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La Vita oltre la Vita

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La vita non finisce mai: cambia solo aspetto, ma siamo sempre noi che viviamo. Siamo noi gli unici artefici della nostra esistenza presente e vivendo oggi plasmiamo la vita futura. Abbandoniamo ogni speranza di avere un destino positivo un domani se non ci siamo mai applicati per questo.  La vita terrena è un soffio e noi non possiamo sapere quando essa terminerà, anche perché se lo sapessimo saremmo già morti in quanto smetteremmo di vivere. Quando veniamo sulla Terra lo facciamo con un biglietto di andata ed uno di ritorno, ma spesso ci dimentichiamo di quest’ultimo fino a quando non accade qualcosa che ci turba, spaventandoci. La paura è la causa prima del nostro dimenticarci che un giorno dovremo tornare da dove siamo venuti…questo terrore che ci è stato imposto: la paura dell’Inferno, del peccato, ecc…
Noi dobbiamo solo pensare a vivere bene perché una volta che lasceremo questo corpo l’unica cosa che abbandoneremo qui saranno le cose fisiche, tutte le energie che abbiamo creato, i pensieri, azioni, ecc… li porteremo via con il nostro corpo astrale. Nel corso di questa conferenza  cercheremo di capire che cosa accade nel momento in cui abbandoniamo il corpo fisico.
Essere umani in questo momento non è altro che un passaggio all’interno dell’eternità. Esistono molte altre realtà che, grado dopo grado, andremo a riscoprire. Ogni morte ed ogni rinascita ci porta sempre a conoscere nuove realtà. È sbagliato pensare che dobbiamo morire da vecchi e che i figli devono sopravvivere ai genitori in quanto è lo spirito, che prende il corpo al momento dell’incarnazione,  a decidere quando è il momento di cessare la sua sperimentazione. Non possiamo pretendere di decidere umanamente quanto il nostro spirito ha già deciso. Non possiamo comprendere con la mente il disegno che c’è dietro ad un’incarnazione: magari lo possiamo intuire con il cuore, ma al momento in cui decidiamo di prendere un corpo fisico abbiamo una precisa comprensione di quello che dovrà essere la nostra esperienza terrena. Quello che conta alla fine è la nostra evoluzione, ed è quest’ultima che ci porterà ad una comprensione sempre maggiore. Vita dopo vita cresciamo sempre di più spiritualmente e ciò ci offre nuove verità, nuove aperture, nuove consapevolezze. Ecco perché la morte è necessaria così com’è necessaria la vita. Nell’antichità, i grandi iniziati, rappresentavano il ciclo della vita come un serpente che si mordeva la coda: un inizio e una fine continui.
L’unica cosa che dobbiamo iniziare ad abolire da subito è la paura della morte.  Certo tutti abbiamo paura del come potremmo morire in quanto la sofferenza spaventa tutti, però la morte e la sofferenza sono due cose ben distinte e diverse tra loro. Tutti possiamo meritare una morte serena, dipende da come viviamo.  Gli antichi si abituavano ogni giorno a perdere qualcosa di materiale per acquisire qualche cosa di spirituale così da arrivare al momento della morte considerandolo indispensabile.
Dobbiamo abituarci a vivere nel presente, nel qui e ora, senza paura del futuro e rimpianti sul passato. In realtà pochissime persone vivono il tempo presente, basti pensare che quando siamo giovani cerchiamo di essere più vecchi per poi, col tempo, cercare di ritornare giovani. Non dobbiamo avere paura del tempo che passa, dobbiamo accettarci per quello che siamo ed amare la nostra evoluzione e non vivere di illusioni. Più cose materiali abbiamo qui sulla terra e più cerchiamo di prolungare la nostra vita.
