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L’origine e il divenire dell’Uomo

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Vi fu un tempo, centinaia di migliaia di anni fa, in cui la Terra non assomigliava affatto a ciò che è ora, vi fu un tempo in cui gli uomini riuscirono ad elevare il loro spirito e la loro coscienza al punto di edificare in diverse epoche civiltà grandiose ed imponenti, spiritualmente elevate e tecnologicamente avanzatissime.
Ma l’uomo del XXI° secolo crede di essere “troppo intelligente” e “troppo evoluto” per dar credito e fondamento a quello che definisce solo leggende. In realtà, nel corso del tempo, l’essere umano ha perso la misura di ciò che è veramente ed oggi si ricorda solo della dimensione più ristretta, più misera, quella più ridicolmente piccola. Continuando a credersi fatto solo di sostanza materiale, dando importanza solo al suo corpo fisico egli non riesce a vedere oltre, non riesce a scorgere la sua luce immortale.

E’ indispensabile che l’uomo ritrovi le sue vere origini per comprendere chi è, e a cosa è destinato. Bisogna che risalga lungo i millenni, sulle tracce del suo vero passato; l’era delle divagazioni antropologiche politico-filosofiche e delle religioni deviate sta finendo. La confusione che l’uomo coltiva da così tanto tempo è giunta adesso all’inizio del nuovo secolo al culmine. E’ arrivato ormai il momento che l’uomo si interessi maggiormente alle questioni dello Spirito, dell’origine e del divenire dell’uomo.
Spesso parlando di Spirito, si finisce inevitabilmente con l’affrontare il tema delle religioni.

In Verità non vi è religione, o setta, o gruppo di studi esoterico, che possa onestamente fregiarsi d’essere il solo rappresentante della Verità sulla Terra: non bisogna mai perder di vista il fatto che ogni religione, ogni credenza, è nata in una data epoca, in funzione dello sviluppo spirituale proprio di quell’epoca, in funzione delle caratteristiche proprie della razza che l’ha vista nascere, in funzione della situazione geografica, del clima… Probabilmente molti credenti, a qualsiasi religione appartengano, ne saranno scandalizzati: ma questa è la verità.

Una religione è sempre e solo una religione; fornisce una norma di vita spirituale ad un popolo intero ma non norma di vita ideale in senso assoluto.
Se è necessario tenere in esercizio il corpo fisico, è altrettanto indispensabile per il corpo spirituale avere una disciplina; molti popoli, molti sacerdoti di tutti i credi hanno dimenticato il significato esatto e l’origine del loro rituale religioso. Infatti, che cos’è, in fondo, un rituale, se non un modo per entrare di nuovo in contatto con le entità che popolano l’universo delle Spirito?

Non a caso, nel corso di un rito, si chiede di assumere una certa posizione o di pronunciare una certa frase; non a caso il celebrante indossa una veste d’un certo colore e non di un altro… Quando un’abitudine si fonda su decisioni arbitrarie la si può rimettere in discussione, ma la cosa è ben diversa se essa si fonda su leggi universali. Prendiamo un esempio semplicissimo e ben noto: in molte religioni di tutto il mondo, anche se soprattutto nel Cristianesimo, le mani giunte sono un gesto di preghiera. Questo non è un atteggiamento convenzionale! Il congiungere le mani mette in atto nel corpo umano un fenomeno fisico, concentrando nel corpo tutta l’energia che quest’ultimo produce.

La Cristianità intera, che così poco sa delle altre religioni, ignora che già i Sumeri giungevano le mani con lo scopo di ottenere una religiosa concentrazione… Qualcuno obietterà forse che le mani non si congiungono allo stesso modo, ma poco importa, giacché il principio è identico.
E’ molto importante ricordare che quasi tutte le religioni inizialmente nella loro reale matrice, contemplavano e istruivano i popoli sulla la legge della reincarnazione; infatti quasi tutte nei loro testi sacri parlano in un modo o in un altro il concetto di “caduta”.

La caduta implica un movimento dall’alto verso il basso, ossia da Dio verso ciò che è lontano da Dio, dalla luce verso le tenebre, dal più verso il meno; vale a dire che ciò che è Spirito diviene, in questo processo, Materia più o meno densa a seconda del livello di percorso a cui si trova per tornare all’origine.
E’ in questo modo che si può descrivere il sistema di funzionamento di tutto il Cosmo.

