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Aiuto, l’oceano conterrà più plastica che pesci!

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Nel 2050 l’Oceano conterrà più plastica che pesci; peccato che la plastica però non possa essere mangiata. 
Questo è ciò che emerge da un nuovo rapporto del World Economic Forum e la Ellen MacArthur Foundation.

“La ricerca stima che attualmente nell’Oceano sono presenti 165 tonnellate di materie plastiche – si legge nella relazione – Un probabile scenario prevede che entro il 2025 per 3 tonnellate di pesci sarà presente una tonnellata di plastica e che nel 2050 la plastica supererà i pesci”.

Quest’ultimo allarme sembra fare il paio con quello lanciato nel settembre del 2015 dai ricercatori dell’Imperial College di Londra e della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (Csiro) in Australia. 

Secondo le stime rilevate dagli esperti, il 90% degli uccelli marini, albatros, berte e pinguini, ha ingerito plastica di vario tipo finiti in mare dalla terraferma. “Si tratta di una quantità enorme e indica quanto pervasivo sia l’inquinamento della plastica in mare” ebbe a denunciare Chris Wilcox, coautore dello studio che, nel corso di una ricerca precedente, aveva stimato che più di 4,8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica finiscono negli oceani ogni anno. 

Secondo i risultati dello studio, nel 1960 la plastica era stata trovata nello stomaco di meno del 5% degli uccelli marini ma nel 2010 la percentuale era salita già all’80%. 
Entro il 2050 evidenziavano già i ricercatori a settembre, circa il 99% degli uccelli marini avrà ingerito sacchetti di plastica, bottiglie o fibre finite in mare.  

Adesso si scopre che per quella data addirittura la plastica sarà più presente dei pesci nelle acque dell’Oceano.
Tuttavia ci sarebbe ancora la maniera di scongiurare il disastro.
“Questo rapporto mostra l’importanza di innescare una rivoluzione nell’ecosistema industriale della plastica” ha dichiarato Dominic Waughray del World Economic Forum. Oggi solo il 14% degli imballaggi di plastica vengono destinati al riciclaggio.

“Il problema più urgente da risolvere è quello che riguarda l’inquinamento provocato dagli oggetti di plastica monouso, i quali non vengono riciclati a dovere – ha osservato Dianna Cohen, ceo di Plastic pollution coalition – Tutti noi abbiamo il potere di fare qualcosa per ridurre la quantità di plastica che utilizziamo ogni giorno”.
Ma basterà davvero questo per salvare l’Oceano e il suo inestimabile ecosistema?

La pulizia secondo gli scienziati di Londra deve partire innanzitutto dalle coste prima che dalle grandi isole d’immondizia dove i collettori rimuoverebbero appena il 17% di plastica. “La Great Pacific Garage Patch ha un’enorme massa di microplastiche – spiega Peter Sherman dell’Imperial College di Londra – ma la maggior parte di plastica si trova lungo le coste, dove entra nell’oceano”. “Ecco perché – aggiunge il dottor Erik van Sebille – ha più senso rimuovere le plastiche lungo coste densamente popolate e sfruttate economicamente prima che abbiano la possibilità di danneggiare gli ecosistemi”.

Fonte: http://www.intelligonews.it/

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