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La vita di George Adamski di Glenn Steckling

GEORGE ADAMSKI

GEORGE ADAMSKI

Nel corso degli ultimi decenni vi è stato un notevole numero di pubblicazioni e documenti riguardanti la vita e l’esperienza di George Adamski. La maggior parte è stata scritta da persone che non hanno avuto molti rapporti con lui o spesso addirittura nessun contatto diretto; altre invece sono considerazioni basate su pure opinioni e supposizioni.

Alla luce di ciò, leggendo di George, la sensazione è di venire travolti da una marea di informazioni, alcune vere altre meno, che possono confondere le idee e non consentire di giungere ad una visione chiara ed obiettiva della sua vita.

In qualità di suoi stretti amici e collaboratori, avendo avuto esperienze personali vissute con George e i suoi contatti extraterrestri, noi della Adamski Foundation, cerchiamo di concentrarci su fatti precisi, chiari e documentati per metterli a disposizione di tutti coloro che desiderano informazioni reali circa la figura di quest’uomo molto enigmatico.

Il giovane Adamski nacque in Polonia il 17 Aprile 1891 da padre polacco e madre egiziana, Joseph e Frances Adamski. Quando aveva 2 anni la famiglia emigrò negli Stati Uniti a Dunkirk, New york. Ancora adolescente, George fu reclutato e condotto in un scuola molto speciale nell’estremo Tibet orientale, nella quale rimase per circa 6 anni.

Durante questo periodo di “addestramento” molto particolare, fece sue quelle lezioni e quei principi che avrebbe poi praticato ed insegnato nella Scuola che fondò a Laguna Beach, in California “The Royal Order of Tibet.”
Tra i primi libri che scrisse ricordiamo “Saggezza dei maestri dell’estremo Oriente” che acquisì notorietà solo in seguito. Nel 1913 tornò negli Stati Uniti e si arruolò nel tredicesimo battaglione di Cavalleria dove fu congedato con onore nel 1919. Due anni prima, nel 1917, si sposò con Mary Shimbersky che morì nel 1954.

Grazie ai primi insegnamenti ricevuti, alla formazione e alle esperienze della sua giovinezza, George fu uno studente estremamente appassionato di filosofia e della manifestazione dei Princìpi naturali della vita.
Successivamente, negli anni Trenta, iniziò a partecipare a conferenze, trasmissioni radiofoniche e tenne corsi in cui impartiva questi concetti ed insegnamenti, sottolineando che questi principi universali dovevano necessariamente estendersi oltre questo minuscolo pianeta e diffondersi nel cosmo.

Come si è scoperto recentemente, le sue affermazioni erano corrette, così come i concetti e gli aspetti della vita che ha divulgato e che riguardano il nostro pianeta, lo spazio e l’intero Universo.
Nel 1938, per aiutarlo nella sua ricerca, Adamski ricevette in dono da uno dei suoi studenti, la signora L. Johnson, un telescopio di 6 pollici (anni dopo, il figlio della signora Johnson, Dr. Johnson, partecipò alla costruzione ed installazione del famoso Telecopio Hale di 200 pollici di diametro sul Monte Palomar nelle cui vicinanze, nel 1947, Adamski si era trasferito e dove scattò le sue famose foto di UFO o astronavi extraterrestri).

Già all’inizio del 1938, Adamski aveva scattato delle foto, con il suo telescopio, di oggetti che considerava UFO o navi spaziali extraterrestri. Presentò queste immagini al governo affinché le esaminasse, ma il coinvolgimento nella Seconda Guerra mondiale non fecero rivolgere al suo caso la dovuta attenzione. Così le foto non vennero ne analizzate ne considerate importanti fino al decennio successivo quando tutto cambiò.

Durante la Guerra, molti Ufo furono avvistati e segnalati da piloti militari, equipaggi dell’aereonautica e altro personale militare in ogni località del globo dove erano in atto interventi bellici. Di fatto esistono pubblicazioni che riportano fotografie di astronavi a forma di disco che sorvolavano diverse città europee sin dall’inizio del 1918.
Era chiaro che i visitatori interplanetari stavano osservando il nostro comportamento e le nostre azioni imprevedibili durante quel difficile periodo. Tuttavia, andando a ritroso nella storia dell’umanità, negli antichi testi e archivi si può trovare traccia di resoconti di questi mezzi e dei loro occupanti umani.