Ci sono diversi libri di psichiatri e medici, quindi scienziati, che parlano della vita oltre la vita ed inoltre vi sono molte rivelazioni di persone che asseriscono di vivere esperienze di premorte ed, individui che ricevono comunicazioni dai defunti. Queste ultime si collegano alle esperienze raccontate attraverso le regressioni. Dobbiamo necessariamente accettare che fuori da questo mondo esistono altre realtà che si manifestano in diverse situazioni.
Ma iniziamo dal principio: cosa accade quando un individuo si accorge che sta per morire? Ci sono delle manifestazioni comuni a tutti in quanto si percepisce una sensazione di distacco che parte dai piedi e sale man mano fino alla testa. Tuttavia questi eventi possono durare un bel po’ di tempo e possono essere percepiti addirittura anni prima.  Il nostro corpo è un oggetto che ci è stato donato da Dio per sperimentare la nostra evoluzione ed è nostro dovere mantenerlo il più sano possibile e non abusarne. Chi maltratta il proprio strumento ne paga le conseguenze o in questa vita o nella prossima: se una persona fuma 20 sigarette al giorno può essere che muoia di tumore, se una persona si avvelena consapevolmente ogni giorno potrebbe essere che nella prossima esistenza nasca con delle menomazioni che gli facciano comprendere i suoi errori. Il corpo non si mantiene in salute solamente fisicamente ma anche spiritualmente: quello che pensiamo, le nostre azioni, i nostri stati d’animo agiscono anche sul nostro corpo fisico. Le persone che nascono cieche cosa possono non aver visto nelle vite precedenti? Coloro che nascono muti che cosa non hanno detto? Chi nasce sordo cosa non ha voluto ascoltare?
Il corpo è solo uno strumento: il pilota è lo spirito e non viceversa. Quando questo strumento si deteriora è necessario cambiarlo. Non potremo vivere l’eternità con un corpo solo. Vita dopo vita raggiungeremo la capacità di scegliere un corpo sempre più adatto al viaggio che dovremo compiere. Ogni vita è sempre migliore della precedente ed anche se è una vita di sofferenza è necessario sapere che essa è l’oggetto della nostra evoluzione. In realtà la sofferenza non sarebbe necessaria ma si manifesta quando la creatura trasgredisce alla Legge Universale. Tuttavia la sofferenza, affinché ci aiuti, deve essere accettata perché combattendola non si fa altro che aumentarla. Non è Dio che si diverte a far soffrire i suoi figli; ogni cosa che noi viviamo ci appartiene per diritto d’evoluzione. Ciò che seminiamo raccoglieremo, questa è la prima regola. Per semina s’intende il nostro operato, il nostro agire verso noi stessi e verso il prossimo. Tutto ciò che noi facciamo, sia in bene sia in male, lo riceviamo sempre moltiplicato affinché possiamo comprendere la natura del nostro operato.  Quando cessiamo la nostra esperienza terrena e ci troviamo dall’altra parte, riviviamo tutta la nostra vita dall’inizio alla fine come se stessimo guardando un film. Tuttavia il nostro punto di vista sarà diverso perché proveremo quello che abbiamo fatto vivere agli altri, sia in bene che in male, con le nostra azioni, pensieri e parole. Dio perdona sempre ma la legge del karma no perché affinché un azione si riassorba noi dobbiamo comprendere vivendo ciò che abbiamo fatto provare agli altri. Noi possiamo andarci a confessare all’infinito; ciò è positivo in quanto ci stimola a migliorarci impegnandoci a non ripetere gli stessi errori, ma nessuno può cancellare il nostro karma.
