di creature, separate da diverse lingue, abitudini e razze, sono in realtà le nuove torri di Babele del XX secolo. Le truppe sanguinarie sotto il comando di Hitler distrussero civiltà pacifiche, per la gloria effimera della conquista umana ed ebbero i loro precursori nella barbarie di Attila sul fronte degli unni.

Ogni civiltà, sotto vestiti differenti, “pseudo” moderni, continua a ripetere con aspetti più o meno coscienti, più estetici o più scientifici, gli stessi vandalismi dei popoli già estinti. Le celebri colonie nudiste, per le quali si invocano alte ragioni di igiene ed estetica corporea, sublimano appena i gusti atavici ed estetici della nudità delle tribù primitive.

I magnifici cavalli di razza pura, originari dell’Arabia, adornati d’oro e argento, che erano la delizia dei nobili del passato, si esaltano attualmente nella figura ostentata delle carissime e lussuose automobili, che trasportano i “selvaggi civilizzati”. Le erbe che il capo masticava o fumava si trasformano adesso in vistosi sigari avana che si bruciano o masticano con la saliva e la respirazione ansimante dei felici padroni di libretti di assegni.

D: Intanto si verifica un accentuato progresso in ciò che l’Umanità ripete sotto le forme moderne, non è vero?
Ramatis: Sì, però il progresso spirituale resta atrofizzato in virtù della viziosa ed epicurea sublimazione delle vecchie e indisciplinate abitudini del passato.

I sanguinosi festini di carne umana che accompagnavano le rumorose feste primitive dei selvaggi, ubriachi di miglio fermentato, sono superati attualmente dai banchetti “carnivori” con maiali, montoni e fagiani adornati con ciò che solitamente suscita ai politici felici emozioni gastronomiche, mescolandole con alcol mascherato, come il carissimo champagne e i whisky ubriacanti dalle etichette accattivanti.

Mentre i selvaggi sudavano da tutti i pori, tra grida e lamenti isterici, i “convitati” moderni traspirano sotto il vestito di rigore, stringendosi le mani o applaudendo nella prodigalità degli elogi i loro anfitrioni favoriti dalla sorte.

Gli antichi circhi romani, di feroci gladiatori e cristiani insanguinati, trovano ancora oggi sul “ring” brutale o sui campi di calcio indisciplinato la somiglianza e la sublimazione compensatrice della crudele disarmonia interiore.

I templi moderni, lussuosi, pieni di idoli scolpiti su commissione, superano il fasto e la sontuosità tipici del passato paganesimo, rimanendo come residui del culto a Giove, Diana, Minerva e Venere o degli dei feroci del politeismo antico quando Moloch imperava assetato di sangue.

Le melodrammatiche file di fidanzati che caratterizzavano le abitudini tradizionali di certi popoli, alla vigilia del festoso matrimonio, si ripetono attualmente con veicoli carissimi e lussuosi che accompagnano velocemente la ridente coppia recentemente costituita.

Alcune pompose monarchie, che esistono ancora sulla Terra, copiano rigorosamente il gusto infantile degli antichi selvaggi nei vivi colori delle diverse stampe dei loro “burleschi” abiti, che usano nelle loro cerimonie, molto in sintonia con quelli primitivi.

I pendenti dorati, i galloni vistosi e i mantelli pieni di insegne principesche, che gli esseri indossano melodrammaticamente, sono ancora la sublimazione del fasto degli ultimi faraoni o re assiri, tempi nei quali il bottone mal lucidato sulla camicia del signore era un crimine condannabile con la morte dell’infelice schiavo negligente.

D: Come può sapere il profeta che le continue ripetizioni di emozioni e capricci di altre epoche influiscono nei cambiamenti del nostro mondo? La negligenza di alcuni popoli del passato non autorizza a pensare alla possibilità di un disordine generale sulla Terra?
Ramatis: Il profeta attento, con l’aiuto dall’ Alto e la conferma astrologica dei fatti già accaduti, prevede con successo le mutazioni possibili nella psicologia della futura umanità. Verifica quindi, che siano solo gli scenari fisici a offrire modifiche importanti, perché i gruppi umani vivono a somiglianza del passato.

Meditando sulle catastrofi di Babilonia, Sodoma, Gomorra e Pompei come vere e proprie fini di mondi locali, i profeti verificano che tutti i popoli siano portatori di una certa dose di negligenza, che può svilupparsi pericolosamente grazie alla facilità delle comunicazioni, la cui velocità si è accresciuta attraverso i secoli.

Lo scambio umano, sempre più grande, finisce con l’intrecciare e sovreccitare con più facilità i popoli tra loro, e favorendo le tappe di saturazione collettiva, globale, come quella che nel presente SI estende alla vostra umanità. Quasi tutti i sacerdoti e maestri religiosi affermano che i tempi giunsero, come se fossero legati alle stesse fonti di informazione siderale.

Protestanti, cattolici, spiritualisti, teosofi e perfino gli iniziati, con studi complessi, ricordano costantemente questo avvertimento profetico.

D: Quale ragione identifica questa varietà di visioni?
Ramatis: Perché la fonte su cui tutti si basano è la stessa, dunque, l’anima umana è la portatrice della rivelazione. La profezia manifesta verso il campo della coscienza comune quello che palpita con profonda veemenza nell’intimità dello spirito, il quale conosce ciò che è stabilito nella modificazione graduale dei mondi fisici.

