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Facciamo operare la luce che è in noi

colomba1241 Aprile 2010 –
In questo tempo di grande trasformazione e grande confusione, anche i ricordi, quelli più sublimi che avrebbero dovuto radicarsi nel cuore degli uomini, come gli eventi divini manifestati nel tempo della nostra evoluzione, sembrano scolorire.
Oggi si dà molta importanza all’apparenza di ogni cosa, all’aspetto superficiale esteriore, ci si dedica alla conchiglia e si dimentica di curare la perla, l’interiorità. Eppure in ogni essere vi è la costante manifestazione del divino, ma a molti ciò sfugge o sembra non interessare.
Per questo ci impegnamo sino all’inverosimile, dimentichiamo di dare linfa alla nostra natura interiore, l’unica realtà che conta veramente.
E’ stato detto: “Dai a Cesare quel che è di Cesare e dai a Dio quel che è di Dio”, questo sta a significare che l’uomo deve trovare e vivere il giusto equilibrio tra materia e spirito. Allo stesso modo riflettiamo nell’universo questa situazione. Dall’alto scende ogni grazia, ma sembra che tutto finisca in un “buco nero”, dal quale non giunge nessun ringraziamento, nessuna energia, nessuna riconoscenza.
Questa interruzione disturba l’equilibrio della creazione ed attira inevitabilmente potenze che tentano di ristabilire l’ordine. Queste energie possono essere personificate dalle forze della natura che attraverso gli elementi ristabiliscono l’ordine. Ed ecco sconvolgimenti tellurici, movimenti dell’aria, dell’acqua e del fuoco.
La divinità ha i suoi strumenti e se è vero che la natura è sostenuta dai Deva, dalle gerarchie angeliche, ecco che possiamo giungere ad una interpretazione logica: la natura si ribella alle opere deleterie e distruttive dell’uomo.
Abbiamo avuti moltissimi insegnamenti ed esempi d’amore, e sarà per questi esempi ricevuti, per questi “talenti”, che l’umanità sarà giudicata per le sue opere contrarie alle Leggi Universali.
Strumenti, uomini di buona volontà, profeti, veggenti, iniziati… quante informazioni abbiamo ricevuto, quanta responsabilità abbiamo maturato di fronte alla conoscenza. Eppure spesso mi viene in mente quella frase che l’Amore più grande di tutti gli amori, Gesù, ebbe a pronunciare: “Quando tornerò, troverò la fede sulla Terra?”
E cos’è la fede? Non certo posso pensare solo alla religione, ma a ben altro. La fede è la forza e luce diretta dello spirito, quell’energia che ci fa apprezzare la sua natura più sublime e che ci spinge a somigliare sempre più alla stessa energia che tutto contiene e tutto compenetra: Dio.
Se è vero che siamo stati creati ad immagine e somiglianza dei nostri Creatori, e se è vero che noi siamo cellule del grande corpo che chiamiamo Dio, dovremmo domandarci in questo tempo così difficile: “Come vorrebbe vivere Dio al mio posto? Cosa vorrebbe pensare Dio dentro di me? Cosa vorrebbe fare Dio attraverso me? Se noi siamo i suoi occhi, le sue membra, il suo respiro in questa forma e in questa sostanza, come vorrebbe vivere? Se prendiamo coscienza di questa grande verità la nostra vita diviene un paradiso.
Oggi parliamo di resurrezione, ma cosa significa risorgere? Sono i vivi che devono risorgere non i morti!
Risorgere significa risvegliarsi alla logica dello spirito ed incominciare ad operare come è giusto che sia, in sintonia con le logiche universali.
Vorrei concludere questo mio pensiero con questo importante messaggio ricevuto da Eugenio Siragusa nel lontano 1967 dal Verbo Divino che venne come Luce del mondo, e che annunciò di essere la Via, la Verità e la Vita.

Le mie parole non passeranno
In verità, in verità vi dico. Figli di questo mondo, è questo il tempo che lo spirito della Mia parola diviene Luce di Verità.
Vi lasciai una divina eredità, uno scrigno di eterne ricchezze con cui avreste dovuto adornare le vostre anime di celeste bene.
Vi lasciai la porta del Mio amore e della Mia pace aperta affinché ognuno di voi potesse liberamente entrare e sostare con Me, ed infiammare i vostri cuori di paradisiaca allegrezza e di infinita felicità Cristica.
Ho atteso invano e la Mia tristezza ha portato nella luce del Mio sacro cuore la profonda amarezza di averne visto entrare uno solo su migliaia.
Vi ho chiamati in mille e mille modi, vi ho invitati per bocca dei miei angeli, ho tolto il velo a molti misteri della potenza del mio regno, ho messo la mia mano affinché le cose umane si tramutassero in cose divine, ed infine ho dato alla profezia le ali della Verità affinché si rivelasse nei vostri cuori e nelle vostre anime in segno di quanto vi lasciai perché poteste ricordare e ravvedervi.
Colui che io diedi come figlio a Colei che edificò il mio corpo, è stato in mezzo a voi perché confermasse così come era stato scritto il mio ritorno nel mondo e preparasse il gregge da me scelto e segnato prima ancora che vedessero la Luce di questo mondo.
Lo avete schernito e non l’avete creduto, ma in verità, in verità Io dico che vi pentirete di essere stati duri di cuore e insensibili nelle anime perché Egli è stato il Mio precursore, colui che doveva dire quanto ha detto per suprema volontà di Dio.
Egli ha raccolto i segnati perché venissero da me chiamati nell’ora dell’opera Mia che è prossima.
Le mie parole non sono passate e sia fatta la volontà del Padre che è nei cieli.
Il Mio ritorno nel mondo è dietro le porte di questo tempo e la Mia gloria è nella luce di quel giorno che nessuno attende.
Gli occhi che in quel giorno e in quell’ora non guarderanno il cielo diverranno ciechi e le orecchie sorde affinché siano private di vedere la gloria Mia scendere dai cieli e di sentire il coro degli angeli che con me squarceranno i cieli. L’ora viene. Siate svegli.
Dal Verbo Cristico ad Eugenio Siragusa

Giuliano Falciani
1 Aprile 2010

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