Vite passate, vite future e natura del tempo

KarmaQuando stavo scrivendo il mio secondo libro, “Genesis Unveiled”, ho adottato un’ampia visione spirituale del mondo basata sulle idee accoppiate di reincarnazione e karma come contesto al cui interno si dovrebbero interpretare le antiche tradizioni globali della preistoria umana. 
Questo ha innescato un’interessante catena di eventi. Innanzitutto il mio editore  ha insistito sul fatto che alcuni riferimenti a  piè pagina per tale visione del mondo erano insufficienti,  il che mi ha indotto a svolgere ricerche supplementari in modo da poter inserire all’inizio del libro un capitolo del tutto inedito contenente i suddetti riscontri.
Ero già rimasto enormemente colpito dalle ricerche eseguite dallo psicologo Ian Stevenson, della University of Virginia, relative ai bambini che rievocano spontaneamente vite passate.
Tuttavia, quasi per caso, ho scoperto l’opera dello psicologo californiano Michael Newton. All’epoca ero alquanto scettico sulla regressione a vite passate in generale, presumendo, come molti altri, che si trattasse di un filone di ricerca  troppo soggettivo, con troppe possibilità che i soggetti vengano attivamente guidati dal loro regressore. Tuttavia quello che dell’opera di Newton attirò la mia attenzione fu la coerenza con cui i suoi soggetti descrivevano la intervita, ovvero la loro “vita fra le vite” nei regni eterei. Per di più, le trascrizioni delle sue sedute sembravano precludere qualsiasi rilevante possibilità di influenza soggettiva, in quanto i soggetti lo schernivano regolarmente o addirittura lo rimproveravano se egli diceva qualcosa che ritenevano ridicolo o inaccurato.
Poi nel 2002, quando è stato pubblicato “Genesis Unveiled”, ho scoperto che un gran numero di persone era rimasta colpita dalle prove riportate in questo nuovo capitolo. Il mio interesse ne è rimasto stimolato e, grazie ad un’ulteriore serie di fortunate coincidenze, ben presto ho determinato che molti altri psicologi e psichiatri d’avanguardia, molti dei quali prima di Newton, avevano compiuto ricerche sull’intervita, con risultati ampiamente coerenti. Sembrava che nessuno avesse ancora raccolto e messo a confronto tali ricerche, quindi ho avuto la sensazione che questo fosse un importante libro che doveva essere scritto.
Da allora sono intervenuti vari altri fattori. Ho deciso di tornare alle basi e scrivere un libro che contenesse tutti i riscontri a sostegno della prospettiva mondiale sulla reincarnazione, includendo anche vitali ricerche sulle esperienze di quasi-morte che hanno dimostrato di fornire alcuni importanti elementi a sostegno delle esperienze di intervita.
Con adeguate indagini ho inoltre scoperto che avevo sbagliato a scartare la generica regressione a vite passate, per due importanti ragioni che esamineremo brevemente.
Quindi, da una parte, ho involontariamente scoperto che stavo costruendo una struttura spirituale di base fondata interamente su riscontri moderni invece che su “sapere rivelato”; dall’altra diventava per me sempre più ovvio che i tentativi dei materialisti di spiegare in modo soddisfacente queste varie linee di ricerca erano totalmente inadeguati, invero del tutto illogici, data la consistenza e la profondità dei riscontri a disposizione.
Sebbene avessi flirtato con tale idea già in precedenza, questo è stato ciò che mi ha convinto che il termine “spiritualità razionale” era del tutto appropriato.
Comunque in seguito, nelle fasi finali di revisione del libro, mi sono reso conto che mi stavo ancora confrontando con le dinamiche del karma e l’idea che esse si basino su un qualche tipo di meccanismo di “azione e reazione” o di “si raccoglie quel che si semina”.
Dopo molta confusione e riflessioni, sono arrivato a quella che intuisco essere una conclusione fondamentale relativa all’inadeguatezza di questa prospettiva, come spiegherò in breve. Tuttavia, ancora una volta, questo ha consolidato il mio desiderio di distaccare la struttura spirituale che stavo elaborando da ogni sapere rivelato del passato.