La Bibbia, per esempio, contiene molti di questi riferimenti; antichi testi Buddisti, Egiziani, Giudei, Sumeri, Indiani, Cinesi, solo per nominarne alcuni: tutti riportano descrizioni di simili avvistamenti. In pratica, ogni civiltà nel tempo è stata protagonista di questi contatti interplanetari.
Dal 1948, e fino alla fine della sua vita, Adamski stabilì ancora una volta contatti con questi veicoli e i loro occupanti. Con il suo telescopio iniziò a scattare fotografie impressionanti, fino a realizzare filmati di mezzi interplanetari in azione.

Fu un vero pioniere in questo campo. Il suo contatto documentato ravvicinato del 20 novembre 1952 con questi mezzi e i suoi passeggeri, al quale assistettero 6 testimoni, pose Adamski in prima fila nel campo dell’ufologia che allora si stava allora espandendo. La sua storia, riportata nel libro del 1953 “I Dischi Volanti sono atterrati”, e nel secondo libro del 1955 “A Bordo dei Dischi Volanti”; qui vengono raccontate, con molti particolari, le dinamiche dei suoi contatti, le interazioni con questi esseri, i viaggi spaziali e le rivelazioni avute da questi pacifici visitatori.

Il suo terzo libro, “I Dischi Volanti Torneranno”, del 1961, è stato recentemente rivisitato e aggiornato da noi della Fondazione con contenuti inediti ed è ora disponibile (in inglese) con il titolo “Dietro il Mistero dei Dischi Volanti 2”.
Ciò che rese e rende ancora oggi la storia di Adamski così particolare nel campo dell’ufologia e del contattismo, sono i messaggi e le informazioni che ebbe l’onore di offrire e trasmettere agli abitanti del nostro pianeta. Gli esseri extraterrestri che incontrò gli affidarono importanti messaggi contenenti fatti concreti, comprensibili, espressi con scopi intelligenti, benefici e mai aggressivi o negativi.

Nei molti messaggi ricevuti i concetti più più significativi riguardavano:

1) il nostro continuo abuso del pianeta e delle condizioni geofisiche in cui si trova; la sua interconnessione con lo spazio esterno ed il resto del Sistema Solare.
2) il disperato bisogno della nostra civiltà di affacciarsi allo spazio esterno; una prospettiva che tra le molte altre cose, risveglierebbe in noi l’interconnessione cosmica con le altre civiltà spaziali. Forse attraverso questa esperienza smetteremmo di perderci in teorie, opinioni, supposizioni e, attraverso concrete sperimentazioni dirette, potremmo diventare testimoni e conoscitori della verità.
3) terzo, ma non ultimo, maggiore coscienza e orientamento verso madre natura, i principi naturali, e l’impegno a ritrovare armonia ed equilibrio di tutto ciò che ci allontana dal riconoscimento di noi stessi, della nostra anima.

In un passaggio contenuto nel suo libro “A Bordo dei Dischi Volanti”, durante un incontro tenutosi all’interno della nave madre uno dei membri più saggi disse:
“Siamo stati felici di mostrarti una piccolissima parte dell’universo di nostro Padre. Queste esperienze dovrebbero darti la fiducia ed esserti di grande aiuto nello spiegare e trasmettere le leggi Universali agli abitanti del tuo pianeta.

Non smettere mai di ricordare loro, figlio mio, che siamo tutti fratelli e sorelle, indipendentemente dal luogo in cui siamo nati, o abbiamo scelto di vivere. La nazionalità o il colore della pelle sono soltanto incidentali poiché il corpo non è altro che una dimora momentanea, e cambia nell’eternità del tempo.

Nell’infinito progresso di tutti gli esseri viventi, alla fine ciascuno avrà conosciuto e sperimentato tutti gli stati e le condizioni … ma l’uomo, nella sua mancanza di comprensione, ha distrutto l’armonia della sua presenza sulla Terra. Vive nell’inimicizia verso il suo simile, e la sua mente è divisa, preda della confusione. Non ha mai conosciuto la pace, non ha mai conosciuto la vera bellezza. Per quanto si glori delle sue conquiste materiali, vive tutt’ora come un’anima perduta…”
Vi sono ancora molte informazioni ed insegnamenti in questo libro e in altri, e suggerisco caldamente di leggerli a tutti coloro che sono, sinceramente, su un percorso di ricerca.