Affinché vi sia vita bisogna che vi sia movimento e, perché questo movimento sia continuo, bisogna che ci sia un’oscillazione oppure un movimento circolare.
Ecco perché in molte religioni veniva usato in passato e tramandato fino ad oggi il simbolo del cerchio.
La nozione di bene suppone quella di male, così come il positivo suppone il negativo; c’è quindi, nell’universo una corrente ciclica che circola da una tendenza all’altra e viceversa. Essa è il motore universale del creato, la fonte stessa di quest’universo.

Andando dall’India all’America Centrale, passando per tutti i Paesi del mondo, si può trovare ovunque il simbolo del serpente arrotolato su se stesso, nell’atto di mordersi la coda. Ecco, esso simboleggia appunto la forza universale e ciclica in movimento, dove la testa, con la bocca aperta, crea un vuoto che attrae. I greci che diedero un grande contributo alla scienza dei simboli, chiamarono il serpente cosmico “Uroboros”.

Questo per spiegare che molti popoli dell’antichità erano a conoscenza di molte più cose di quelle che oggi noi immaginiamo.
Dunque nell’intero universo vi sono fasi alterne ascendenti e discendenti; la creazione dell’universo da parte di Dio è un’esteriorizzazione, un’oggettivazione del suo pensiero, ovvero una concretizzazione di quest’ultimo.
La creazione è comunque permanente, ma ogni pensiero emesso da Dio, dall’Assoluto, dall’Eterno, subito si allontana da lui, e da qui deriva la caduta, che non è altro che la materializzazione di ciò che, all’origine era solo Spirito.

Dunque una mente, al di fuori dell’emanazione diretta di Dio, quale noi siamo, deve fare il suo tirocinio nella materia, vita dopo vita, per prendere coscienza della sua vera natura e per reintegrarsi dopo un tempo più o meno lungo al suo luogo di nascita.
Questa caduta avviene su scala cosmica e riguarda tutti gli esseri viventi che in esso abitano e vivono a vari piani e livelli, essa è un elemento che costituisce il motore del cosmo intero.

Al concetto di caduta si lega indissolubilmente quello di perfezionamento. Infatti, successivamente alla caduta, lo spirito necessita di fare le sue esperienze nella materia, o meglio prendendo forma di carne ed ossa nei mondi materiali; così nel corso delle diverse ed innumerevoli esistenze o vite, facendo un passo dopo l’altro, acquisendo conoscenza, saggezza, e amore le entità spirituali scoprono la loro reale natura e si avvicinano sempre di più alla fonte dell’origine di tutte le cose: DIO.
Ci sono stati popoli sulla Terra che sapevano tutto questo e anche molto di più, e hanno rappresentato questa conoscenza attraverso il simbolo della spirale, un simbolo ricchissimo di significato.

In Verità, infatti, l’origine diretta della spirale si trova nel cerchio, del quale rappresenta uno sviluppo un poi speciale.
I Celti, per esempio, per i quali il serpente era un animale sacro, hanno lasciato un po’ dovunque in Europa cerchi concentrici e spirali: essi infatti sapevano che, per estensione, la spirale rappresenta l’emblema del sapere che avanza continuamente, ovvero dello spirito che ritrova se stesso nel corso della sua evoluzione.

Infatti, il cosmo o l’intero universo, per quanto soggetto ad un movimento ciclico alternativamente ascendente e discendente, si sviluppa secondo lo schema di una spirale infinita; ovvero ogni cerchio si rivela come una ripetizione del precedente ma su un gradino più alto, ossia con un’esperienza, una conoscenza maggiori.
Molti dei popoli antichi che erano in contatto con esseri cosmici, la spirale divenne un puro simbolo mistico, quello delle sviluppo spirituale.

A Babilonia, ai tempi del grande legislatore Hammurabi, il dio della Giustizia e del Sole si chiamava Shamash: la sua corona era una semplice spirale che saliva a forma di cono. Le menti critiche diranno che si tratta d’un “puro caso”, ma si ingannano, perché conoscono male o poco certe abitudini, o meglio certe regole dell’arte antica; l’Occidente ha relegato in secondo piano l’arte del simbolo per molti secoli, cosicché molti individui hanno solo una vaghissima idea di cosa sia e della sua portata spirituale o anche solo intellettuale.
Per tornare al discorso della reincarnazione dunque, per affermarsi ed uscire dalla melma della materia ogni creatura vivente s’incarna e si reincarna fino ad avvicinarsi sempre di più all’origine, alla luce prima, all’Eterno, all’Uno.