Il Paradiso, l’Inferno e il Purgatorio non sono altro che situazioni che ci allontanano o ci avvicinano all’energia che chiamiamo Dio. Questa separazione crea un disagio tale da sembrare un inferno, la lontananza dalla consapevolezza fuori dal corpo ci permette di riordinare i nostri programmi e di vivere in un piano esistenziale diverso questa nuova realtà. Allontanandosi dalla luce divina un essere si sente a disagio ma necessita di questo buio, di quest’infero, perché deve riprogrammare, riordinare il suo piano. Non è vero che quando lasciamo il nostro corpo ci andiamo a purificare perché altrimenti non si spiega il perché dobbiamo tornare sulla Terra e soffrire.  La purificazione la facciamo quando ritorniamo. L’istituzione cattolica non si pone questi problemi in quanto non ammette la reincarnazione avendo Costantino, nel terzo concilio di Nicea, cancellato i passi più salienti relativi alla reincarnazione. La Chiesa tutt’oggi porta avanti questa logica. Tuttavia gli alti prelati della chiesa romana conoscono perfettamente le scritture originali della biblioteca d’Alessandria dove si parla chiarissimamente di reincarnazione. Nonostante ciò qualcosa è trapelato, ve ne faccio solo un esempio: per quale motivo viene posta a Gesù la domanda sul cieco nato chiedendo se la colpa della sua cecità fosse da attribuire a lui o ai suoi genitori? Questa domanda ci fa capire che la cecità ha origine da un errore commesso da lui o dai suoi genitori. Ma quando l’avrebbe commesso questo errore il cieco? Nel ventre della madre è possibile fare qualcosa di così atroce da meritarsi la cecità? Gesù rispose: “Né lui ne i suoi genitori ma è così perché in lui si manifestino le opere del Padre mio” e lo guarì. Da questa rivelazione sorge una terza variabile: vi sono esseri nel mondo che possono soffrire per missione d’amore e non solo per karma di purificazione. Ecco spiegato anche il perché alcuni guaritori non possono guarire tutti quanti. La stessa Madonna a Fatima disse che non avrebbe guarito tutti; questo perché vi sono delle situazioni che alcuni di noi devono necessariamente vivere in quanto sono karmiche e quindi indispensabili per la comprensione e crescita dell’individuo.
Il mondo dello spirito è molto evoluto e non punta il dito come facciamo noi, così accade che quando lasciamo il nostro corpo fisico nessuno ci giudica, tutto è amore assoluto. Non ci sentiamo assolutamente a disagio, siamo sereni anche perché dimostriamo tutto quello che siamo attraverso l’emanazione del nostro corpo astrale, la nostra aura. Noi abbiamo tre tipi di auree: quella fisica, quella astrale e quella spirituale. L’aura del corpo fisico muta continuamente a seconda dei nostri pensieri, delle nostre azioni; l’aura del corpo astrale non è così mutevole e possiamo vederla soltanto quando ci troviamo in astrale mentre quella spirituale è impossibile vederla perché è talmente potente da divenire distruttiva se non abbiamo la capacità di contenerla e la possiamo vedere solamente dal mondo dello spirito che è il massimo rientro nella coscienza. Noi non siamo quello che vediamo, il nostro corpo è solo la punta dell’iceberg. Il corpo astrale fa da tramite tra quello fisico e quello spirituale, inoltre registra ogni nostro pensiero ed ogni nostra azione. Tutto quello che siamo oggi è il nostro patrimonio genetico evolutivo di migliaia di anni. Il corpo astrale è perfettamente uguale a quello fisico solamente non ha materia. Le nostre potenzialità sono infinite, può anche accadere che quando moriamo, prima del giudizio, noi ci creiamo un mondo parallelo e ci viviamo fino a quando non ci sentiamo pronti a lasciarlo. Il giudizio poi sarà un auto giudizio nel quale noi analizzeremo il percorso appena vissuto nella vita precedente; a quel punto la nostra consapevolezza sarà tale che da soli decideremo quale sia l’allontanamento da questa consapevolezza che dovremo sostenere. L’inferno quindi consiste nell’allontanamento da questa energia che chiamiamo Dio. Non possiamo fare a meno di questo amore, quindi consapevolmente l’essere si allontana, riordina, si riavvicina e riprogramma una nuova esperienza inserendo tutto ciò che non ha risolto nella precedente esistenza. Non crediate che esista un Dio che impone la sofferenza ma esiste la libera scelta e tramite essa ci creiamo il nostro futuro. Questo è molto importante perché se noi non ce la prendiamo più con Dio o con il mondo a causa del nostro male possiamo considerare che siamo noi stessi la causa delle nostre sofferenze.