Nel 1958 Adamski informò personalmente il presidente Eisenhower sulla situazione UFO, e nel 1959, iniziò il suo tour mondiale di conferenze che lo portò a viaggiare dalla California, alla Nuova Zelanda, Australia, India, Medio Oriente ed Europa. Tenne innumerevoli incontri pubblici, continuando ad avere accanto a sé i suoi amici spaziali, infatti nei suoi viaggi, da paese a paese, era sempre accompagnato da numerosi avvistamenti UFO che lo seguirono. Ricevette l’invito ad incontrare la regina Juliana dei Paesi Bassi e poté così ragguagliarla sulla sua esperienza. Questo è solo un esempio dei numerosi contatti che ebbe con personalità eminenti. Il racconto del suo viaggio e delle sue esperienze, con foto ed eventi riportati sui giornali sono descritti nel libro “Dietro al mistero dei dischi Volanti 2”.

Nonostante un intenso e frenetico programma negli Stati Uniti, inclusi incontri con il Presidente Kennedy (dal 1961 in poi), nel 1963 Adamski si recò ancora una volta in Europa per tenere conferenze e consegnare a mano un messaggio sigillato degli esseri extraterrestri in Vaticano a Papa Giovanni XXIII. Dopo questo incontro il Papa consegnò a George una medaglia d’oro come riconoscimento per il suo servizio.
Questo oggetto è oggi tutt’ora in possesso della Fondazione, e viene mostrato pubblicamente durante le nostre numerose conferenze e partecipazioni in tutto il mondo.

Nel Gennaio del 1965 Adamski incontrò a New York il segretario Generale delle Nazioni Unite U Thant il quale gli offrì un posto all’assemblea Generale. George gentilmente rifiutò la proposta spiegando che accettare una posizione così ufficiale lo avrebbe portato a subire pressioni e condizionamenti, per cui non fu disposto a compromettere la verità e l’autenticità della sua missione.
Un mese più tardi, alla fine di Febbraio, Adamski girò un filmato che riprendeva astronavi in azione a meno di 100 metri dalla cinepresa, e nonostante avesse già filmato degli UFO in molti paesi, questo documento di Silver Springs, nel Maryland, fu uno dei migliori in assoluto da lui realizzati.

Mio padre, Fred Steckling, due settimane più tardi organizzò una conferenza stampa internazionale, nel famoso Mayflower Hotel, a cui parteciparono tutti i nomi più noti dei media del tempo. Mia madre e la signora Rodeffer mandarono anche degli inviti a tutti i consolati, e alcuni di loro presero parte all’incontro.
Quando George teneva delle conferenze, spesso accadeva che personale militare di alto livello in uniforme sedesse in prima fila per ascoltare e apprendere ciò che egli aveva da dire. Anche ciò lo rese un personaggio unico e molto invidiato nel suo campo.

Molte settimane più tardi, Adamski celebrò il suo settantaquattresimo compleanno insieme alla mia famiglia nella nostra casa. In quell’occasione ci disse che sarebbe morto molto presto. Naturalmente fummo devastati dal pensiero di perderlo, ma la sua previsione si avverò quando il 23 Aprile del 1965, a distanza di poche settimane dal suo compleanno, George ci lasciò in seguito ad un attacco di cuore.

Da allora i primi collaboratori della Adamski Foundation hanno continuato a promuovere i principi, a portare avanti l’attività divulgativa del contattista e a preservare l’autenticità delle testimonianze e dei documenti in suo possesso. La Fondazione è una delle prime e solide organizzazioni nel campo dell’ufologia. Ci sentiamo privilegiati di aver conosciuto e lavorato con uno dei più importanti contattisti di fama mondiale; abbiamo avuto il grande onore di aver conosciuto gli esseri extraterrestri con cui era in contatto, ci consideriamo i suoi eredi e ancora oggi continuiamo a fare del nostro meglio per informare l’opinione pubblica in questo campo, con umiltà, franchezza, onestà, e sincerità.

Glenn Steckling, direttore della Adamski Foundation

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