I Cristiani, hanno semplicemente cancellato questa nozione dalle loro credenze: eppure gli insegnamenti originali del Cristo Gesù comprendevano la reincarnazione…
La Chiesa Romana, nei primi secoli e soprattutto nel VI°, per dare maggior stabilità alla propria autorità temporale, ha commesso il grave errore di modificare i testi sacri secondo la sua convenienza. Credere oggi alla reincarnazione, in Occidente, equivale a passare per un eccentrico o almeno per un ingenuo, ma bisogna riconoscere che l’uomo solitamente si prende gioco di quello che non capisce.

Non bisogna dimenticare che filosofi, pensatori e poeti considerati menti illuminate, come per esempio Pitagora, Empedocle, Plotino e Platone, tutti senza eccezione credevano nella reincarnazione, anzi sapevano che essa è il risultato di precise leggi naturali.
Dunque, il corpo fisico è sempre e solo un involucro preso a prestito, e come tale va considerato. Pensiamo ad un vestito vecchio, usato, che non ci protegge più dal freddo. Cosa ne facciamo? Dopo averlo per anni conservato con cura e rispetto lo buttiamo via!!

Il fenomeno della morte fisica può, sotto ogni punto di vista, essere paragonato a tale azione.
E’ tempo che si sappia che l’uomo vero non si trova dove si crede che sia.
Nel corso delle proprie incarnazioni, per mezzo delle esperienze a cui si sottopone l’essere umano impara a conoscere passo dopo passo la sua vera natura; beneficiando senza interruzione della legge universale di causa ed effetto (del karma), riflesso dell’Amore Divino.

Imparare, cercare di capire con grande apertura mentale e praticare l’interessamento e la dedizione verso gli altri, sono i fattori che favoriscono il progressivo disintegrarsi delle corazze che imprigionano l’Anima e lo Spirito dell’uomo. Non si tratta d’esser bigotti o ciecamente devoti ad una Chiesa; ma di capire che il risveglio del nostro vero essere è inevitabile quanto necessario affinché possiamo proseguire il nostro cammino evolutivo.

Così, ogni essere passa attraverso le più svariate esistenze, opposte tra loro: dall’imperatore al lebbroso mendicante, dal ricco al povero, dal potente al debole, dal piccolo al grande per acquisire vita dopo vita l’esperienza che svilupperà in lui la consapevolezza ed in seguito i poteri dello Spirito Divino. Molti si domandano che ci faccia l’uomo sulla Terra, e la risposta è che egli impara, o piuttosto reimpara quello che ha dimenticato. Quel Grande Iniziato che fu Platone nella sua opera Fedone scrisse: “Imparare non è altro che ricordare”.

Il concetto di Reincarnazione, di Karma e di evoluzione non appartengono, come comunemente si crede, alle dottrine o alle religioni orientali! Tutti i popoli sono detentori di particelle della Verità, e coloro che avanzeranno abbastanza lungo questa strada non potranno fare a meno di notare e di riconoscere che esiste una credenza unica che supera ogni frontiera o regime politico: è quella che deve trionfare, in un giorno relativamente vicino, nel corso dell’attuale ciclo terrestre.

Il problema della reincarnazione solleva delle perplessità, prima tra tutte il sapere che cosa induce un’anima a rinascere nel mondo della materia. La risposta è che un’anima si incarna perché spinta dal desiderio di perfezionamento, di evoluzione, di crescita.
La maggior parte degli uomini pone l’Anima al di sopra d’ogni altra cosa, immaginando che sia l’elemento più divino dell’essere umano; tuttavia, essa è soltanto il mediatore tra il corpo e lo Spirito, così come l’alba fa sì che la notte ed il giorno si congiungano.
Se la meta finale del corpo è di perire, quella dell’Anima è di dissolversi: essa rappresenta solo il corpo astrale, vibrazione più sottile della materia.