Le esperienze di premorte arrivano fino ad un certo punto in quanto vi è un limite oltre il quale chi deve far ritorno non può oltrepassare poiché se così facessero non potrebbero più tornare indietro. Queste esperienze dunque ci portano a capire cosa accade fino ad un certo limite, da lì in poi sono esperienze che viviamo in una consapevolezza spirituale.  Durante il nostro passaggio siamo sempre accompagnati, ci sono persone che sul loro letto di morte si mettono a ridere e guardano un punto della stanza perché lì intravedono qualcuno che amorevolmente li invita ad abbandonare il corpo. Questo ovviamente avviene nelle morti serene. Ci sono moltissimi modi di lasciare il nostro corpo. In una morte improvvisa l’individuo, che non aveva programmato una fine del genere (può accadere anche questo), deve programmare una serie di variabili nuove contenenti nuovi programmi che si accomunano comunque al programma generale. Nel caso di una morte violenta l’individuo deve necessariamente programmare alla svelta una nuova incarnazione perché deve portare a termine la sua missione. Tra una rincarnazione e l’altra possono passare millenni o pochi secondi, dipende dall’energia e dall’esperienza che andiamo a vivere. Noi calcoliamo perfettamente ogni attimo della nostra esistenza, amici, nemici, familiari, ecc… ma ogni programma ha le sue variabili che dipenderanno dal libero arbitrio nostro e delle altre persone e ciò creerà altre implicazioni. Quando parliamo di costellazioni karmiche familiari ci vogliamo rivolgere a queste famiglie che nel tempo manifestano una missione comune. La prima volta che ci incarniamo siamo soli; gli amici e nemici ce li facciamo vita dopo vita attraverso le relazioni, le implicazioni ed arriviamo ad avere tanti amici, nemici ed una famiglia biologica piuttosto numerosa. La famiglia non è altro che una scelta programmata per risolvere alla svelta le cose più importanti. Più cose ho da risolvere con una persona e più mi incarnerò vicino ad essa. Tutti siamo collegati all’interno della famiglia e quindi la sofferenza di una persona o i dispiaceri che crea coinvolgono tutti quanti. Quando accade che nasce un bambino con dei problemi fisici sono tutti a soffrirne, noi dovremo chiederci se quella sofferenza è del bimbo oppure dei genitori che devono scontare qualcosa.
Oggi, tramite l’aborto, abbiamo trovato un modo per prevenire tutto ciò ma così facendo noi interrompiamo un programma divino. Ecco perché succede che i bambini nascono sani e si ammalano successivamente. Così facendo nessuno li può ammazzare e la loro missione continua e si manifesta.
Ogni sofferenza che noi viviamo ci appartiene per diritto di incarnazione ed evoluzione. Alla luce di queste verità con chi ci dobbiamo lamentare? Dobbiamo continuare a credere che noi emaniamo amore ed esso non viene compreso, condiviso, accettato? Qui entra in gioco un’altra grande responsabilità che consiste nell’abolizione totale dell’aspettativa che noi abbiamo di fronte ad ogni cosa. In essa sono insite patologie come ad esempio la depressione, la tristezza, l’illusione, la delusione e la sofferenza. Se noi non ci aspettiamo nulla da nessuno non potremmo mai rimanere delusi. Se noi amiamo e dimentichiamo ciò che abbiamo fatto non ci aspetteremo nulla in cambio. Ogni volta che qualcuno ci amerà senza che noi l’abbiamo richiesto proveremo una gioia immensa perché non ce l’aspettiamo. Questo è molto importante da capire nella vita: se noi aspettiamo qualcosa da qualcuno puntualmente rimaniamo delusi, se invece non ci aspettiamo nulla da nessuno, ogni cosa che riceveremo la considereremo un dono.  