I mio ultimo libro, “The Book of the Soul: Rational Spirituality for the Twenty-First Century”, è stato pubblicato alla fine del 2004. Nel presente articolo mi propongo di riassumere i riscontri e le analisi inerenti alla reincarnazione e al karma, tutti riportati nel libro con adeguati riferimenti alle fonti.

Vite passate, reincarnazione e karma
Per vari decenni Ian Stevenson è stato pressoché da solo all’avanguardia nella ricerca relativa a bambini che ricordano spontaneamente vite passate; solo adesso, in una situazione di semi pensionamento, sta cominciando a conquistare i riconoscimenti  che così ampiamente merita. Molti dei casi da lui trattati implicano dettagli talmente oscuri da non poter essere stati acquisiti  con metodi ordinari, a meno che non siano state deliberatamente implicate collusioni e frodi – eventi che la sua metodologia è stata appositamente progettata ad individuare, cosi come altri  motivi di sospetto.
Per riepilogare uno dei casi più sconcertanti, sin dalla tenera età Swarnlata Mishra ricordava  spontaneamente particolari della vita di un’altra ragazza indiana, tale Biya Pathak, la quale aveva abitato in una città diversa a qualche distanza dalla residenza del momento di Swarnlata e la cui famiglia venne infine rintracciata.
Stevenson ha scoperto che, complessivamente, ella aveva fatto 49 dichiarazioni sulla sua vita precedente; solo alcune di queste potevano  essere considerate inaccurate, mentre 18 furono rese prima che fra le due famiglie vi fossero contatti di qualsiasi tipo.
Tali dichiarazioni comprendevano l’identificazione di ex membri della famiglia, a volte attuata mentre Swarnlata veniva attivamente depistata, la rievocazione di nomignoli poco noti e persino la rivelazione all’ex marito che costui aveva prelevato 1.200 rupie dalla cassetta salvadanaio della moglie un episodio noto soltanto ai due coniugi. Gli archivi di Stevenson contengono molti casi analogamente sconcertanti.
Quanto alla regressione a vite passate, la sua validità come  prova di reincarnazione risiede in due aree principali. La prima e più ovvia implica ancora una volta casi in cui emergono dettagli storici che non solo sono verificabili, ma anche talmente oscuri da non poter essere stati acquisiti con metodi ordinari e, nuovamente, nei quali la possibilità di inganno deliberato è talmente remota da essere trascurabile.
Alcuni fra gli esempi più validi provengono dalle ricerche dello psicologo australiano Peter Ramster, ricerche che certamente non hanno avuto, quantomeno all’esterno dell’Australia, l’attenzione che indubbiamente meritano. Ramster è rimasto così incuriosito dai ricordi delle vite passate di molti dei suoi migliori soggetti che ha deciso di portare questi ultimi in Europa, continente in cui le vite in questione si erano presumibilmente svolte e che i soggetti non avevano mai visitato prima nel corso della loro esistenza attuale; Ramster ha inoltre radunato una troupe televisiva per registrare in forma di documentario gli eventi in condizioni controllate.
Uno dei suoi soggetti migliori era Gwen McDonald. All’inizio Gwen ricordava una serie di oscuri particolari della vita di Rose Duncan, una ragazza del 18mo secolo vissuta a Glastonbury, Inghilterra. Quando Gwen è stata portata in Inghilterra, gli storici e i residenti locali hanno verificato tutti i suddetti particolari – compresi oscuri od obsoleti nomi di luoghi e persone, obsoleti elementi del dialetto locale, nonché particolari che case ed altri edifici presentavano nel 18mo secolo.
La cosa più sbalorditiva era la sua insistenza sul fatto che era stata portata in un cottage le cui pietre del pavimento erano state rubate dall’Abbazia di Glastonbury; una di queste recava una strana incisione, che Gwen aveva disegnato mentre si trovava ancora a Sydney. Quando ha condotto gli studiosi a quello che al momento era un pollaio in rovina e dodo aver ripulito escrementi accumulatisi da decenni, si è presentata l’incisione esattamente come lei l’aveva disegnata! Ramster ed altri riferiscono molti altri casi analogamente sbalorditivi.
