La vera Spiritualità

La vera Spiritualità 1

Cos’è la spiritualità? È forse seguire corsi e percorsi, magari a pagamento, per vantarsi di avere un titolo che altri non hanno? E l’amore dove lo mettiamo? A cosa serve la conoscenza se non siamo liberi di compiere semplici atti che vengono dal cuore? Ciò che conta nella vita sono gli atti d’amore vissuti, quelli che vengono dal profondo di ognuno di noi. Tutti bramano la conoscenza dimenticando che essa comporta delle grosse responsabilità: ogni volta che seguiamo un corso, una conferenza, riceviamo dei talenti che devono necessariamente essere utilizzati.

Chi non fa ciò perde tutto ciò che crede di avere e si trova a dover ricominciare daccapo in una situazione sempre più pesante, complicata, difficile. Se non abbiamo intenzione di cambiare qualcosa della nostra vita è inutile partecipare agli eventi spirituali in quanto le informazioni che riceviamo condannano nel momento in cui non responsabilizzano.

Non aspettate di avere un pulpito da cui parlare: il pulpito è la società di tutti i giorni, è la quotidianità che inizia con voi stessi e con le persone che incontrate giorno per giorno. Abbiamo sempre qualcuno a cui dire e dimostrare qualcosa attraverso l’esempio, il modo di pensare. Quando l’esempio inizia a prendere un’impronta generale ecco la consolazione, la gioia, la soddisfazione. Non c’è soddisfazione più grande di poter fare qualcosa che veramente serve, e non quello che gli altri si aspettano, per qualcuno.

Non è facile camminare verso la liberazione perché da millenni siamo chiusi in pensieri e concetti che ci hanno dato pochi spazi. Con le religioni abbiamo delegato ai ministri di culto il destino spirituale dell’Umanità.

Ognuno deve testimoniare la propria verità personalmente, non possiamo trovare un capro espiatorio al quale donare tutte le nostre situazioni. Va bene prendere spunto da qualcuno ma dobbiamo camminare per conto nostro in quanto siamo nati soli e moriremo soli, di conseguenza siamo gli unici responsabili delle nostre azioni.

Il nostro corpo fisico è solamente un mezzo per potersi esprimere in questa realtà materiale, ma noi non siamo solo il corpo, ma bensì l’essere eterno che lo abita e che cambia mezzo quando lo ritiene opportuno. Ecco il senso della vita e della morte. Ci siamo talmente attaccati a certe credenze e paure che anche quando siamo vicini a lasciare la vita improvvisamente soffriamo per tutti gli attaccamenti e i condizionamenti della materia verso cose o persone.

Ma sono tutte situazioni che prima o poi dovremo abbandonare. Abbiamo fatto tutti il biglietto di ritorno da dove siamo venuti e abbiamo già deciso il giorno, l’ora e il minuto del rientro. Impariamo quindi a morire ogni giorno un po’ allentando quei lacci che la vita stimola attraverso la materia: attaccamenti, proprietà, modi di pensare, modi di essere, modi di fare, ecc…

Siamo di passaggio e dobbiamo sporcarci il meno possibile lasciando una scia luminosa che solo attraverso l’esempio possiamo imprimere nella matrice eterica di questo pianeta. Cominciamo ad innalzare i nostri pensieri che sono la causa prima di moltissime cose. La spiritualità va vissuta ogni giorno, la vita stessa è spiritualità e deve essere vissuta in un modo diverso. Dobbiamo sublimare la materia che viviamo.

Ciò non significa che dobbiamo vivere castrati poiché se l’Universo ci ha dato tutto questo vuol dire che ci appartiene. Non dobbiamo divenire tutti poveri o votarci tutti alla castità, tutt’altro, ognuno vive la vita che ha deciso di vivere in questa incarnazione, perché cambiarla? Quello che dobbiamo fare è comprendere il motivo per il quale abbiamo scelto di vere questa esperienza: se siamo ricchi cerchiamo di capirne il perché, non ha senso impoverirsi rinunciando così al progetto di ricchezza stabilito da noi stessi prima della nascita; chi nasce povero, piuttosto di cercare di arricchirsi a tutti i costi, deve trovare un punto e una logica in questa vita, ecc…

Ognuno di noi è nato come e dove ha voluto essere. L’unica cosa che deve fare chi segue un cammino spirituale è vivere la spiritualità. Quando lasceremo questo mondo ci verrà chiesto di mostrare l’amore che abbiamo vissuto in questa vita. Dobbiamo seguire gli slanci che vengono dal cuore in quanto ognuno di noi ha delle potenzialità, dobbiamo solo farle fluire attraverso la nostra volontà e farle vivere nella comunità. Abbiamo un mondo ed una Umanità da amare, una società da servire e un’esperienza meravigliosa da vivere che è la vita, che ne abbiamo fatto?