Un’altra cosa che dovremmo cominciare a sperimentare è l’imperturbabilità di fronte ad ogni evento. L’imperturbabilità è quella consapevolezza che ci rende immuni ad ogni provocazione o situazione che potrebbe farci crollare. Queste sono situazioni che vanno costruite a poco a poco, con una certa consapevolezza. Essere imperturbabili e non aspettarsi niente in cambio sono i segreti più importanti della felicità.
La maggior parte delle persone che vivono esperienze di premorte ritornano sulla terra e cambiano radicalmente la propria vita perché dopo quello che hanno vissuto credono che non vi sia più tempo da perdere, dicono che la vita è un’opportunità immensa per sperimentare questo amore di cui tanto abbiamo bisogno fuori dal corpo. Il significato dell’amore vissuto consiste nella pratica di qualche atto d’amore vissuto con il cuore, gesti che possono sembrare insignificanti come una carezza, ascoltare qualcuno, prendere in braccio un bimbo, ecc… queste cose che dovrebbero nascere spontanee diventano il certificato esistenziale della nostra nuova vita. Se non ci presentiamo a questa nuova esistenza con un amore realizzato dovremo sostenere, oltre al nostro giudizio personale, la sofferenza di non aver utilizzato il tempo a disposizione per vivere quest’amore di cui tutto l’Universo si nutre e per cui si manifesta. Noi siamo semplicemente questo; fuori dal corpo noi ce ne andremo con l’amore realizzato. Questa illuminazione ci permetterà di manifestare all’Universo di luce la nostra evoluzione. La nostra luce sarà il nostro curriculum e la nostra luce si nutre delle nostre azioni d’amore vissute, comprese e realizzate senza aspettarsi nulla in cambio. Amore disinteressato, puro sincero e vero. Questa è l’energia che noi useremo per la nostra nuova programmazione. Di conseguenza quando questi individui ritornano non vedono l’ora di cambiare la loro vita, cercano di diffondere  esperienze d’amore agli altri, cercano d’impegnarsi in attività sociali, cercano di spendere il loro tempo in maniera sensata. Quanti giorni noi sprechiamo della nostra vita? Il motivo per il quale  a queste persone viene concesso di ritornare è quello di spiegare a noi che la vita non finisce, la morte non esiste e l’esistenza che viviamo in questo momento storico è un’opportunità che dobbiamo considerare attimo dopo attimo per vivere quest’energia che chiamiamo Amore. Alla fine noi saremo l’amore che abbiamo realizzato.  
Ma cosa accade ad un defunto quando le persone rimaste sulla terra continuano a piangerlo? Tutti i nostri pensieri sono immediatamente percepiti da colui che è trapassato in quanto non è assolutamente morto ma è vivo più che mai, in grado di percepire ciò che in vita non poteva. Egli è in grado di ascoltare i pensieri di tutti contemporaneamente ed è presente quando qualcuno pensa a lui. Da qui nascono i legami forzati: se noi perseveriamo nel tempo a pensare con dolore ad un essere che è trapassato lo attiriamo a questa sofferenza in un mondo che non gli appartiene più. È comprensibile che piangiamo e soffriamo nel momento in cui una persona viene a mancare, ma continuare a fare ciò per molto tempo dopo la sua scomparsa non è giusto e diviene un atto d’egoismo continuare a volerli qui con noi. Piangiamo solo per egoismo ed ignoranza, di fatto loro stanno benissimo. Piangere una persona cara significa non avere consapevolezza della sua vita, di quali siano le esigenze di una persona che diciamo di amare. Dobbiamo cercare di lasciarle andare amandoli e ricordandoli con gioia e con amore e mai con sofferenza in quanto loro ne vengono attratti e soffrono con noi. Dopo tre giorni l’anima abbandona il corpo, che senso ha continuare ad andare in cimitero trascinando i nostri cari, che sono più vivi di noi, a soffrire con noi. Loro non comprendono questa sofferenza, la vivono e basta in quanto i legami materiali non gli appartengono più. Un essere trapassato continua ad amare, ma il suo amore si estende alla famiglia universale; non possiamo considerare che essendo un nostro parente sia amato e debba amare solo noi poiché questa è una forma di egoismo. Queste creature che non hanno corpo sono collegate ad un amore universale: se li vogliamo aiutare dobbiamo lasciarli andare e pensarli sempre nella luce. Chi lascia il corpo non può vivere il giudizio fino a che c’è sempre qualcosa che lo attrae.