L’altro modo secondo cui la regressione alle vite passate fornisce impressionanti prove della reincarnazione riguarda i casi che implicano drastici benefici terapeutici. Molti dei pionieristici terapeuti della vita passata, il cui lavoro fiorì negli anni ’60 e ’70, erano psicologi e psicanalisti dotati di preparazione scientifica ma che, nel loro complesso, all’inizio avevano convincimenti di carattere scettico o ateistico; fra questi pionieri si annoverano Alexander Cannon, Denys Kelsey, Morris Netherton ed Edith Fiore (vedere il libro “The Book of the Soul”).
Precedentemente la tecnica della regressione veniva utilizzata sporadicamente da decenni, ma sembra che questi terapeuti la abbiano scoperta in modo indipendente e più o meno per caso, spesso quando facevano regredire i loro clienti all’età infantile. Coloro che sono sotto ipnosi prendono alla lettera comandi imprecisi e quando ai pazienti veniva chiesto, ad esempio, di “andare ulteriormente a ritroso nel tempo” essi improvvisamente iniziavano a descrivere eventi che non potevano essere correlati alla loro vita presente.
Incuriositi, i pionieri eseguirono ulteriori esperimenti e in molti casi scoprirono che gravi disordini psicologici e psicosomatici – rimasti virtualmente inalterati a dispetto di anni di terapia convenzionale venivano decisamente attenuati, a volte dopo soltanto alcune sessioni di terapia della vita passata; inoltre la terapia aveva successo indipendentemente dal fatto che il paziente o, quanto a questo, il terapeuta, credessero nella reincarnazione.
Fu questa esperienza universale a convincere tutti i pionieri che non si trattava di un semplice effetto placebo e che la reincarnazione è una realtà
Tuttavia, anche se i materialisti sono del tutto incapaci di spiegare in modo soddisfacente questi vari tipi di riscontri, esistono spiegazioni alternative paranormali che non implichino la reincarnazione? Un’ipotesi è che i soggetti attingano a memorie ancestrali veicolate dai loro geni però molte vite passate sono risultate essere abbastanza contigue e tuttavia contemplare continenti o persino razze diverse, in un’epoca in cui generalmente le popolazioni non erano particolarmente mobili, Per di più, molti dei casi i Stevenson riguardano vite separate soltanto da pochi anni, per i quali è dimostrabile che le due famiglie implicate non sono geneticamente collegate.
L’altra potenziale spiegazione paranormale è che i soggetti attingano a qualche genere di memoria o coscienza universale e che le vite passate cui si  avuto accesso in tal modo non appartengano all’individuo implicato; se tuttavia fosse accaduto questo, gli esiti terapeutici non sarebbero mai stati acquisiti. Per di più, la maggior parte dei casi di regressione a vite passate indicano evidenti legami karmici fra le vite che sono personali ed individuali.
Nei più straordinari casi studiati da Stevenson – quelli di bambini nati con difetti o segni particolari  questo si manifesta in modo più evidente che altrove. Esaminando referti post-mortem ed altri documenti egli scopri che in molti dei casi i difetti o segni particolari corrispondevano esattamente alle lesioni che avevano provocato la morte della precedente personalità che il bambino dichiarava di essere stato e per cui erano stati forniti altri dati verificabili.
I casi di difetti o segni particolari non solo corroborano l’idea della  reincarnazione della singola anima ma forniscono anche le prove più  convincenti che le concezioni storiche del karma sono inadeguate –  anche se la loro importanza come indicatori delle dinamiche karmiche non è stata colta in precedenza; certamente non dallo stesso Stevenson, dato che egli si è sempre mantenuto professionalmente distante dal pronunciarsi sulle implicazioni di più ampia portata della  sua ricerca. I soggetti si ritrovano nella loro vita attuale con quella che sembra essere una “punizione” fisica, e tuttavia in quella precedente erano solitamente delle vittime innocenti. In che modo ciò può rappresentare un processo karmico di “azione e reazione”? La conclusione che ho tratto è che non lo rappresenta affatto.
Le moderne ricerche sulla intervita indicano che le anime più progredite non solo eseguono dettagliati riesami delle loro vite passate, ma progettano anche quelle successive. Inoltre, anche quando scelgono circostanze avverse quali inabilità fisiche o privazioni economiche o emotive, lo fanno allo scopo di far progredire il proprio karma come parte di un’esperienza di apprendimento. Queste ricerche indicano anche che durante l’intervita le anime meno progredite spesso ignorano tutti i consigli inerenti al riesame ed alla pianificazione, quindi come risultato le loro vite tendono a manifestare schemi ripetitivi.