Ogni essere deve divenire Spirito!!!
La vita dopo la morte non è ancora la vera vita; se nel varcare la soglia della prima morte si scopre una luce abbagliante, essa non è ancora nulla in confronto a quella che ci aspetta al di là della porta dei mondi spirituali. Ma si giunge a queste dimensioni solo dopo aver attraversato tutti i gradini dell’evoluzione terrestre ed astrale.

Infatti, quando un corpo astrale o un ego (per usare un termine psicanalitico) perde un certo tipo di desiderio, si stacca dal ciclo delle reincarnazioni, che gli ha permesso di raggiungere quel livello e si trova allora proiettata nell’universo dello Spirito, dove l’attende un’altra vita, la vera vita, mille volte più intensa di qualsiasi altra, a meno che non preferisca lavorare sul piano astrale o anche sulla Terra, per aiutare gli uomini e mostrar loro la via.

In questo caso alcuni spiriti, per amore, si incarnano sulla terra e decidono di compiere missioni rivolte a risvegliare gli uomini alla loro vera natura. Questi esseri, che per la loro saggezza e conoscenza non appartenevano più a questo mondo, furono i grandi fondatori delle religioni che nelle varie epoche vennero quasi sempre accolti male dagli uomini, e furono circondati dall’odio; quanto accadde al Cristo Gesù che fornisce l’esempio più flagrante dell’ingratitudine e della crudeltà degli uomini. Lo studio attento dei testi sacri e certe iniziazioni provano che le entità che hanno assunto il compito di guidare i popoli si sono incarnate molte volte sulla Terra: esse formano una Fratellanza di luce, che da sempre agisce di concerto, rispettando i cicli cosmici e lo sviluppo della vita sulla Terra per stabilire un accordo perfetto con il Creatore.

Questi Maestri, desiderosi di aiutare l’umanità si sono presi la responsabilità di assistere l’uomo nella sua evoluzione. La Fratellanza di Luce sta lavorando, oggi, a livello politico, per creare una cooperazione internazionale e una sintesi economica. Nel campo della religione, invece, cerca di diffondere la coscienza spirituale e una religione di tipo universale. Nei domini della scienza, istruzione e psicologia, il suo scopo è quello di espandere la coscienza, la conoscenza e le capacità umane in generale. Questi esseri d’amore inviano costantemente nel mondo pensieri, ideali, semi di attività e progetti, allo scopo di influenzare coloro che operano in campo politico, economico e scientifico.

Dunque, fin dall’alba della Terra vi furono esseri inviati in missione tra gli uomini, con lo scopo di far loro conoscere ed amare Dio.
Non è un caso se un certo profeta è venuto prima di un altro, infatti spesso il lavoro del primo preparava quello del secondo, così come Giovanni il Battista aprì la strada a Gesù. Le Entità elevate si ritrovano sempre da un’epoca all’altra.
Non c’è da stupirsi se certi faraoni si sono reincarnati in Grecia nei panni di filosofi, e poi nei corpi dei discepoli più vicini al Cristo; così come non c’è da stupirsi che le religioni non nacquero dal nulla, non costruirono mai le loro fondamenta sulla sabbia, bensì tutte furono sempre state la risultante di altre più antiche.

Per esempio studiando i Catari, si può notare che essi hanno radici nei Manichei Persiani, i Parsi riformati che, a loro volta, avevano conservato le basi del culto instaurato da Zoroastro.
Mani (che non fu poi tanto leggendario quanto credono gli storici), fondatore del movimento manicheo, tentò una sintesi tra il Budda Gautama dell’India, il grande Zoroastro del Medio-Oriente ed il Cristo-Gesù dell’Occidente!

Per incarnarsi sulla Terra le elevatissime entità del Cristo, del Budda, di Krishna, di Osiride e di altri hanno dovuto imporsi delle sofferenze ben crudeli, racchiudendosi in un corpo di carne ed ossa. Inoltre essi non si sono incarnati sulla Terra una sola volta ma molte; il Cristo-Gesù fu il grande legislatore ed il grande profeta di Atlantide, nonché di numerose altre civiltà precedenti. Prima di essere Gesù, fu Melchisedech ed Eliseo. D’altronde la Bibbia allude all’incarnazione del Cristo in Eliseo, mentre l’elevata entità che sarebbe poi divenuta Giovanni Battista era vissuta nel profeta Elia.