Oltre a essere un avvertimento importante, la profezia è, prima di tutto: un invito emotivo sul piano fisico per coloro che sul piano dei disincarnati assunsero severi compromessi per lavorare con l’amministrazione siderale, e devono collocarsi tra “i pochi scelti tra i molti chiamati”.

Come spiriti immortali, conoscono oggettivamente tutti gli avvenimenti importanti che devono succedere sul vostro pianeta. Questo è uno dei motivi per i quali attualmente si riuniscono anime decise, valorose e legate allo stesso ideale cristico, ansiose di soccorrere i malati per le passioni inferiori.

Mentre accade ciò, quelli dalle “orecchie giovani” danzano e ridono, soggiogati dalle seduzioni deprimenti del mondo e sottovalutano la profezia e la correzione spirituale che si approssima rapidamente. Spetta ai profeti risvegliare i responsabili delle future rotte spirituali della civiltà sopravvissuta, prefissando luoghi sicuri affinché siano preservati i registri storici della vita umana trascorsa.

Grazie alla fiducia che fu concessa ai profeti dagli antichi maestri Lemuriani, Atlantidei, Semuriani, Incas e Aztechi si poterono preservare sulle alte cime i documenti iniziatici delle loro “conquiste” spirituali. Principalmente i sacerdoti Atlantidei, obbedendo alla voce della profezia, conservarono i loro racconti spirituali, millenari, sui monti che sorgevano nell’ oceano adiacente, come le catene dell’Himalaya e delle Ande, a causa dell’immersione del “Grande Continente”.

Nei santuari e rovine di queste cordigliere, una considerevole parte della vecchia documentazione storica di Atlantide sarà opportunamente conosciuta dall’umanità profana.

Nei templi delle regioni inaccessibili ai profani si custodivano i “Racconti del Ciclo dell’Oro” e il “Libro di Ra”, del culto al Sole, degli Atlantidei; gli “Appunti della Ruota” e le pittoresche versioni di “Planuh”, il lemuriano, e le “Parole Sagge di Schi-Ramat”, il pellegrino delle colline dorate, mentre sulla cima delle Ande si conservano i racconti dei maya, dove si evidenziano la “Rivelazione della Legge della Cabala”, “La fonte delle Vibrazioni Divine” e soprattutto “La Visione del Grande Mondo Mentale”.

D: Come possono i profeti predire il futuro?
Ramatis: Valendosi della loro natura psicofisica più sottile, che permette loro maggiore portata extracorporea, inclusa la loro eccellente percezione cerebrale nella sfera dell’etere “rifrattore”, sul cui piano si realizza il registro della memoria della Natura.

In alcuni casi, come in quello di Giovanni Evangelista, Daniele ed Ezechiele, le Guide Siderali riassumono gli avvenimenti futuri sintetizzandoli nel campo etereo-astrale dei profeti, che vivono in loro stessi questi fatti.

Poiché non li possono descrivere nel linguaggio preteso dalla scienza accademica, li avvolgono ceti figure allegoriche che ricordano meglio lo spirito della predizione. È per questo che Giovanni Evangelista menziona il sangue, come simbolo dell’istinto animale; la porpora, come i poteri aristocratici del mondo; il dragone, come la violenza e la brutalità della materia; il serpente, come l’astuzia, la perfidia, la tentazione umana, e la bestia, come il disordine smisurato.

Il profeta è normalmente una creatura dotata di un sorprendente sistema di “chakra” ben sviluppati e abbastanza luminosi, sotto forma di centri di forze distribuite dalla periferia del corpo eterico, che è l’intermediario tra il piano invisibile e quello fisico.

Nei registri “Akashici” dell’etere cosmico “si registra” dalla caduta di una foglia fino alla nascita ed estinzione di una galassia, compresi i programmi e dettagli futuri elaborati dagli Architetti del Cosmo; i profeti si pongono in contatto con queste matrici eteriche e portano fino allo stato di “veglia”, grazie ai loro rapidissimi “chakra”, gli eventi che ancora si trovano fuori del concetto di spazio e di tempo.

D: Ci potrebbe fare un esempio più oggettivo, sebbene approssimativo, per poter comprendere meglio le sue delucidazioni precedenti?
RamatIs: Se foste collocati dall’alto di una torre e osservaste due veicoli che salgono velocemente per le salite in senso opposto, potreste profetizzare con sicurezza un inevitabile scontro tra i due sulla cima della collina. Invece, i conducenti dei veicoli percepiranno l’incidente solamente nel momento in cui si verificherà.

Essi resterebbero estremamente sorpresi nel sapere che non ignoravate lo scontro prima   che succedesse. La posizione strategica è quella che vi portò a conoscere questo avvenimento, per il fatto di trovarvi dall’ alto della torre, dominando anticipatamente il fatto, che dunque sarebbe accaduto in futuro.

I profeti oltrepassano la sfera comune della routine umana e osservano nella matematica sequenza dei piani siderali le cause esatte degli avvenimenti che si riproducono nel futuro. 

Tratto da:
“Le grandi profezie sul futuro dell’Umanità” di Amadeus Volben, Edizioni Mediterranee

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