Vorrei concludere con questi messaggi che un figlio trapassato ha comunicato a sua madre:
“Mamma la sofferenza del distacco è il purgatorio mio e tuo. Il mio purgatorio è vedervi soffrire, questa è la mia sola sofferenza. Non rimpiango nulla: sono nell’eternità delle cose spirituali, sono nella pienezza di Dio, non soffrire per me. Sono nella gioia che non esclude la nostalgia di voi; i sentimenti si concentrano, gli spazi si uniscono, il tempo scompare, tutto viene vissuto in assoluto presente in una gioia che è anche sofferenza poiché rimane fortissimo l’amore che noi abbiamo provato per voi. Anche a voi succede del resto di provare questo misto di gioia e di dolore, è la separazione, la presenza di un velo che vi impedisce di vederci e di toccarvi e questo ci manca. Ci manca l’abbraccio, ma verrà e cercate di fare in modo che sia immediato e che non vi siano altre attese create dalla sofferenza. L’attesa è purgatorio, l’attesa di Dio piena ma anche l’attesa di voi. Anche voi vivete il vostro purgatorio perché siete fisicamente lontani da noi, ma tutto questo dolore accelera i tempi perché generato dall’amore fra noi. Vivete bene quest’attesa, è la cosa fondamentale della vostra vita. Noi siamo insieme. Vi sono dei momenti in cui è più facile per noi farci sentire da voi, nel silenzio, nella solitudine, nei cuori liberi dai pesi materiali, dopo una preghiera, una meditazione… Dio parla a tutti ma molti non intendono perché non vogliono, per questo soffrono. Le cose materiali sono un mezzo e vanno usate bene, guai a lasciarsi dominare. Tutto è strumento per arrivare a Dio, guai a chi finalizza la sua vita sulle cose della terra. Però la vita va vissuta negli impegni, nei doveri, nello studio, nel lavoro, nei rapporti; l’essenziale è il fine che è Dio. Non forzate i nostri contatti, lasciateci parlare quando possiamo e quando è necessario. Noi capiamo la vostra urgenza ma dovete sapere che noi siamo sempre con voi. Non possiamo però spendere tutte le nostre energie, anzi ne attendiamo di nuove da voi attraverso i vostri pensieri positivi, le vostre gioie, i vostri ricordi poiché ogni vostra emanazione, ogni atto d’amore da voi salgono a noi e ridiscendono su di voi in termini di grazie. Siate sereni, è importante anche per noi. Il dolore della nostra dipartita vi fa abbandonare ogni interesse nella materia: niente più vi frena, niente vi interessa più. Questo è un programma necessario per farvi giungere a vette sublimi e anche se soffrite sappiate che non siete mai abbandonati poiché noi siamo con voi. Non soffrite più; queste tappe di dolore sono indispensabili alla vostra ed alla nostra purificazione che sono comunque parallele. Ognuno di voi ha una missione e la capirà quando i tempi saranno maturi. Il nostro destino è Dio; non dovete affrettare il passo perché le vostre forze sono umane. Il nostro processo di trasformazione continua con nostra meraviglia e stupore. Siamo vivi, ci avviciniamo alla sorgente prima dell’amore  e con gioia ne scopriamo i suoi infiniti sentieri. Siamo guidati da guide amorose e attente che ci portano a Dio ma pensiamo a voi che siete sempre nel nostro cuore; nell’amore però, non nella sofferenza. L’amore non si perde, è unico, infinito e noi vi aspettiamo; nell’amore guidiamo i vostri passi più ora che prima. State sereni, vi amiamo e siamo con voi; non chiedete di più, tutto sarà chiaro a tempo debito perché non sta a noi decidere ma a Dio”.