Alcune delle prove che testimoniano questo sono presenti anche nella Bibbia:
“Ecco che io invierò il profeta Elia, prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore” (Malachia, 3, 23).
Nel secondo libro dei Re (2, 13) si può trovare menzione del passaggio di potere e d’autorità da Elia ad Eliseo:
“(Eliseo) raccolse il mantello di Elia, che gli era caduto”.
Questo brano va letto come la spiegazione simbolica della trasmissione di potere dal guru, per usare un termine indù, al discepolo. Non bisogna credere che parlare di Gesù come d’un futuro discepolo possa sminuire quest’ultimo: ci sono discepoli che superano i maestri; se lo spirito del Cristo-Gesù scelse d’essere discepolo in quell’incarnazione, fu per preparare il suo stesso compito futuro. Molti furono gli spiriti e le entità elevate, che vissero come mendicanti, umili contadini, per lavorare nel silenzio e nel più completo anonimato alla realizzazione del piano di salvezza e aiuto dell’umanità.

Le vie che prende la parola sono più eterogenee e più inattese di quanto generalmente si pensi.
Nel Vangelo di Luca, si trova un’allusione al Battista in persona: l’angelo annuncia a Zaccaria che suo figlio “…. Camminerà davanti a lui (Dio) con lo Spirito e la forza di Elia” (Luca, 1, 17).
Quanto a Gesù, Egli identifica Elia, il suo maestro d’un tempo, con il profeta Giovanni per ben due volte: “Ma vi assicuro che Elia è già venuto, e… gli anno fatto tutto quello che hanno voluto… Allora i discepoli compresero che aveva parlato loro di Giovanni il Battista” (Matteo, 17, 12-13).

Comunque ci saranno sempre teologi pronti ad interpretare i testi in modo diverso, perché è stato loro garantito, un giorno, che la reincarnazione era una chimera. Eppure che la si voglia o non la si voglia accettare la realtà è che gli Spiriti che hanno realizzato la loro unione con Dio lavorano instancabilmente per il bene delle umanità. Infatti, ciò che si è detto per Gesù e Giovanni il Battista vale anche per le divinità di tutte le altre grandi religioni, sia quelle ormai scomparse che quelle che hanno ancora dei fedeli.

Il Thot degli Egizi, colui che conferì alla scienza sacra degli Iniziati dell’Antichità tutta la nobiltà, tutta la profondità che la caratterizzarono, fu la reincarnazione di uno dei grandi ispiratori di Atlantide; egli visse molte volte sulla Terra… e in futuro egli indosserà nuovamente un mantello fatto di carne ed ossa per aprire gli occhi agli uomini. Egli fu l’Ermete dei Greci, intimamente complice di Orfeo, e fu sempre lui a lasciare all’umanità intera un immenso sapere.

Bisogna aprire gli occhi e la mente e ci accorgeremo che la saggezza è stata portata sulla Terra secondo un avvicendamento ed una linea perfetta, di epoca in epoca.
Le grandi religioni rivelate sono come ponti che gli inviati del Grande Tutto hanno gettato tra gli uomini, tra i continenti e tra i mondi.
La Terra oggi è ammalata, e stanca di ospitare degli uomini che continuamente si uccidono tra di loro, la Terra è stanca di nutrire degli esseri incapaci di passare anche solo un’ora della loro vita senza emettere pensieri nefasti. Gli uomini credono e pretendono di essere i re del Creato, senza neppure aver capito come funziona.

Non hanno ancora capito che il corpo umano e l’encefalo emettono vibrazioni che vengono captate da tutto ciò che sta loro intorno; la Terra è quindi obbligata ad assorbire continuamente le correnti negative generate dall’essere umano, ed è questo che turba la sua vita, è questo essenzialmente che la fa soffrire. Tutto l’odio contenuto nella razza umana, viene dalla Terra percepito e assorbito e appare evidente nella sua aura. Si, in verità come ogni essere vivente, perché la Terra è un essere vivente, possiede un aura ovvero quell’alone di luce che cambia a seconda della natura, dello stato di salute fisica e morale. Oggi la radianza segreta del pianeta appare grigia a causa delle pessime condizioni che l’uomo gli ha inflitto soprattutto nel corso di questo ultimo secolo.