Dobbiamo semplicemente far emergere le nostre qualità e viverle. Tutti noi abbiamo dei talenti, dobbiamo lavorare su di essi ed esprimerli giorno dopo giorno, non ci viene richiesto altro. Questo è il nostro lavoro, non dobbiamo imporre la nostra verità a nessuno, ma bensì viverla quotidianamente.

Lo scopo della vita è incontrarci in questo mondo e capire profondamente il perché siamo qui. A volte è complicato in quanto siamo presi da molte convinzioni, idee, indottrinamenti, ma dobbiamo solamente scavare dentro di noi per capire chi siamo. Osserviamo quotidianamente il nostro comportamento, da lì scopriremo molto di noi. Dobbiamo divenire osservatori e giudici severi di noi stessi e non degli altri.

È indispensabile riconoscere i nostri difetti in quanto ciò significa iniziare a lavorare. L’intenzione a volte è la vera missione poiché non sempre in una vita riusciamo a vivere nella pratica le nostre intenzioni ed i nostri propositi. Tuttavia, se ci facciamo dei propositi per cambiare qualcosa, già riconosciamo che il nostro movimento non è giusto.

In questa vita ci dobbiamo preparare alla prossima esistenza. La reincarnazione è una realtà: se crediamo in Dio come possiamo pensare che ci dia solo una vita da vivere. Credendo nella giustizia divina non possiamo pensare che esiste solo una vita dove noi stiamo bene ed altri muoiono di fame e soffrono. Quand’è che uno prova l’esperienza dell’altro? Ci vuole un’altra vita, un’altra opportunità.

Dobbiamo quindi preparaci a vivere un’altra esperienza e questa volta non più su questo pianeta. Sulla Terra vi sarà un nuovo cielo ed una nuova terra e sarà abitata solamente da esseri degni di vivere questo paradiso. I tre quarti dell’Umanità non riusciranno a compiere questa ascensione. Noi comunque dobbiamo restare tranquilli in quanto l’Universo ci permette di vivere la nostra continuità in mondi dove potremo esprimerci attraverso le nostre evoluzioni o involuzioni, non esiste distruzione nella Creazione, ma trasformazione e continuità. L’unica sofferenza sarà la consapevolezza di aver potuto vivere in una dimensione superiore con tutte le meraviglie e soddisfazioni che può comportare un livello superiore di coscienza.  

Il ricordo di ciò che siamo stati nelle nostre vite passate molto spesso lo viviamo attraverso le nostre abitudini: gli atteggiamenti che ci vengono naturali, positivi o negativi che siano sono la nostra genetica che ci portiamo dietro corpo dopo corpo. Non esiste solo il DNA fisico ma ve ne è anche uno astrale che è conservato nel corpo astrale di ognuno di noi, quella matrice eterica definita coscienza o anima.

Questa genetica comprende tutte le abitudini, malattie, modi di pensare, ecc… provenienti delle precedenti esistenze.  Quando nasciamo nuovamente e ci risvegliamo (solitamente nell’adolescenza), riprendiamo il controllo della nostra vera natura che si manifesta nella continuità. Una volta che cambiamo corpo fisico, trasferiamo nel nuovo abitacolo tutte le energie del vecchio corpo, anche le malattie che non abbiamo ancora compreso e risolto e che sono necessarie affinché l’essere rifletta sulla sua condizione.

Se c’è qualcosa che ancora non abbiamo compreso o risolto ce lo portiamo dietro, per questo è importante cercare di risolvere più cose possibili nella vita che stiamo vivendo in questo momento. Certe malattie ereditarie sono legate al karma perché l’eredità dei genitori non si basa solo sulle cose materiali, ma anche sui patrimoni genetici-astrali. In molti casi si tende a dare il nome del nonno o di un parente al nuovo figlio che nasce, questo è un atteggiamento che sembra naturale, ma è un evento karmico condizionato, voluto, in quanto il nome per molte persone rappresenta la missione da vivere, la missione da espletare.

Sono i figli che suggeriscono i nomi ai genitori. Ogni volta che il miracolo della vita si compie un’anima torna a vivere in un corpo, lo spirito, scintilla sacra e divina, parte del tutto, continua a sperimentare i processi d’ascensione utili al Supremo Essere che tutto contiene.

Giuliano Falciani

Tratto dalla conferenza tenuta il 26 gennaio 2014 a Modena.

Articolo pubblicato sulla rivista “Quarta Dimensione” n. 1/2014

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