Un figlio dice a sua madre:
“Il tema della tua vita è gradevole però giri intorno all’argomento e non cogli l’essenziale che è Dio. Mamma io devo dirti queste cose affinché quando ci incontreremo non vi siano altre attese. Sai quanto ti ho amato giù ma ora la mia ottica è diversa e non devi perdere tempo. La morte non esiste, la realtà dello spirito è la sola realtà. Ora vivete come in un velo che vi nasconde l’ultima verità ed intuite e percepite qualcosa ma siete presi dalla terra, dai falsi valori della materia, dai falsi ragionamenti umani. Squarciate il velo con l’amore, con la comunione tra voi, con la preghiera, la meditazione e comincerete ad intravedere la luce. Noi siamo pronti ad aiutarvi. Siate sereni poiché noi siamo vivi, la morte è un attimo di stupore, un momento di fatica per liberare lo spirito dal corpo ma lo spirito vive ed è eterno e non ha limiti o categorie umane di tempo e di spazio e Dio sceglie i suoi strumenti. Li sceglie secondo il suo giudizio, non secondo il vostro, e li plasma come Lui vuole e realizza i suoi disegni con l’amore e nell’amore di chi corrisponde alla sua chiamata, di chi sa rinunciare a se stesso per seguire le sue parole di vita poiché il dolore è fecondo. Imparate dunque a distinguere il bene dal male, l’utile dall’inutile. Il tempo utilizzato con profitto sulla terra e il tempo buttato via sulla terra. La vita dev’essere utilizzata bene. Noi vi indichiamo attraverso sensazioni e percezioni le cose da fare, i libri da leggere, gli impegni da assumere ma non cedete mai al dolore passivo; reagite operando il bene che tutti  giorni si presenta nella vostra vita. Porgetevi agli altri con la serenità di chi crede nell’amore divino, di chi sa che il proprio caro trapassato gli è accanto è l’abbraccia. Cercate sempre l’essenziale che noi vi indichiamo nell’amore costante.
La morte è come il chicco che deve morire per aprirsi e germogliare verso una nuova esistenza, moltiplicata per altri. Nessuna energia positiva si perde ma tutto concorre all’amore e tutto è convogliato dalla mente suprema di Dio nei suoi misteriosi disegni che tendono tutti verso la salvezza dell’uomo e la completa realizzazione spirituale di ogni individuo. In questo universo dove il peso della materia non costringe e non mortifica più l’uomo, immagine di Dio, ogni tensione dello spirito è ispirata, dettata, sospinta dall’amore alla realizzazione dell’amore. L’amore di Dio è l’esempio, la guida, il motore, il segno inequivocabile a cui si ispira ogni nostro gesto. Il moto del nostro pensiero, la nostra azione spirituale e la contemplazione si affiancano all’azione e si fondono con essa perché dall’una non può nascere  che la seconda che ci spinge a voi. Questo correre di affetti e di energie è la vera molla che muove l’universo verso il suo ultimo destino che dipenderà da tutti: noi, voi e molti altri perché da Dio preparato, pensato nell’amore vero, completo, supremo che implica, ammette, chiede libertà di ogni singolo individuo creato. L’uomo è libero di rispondere oppure no alla chiamata dell’amore, all’esempio totale del Cristo amore e così l’uomo compie con le sue stesse mani il proprio destino”.

Relatore: Giuliano Falciani
Casalmaggiore, 4 Ottobre 2008

 

 

 

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