Se gli uomini persistono sulla via che hanno scelto fino ad oggi, la radianza del pianeta diventerà ogni giorno più buia, fino alla completa oscurità e saturazione.
La conclusione inevitabile sarà una catastrofe finale: la Terra emetterà un gran sospiro e ricomincerà da capo. E’ già successo in passato nel sistema solare, e purtroppo rischia di succedere di nuovo e anche abbastanza in fretta!
Grazie all’azione dell’uomo, oggi la Terra del XXI° secolo deve prepararsi a catastrofi di origine cosmica oltre che a quelle di origine propriamente terrestre.

Bisogna evitare che il mondo riviva l’esperienza di Atlantide (scomparsa circa 12.000 anni fa) e delle civiltà precedenti ad essa. E’ necessario che gli uomini di oggi cerchino in fondo a loro stessi, e che molti di loro ricordino d’essere stati, un tempo, tanto tempo fa, degli Atlanti. Dovrebbero imprimere bene nel loro cuore l’idea che se oggi sono di nuovo qui, non è per rifare lo stesso errore di allora.

Non si fa riferimento alla fine del mondo! Non ci può essere nessuna fine! Ciò che può avvenire, è la fine di un mondo, quello degli uomini di oggi, quello che invece essi credono in pieno progresso, ed i cui dirigenti lodano. L’Atlantide è morta nell’acqua, e l’inclinazione dell’asse terrestre è cambiata molto da allora: potrebbe accadere che la civiltà moderna del XXI° secolo muoia nel fuoco, del tutto impotente, e che l’asse terrestre si rovesci questa volta del tutto. Così avviene: le civiltà sono state distrutte alternativamente dal fuoco e dall’acqua.

Il Diluvio non fu affatto, come pomposamente asseriscono certi universitari, una catastrofica inondazione causata dallo straripamento del Tigri e dell’Eufrate, esso si verificò veramente, sulla Terra, ed annientò la civiltà più perfezionata ed elaborata mai prodotta dall’uomo: quella di Atlantide. Questa a sua volta era uno dei resti della Lemuria.
Oggi non bisogna permettere ancora una volta che il mondo di domani sia soltanto la povera conseguenza del mondo di oggi. Atlantide è ancora, per la maggior parte degli uomini, una leggenda. Essi ne ridono, ma dovrebbero dire a loro stessi che è possibile che, nel giro d’un trentennio, divengano i tristi eroi d’un’altra leggenda.

E’ tempo che l’uomo impari ad amare il suo pianeta: che è un essere vivente in tutti i sensi del termine, e che per questo soffre delle ingiustizie di una civiltà ingrata e crudele.
Va incoraggiata la tendenza attuale di alcuni verso l’ecologia, sebbene questa disciplina sia ancora molto incompleta: infatti, essenzialmente, predica il ritorno dell’armonia tra natura e uomo per migliorare le condizioni di vita dell’umanità: ha il solo torto di non considerare il pianeta Terra come un essere vivente.

D’altronde, la società ecologica quale oggi è concepita dall’uomo non vedrà la luce nel corso di questo ciclo evolutivo della società: l’abbandono dei veicoli a motore per tornare a mezzi di locomozione più naturali è pura utopia, o comunque verrà attuato solo per un brevissimo tempo, in conseguenza d’un marasma economico mondiale, di catastrofi sismiche e di conflitti internazionali.
Il ritorno ad un’esistenza più rustica non è realizzabile, e neppure auspicabile; sebbene sia oggi il solo movimento politico degno d’interesse, quello degli ecologisti imita le altre organizzazioni per la sua scarsa conoscenza (o ignoranza) dei cicli dell’umanità.
L’uomo è concepito per andare avanti: la Terra non è la sua patria.

Non si può eliminare il motore a benzina per tornare alla bicicletta; gli scienziati devono orientare le loro ricerche verso l’energia cosmica, e con questo intendo dire l’energia emanata dalle forze nascoste della natura, e non l’energia atomica.
L’uomo non è fatto né per cavalcare nei campi, né per pedalare, né per premere sull’acceleratore d’un motore a benzina. Egli, irrimediabilmente attratto verso l’alto, in tutti i sensi del termine, deve ripercorrere per un certo tratto la strada dei costruttori di Atlantide. Fisicamente parlando l’uomo è fatto per l’aria. I primi secoli dell’era dell’Acquario, segno d’aria, segno ispiratore del soffio, vedranno l’uomo fisico sorridere dei suoi vecchi traballanti tentativi su due o quattro ruote. Si diffonderà un nuovo tipo di motore aereo.

Quando questi progressi vedranno la luce, sarà in un primo tempo in modo indiretto, e poi successivamente in modo diretto, grazie all’aiuto di essere venuti da un pianeta diverso dalla Terra: i primi anni del XXI° secolo vedranno la venuta di uomini provenienti dalle stelle, che si uniranno ai Terrestri rinnovando così la biblica saga degli “Elohim”; essi consentiranno all’umanità di capire che cosa esattamente si intende con “storia ciclica” e con “spirale cosmica”.

In passato molte volte gli uomini entrarono in contatto con abitanti di altri pianeti. Non soltanto i nostri antichi padri conobbero esseri venuti dallo Spazio, ma essi ne sono in un certo senso i discendenti. Questo non nega assolutamente l’esistenza di Dio e delle religioni, del resto non esiste testo sacro che sostenga che l’uomo ha avuto origine unicamente sulla Terra.
Nel 1961, in Virginia, un gruppetto di scienziati s’è riunito in segreto e si è separato dopo aver concluso che è matematicamente possibile che esistano cinquanta milioni di civiltà nella sola galassia che comprende la Terra.

Vi sono pianeti in cui la vita non è evoluta come sulla terra, ed altri in cui è infinitamente più progredita. E’ ora che i terrestri si disfino una buona volta delle idee di odio e di guerra che si portano dietro, in realtà la Terra e gli uomini devono molto agli abitanti degli altri mondi, molto più di quanto credano.
La Bibbia e gli altri testi sacri mischiano strettamente la creazione della vita nel cosmo in generale, i suoi principi evolutivi e la creazione della vita e degli uomini: ne risulta una gran confusione, mentre la verità è che nei tempi più antichi esseri venuti da pianeti lontani dalla Terra intervennero nel processo evolutivo di quest’ultima.

Non v’è alcuna valida ragione perché questo semplice fatto debba sembrare inverosimile anche al più razionale degli uomini. L’uomo istruito del XXI° secolo, ha la pessima mania di credere di sapere tutto, crede di conoscere le grandi verità!
Se il positivismo è ormai defunto, resta al suo posto qualcosa di molto più insidioso, perché più sottile: il pensiero razionalista ed ateo avanza a grandi passi, e se non nega più ogni cosa in blocco come stupidamente faceva una volta, ora pratica la via, per così dire, dei sofismi scientifici. Il peggio è che non se ne accorge quasi mai. Ciò che l’uomo vuole, è una concezione di sé che sia rassicurante. Chissà che panico, se dovesse scoprire d’essere stato un tempo più grande di quello che è ora!!!

Egli crede di essere il prodotto più raffinato della sua specie; per buona pace della sua coscienza studia i popoli primitivi e ciò che resta sulla Terra dei testi più antichi, dichiara che i miti e le leggende sono molto interessanti ma che in essi si legge solo “l’inconscio collettivo delle razze, e delle tribù”. Ma verrà il giorno in cui finalmente la verità sarà conosciuta da tutto il genere umano, e si riderà della nozione “di inconscio collettivo” o di parole simili, si parlerà invece del concetto di “Karma collettivo” di una nazione o di un Paese. Si capirà finalmente che i più antichi scritti non narrano solo leggende o racconti fantastici ma racchiudono le più grandi verità, e si verrà a sapere che esseri di altri mondi hanno condotto e seguito il popolamento del mondo degli uomini della Terra, ad ondate successive, in diversi punti del pianeta e in epoche diverse, fino ad oggi.

La civiltà del pianeta Terra si trova oggi di fronte ad un bivio: prendere coscienza delle sue responsabilità nei confronti dell’universo che la ospita oppure proseguire la sua marcia nefasta e sanguinosa e quindi perire presto o tardi, come antiche civiltà, per cedere il posto ad una umanità nuova che finalmente crescerà ed opererà nell’amore e nella fratellanza.

Riferimenti bibliografici
“Racconti di un Viaggiatore Astrale”, di Anne e Daniel Merois-Givaudan, Edizioni Amirta, Torino.

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