Ad ogni modo, anche se come risultato si ritrovano ad affrontare  ripetutamente circostanze avverse simili, lo scopo è quello di dare loro un’altra opportunità di imparare la lezione sfuggita loro in passato – e non in virtù di qualche genere di punizione karmica o dinamica di azione e reazione. Il test più cruciale consiste nell’assimilare in modo appropriato intense emozioni negative di odio, paura, gelosia, vendetta e così via durante la vita incarnata oppure nell’intervita, in modo che tali emozioni non mantengano più la loro carica karmica limitativa.
A quanto pare, in virtù di una mancata esperienza di intervita  appropriata, gli sfortunati soggetti dei casi di difetti o segni particolari, dalla loro ultima vita hanno trattenuto – invece che diffonderle – emozioni di intensità tale da rimanere impresse sul loro corpo successivo – anche se queste potrebbero operare in modo costruttivo come promemoria del fatto che tali soggetti hanno emozioni provenienti dal passato che necessitano di essere riordinate.
Quindi, in base all’analisi dei moderni riscontri, la mia conclusione più radicale è che il karma e la progressione  karmica riguardano l’apprendimento e la sperimentazione di entrambi i lati di ciascuna medaglia; non esiste alcuna legge karmica di azione e reazione e in realtà questo aspetto del sapere rivelato del passato non solo è fuorviante ma assolutamente nocivo.
Intanto, per collocare tutta la faccenda nel suo intero contesto, la nozione storica secondo cui lo scopo di tutte le anime sia quello di progredire a sufficienza da “sfuggire al cerchio karmico terrestre” è più o meno corretta, salvo che la ricerca sull’intervita indica pure che questa è solo una fase preliminare – e anche dopo questa, nei regni eterei vi sono da intraprendere considerevoli ulteriori fasi di apprendimento e sviluppo.

Vite future e natura del tempo
Alcuni ipnoterapeuti hanno eseguito esperimenti facendo progredire i propri soggetti nelle vite future. La prima ricerca venne condotta dalla psicologa californiana Helen Wambach e, dopo la sua morte, al suo pupillo Chet Snow; la ricerca si rifaceva al suo avanguardistico lavoro di far regredire gruppi di soggetti al medesimo periodo, e lo stesso protocollo venne in parte utilizzato per le progressioni.
Il primo aspetto degno di nota è che sia Wambach che Snow  sembrano essere stati appassionati dell’opera di Edgar Cayce, il cosiddetto “profeta dormiente”‘ che nelle sue profezie in trance preannunciò che fra il 1958 ed il 1998 in varie parti del mondo si sarebbero verificati catastrofici “cambiamenti della Terra”. Le dettagliate progressioni di Snow con Wambach, condotte nei primi anni ’80 ma concentrate sulla sua vita alla fine degli anni ’90, sembravano confermare le previsioni d Cayce  che naturalmente noi ora sappiamo non essersi realizzate, almeno al momento attuale.
Le loro successive sessioni di gruppo, nelle quali ai soggetti veniva data la possibilità di regredire o progredire ancor più avanti in una vita futura – nel 2100 o nel 2300 – in qualche modo sembravano confermare la nozione di una catastrofe globale che sarebbe avvenuta alla fine del 20mo oppure agli inizi del 21mo secolo; contenevano inoltre molti sviluppi, fra cui contatti con extraterrestri, che ci si sarebbe potuti aspettare da chiunque avesse mai visto dei film di fantascienza o del filone catastrofico.
L’altro principale ipnoterapeuta che ha effettuato esperimenti con progressioni individuali è anch’egli californiano: si tratta di Bruce Goldberg. Certamente alcuni dei suoi studi su casi specifici contengono particolari esaurienti almeno quanto quelli degli sbalorditivi casi di regressione, nondimeno egli talvolta faceva progredire i suoi soggetti considerevolmente più avanti; in un’occasione condusse una donna alla sua vita del 3015. Per riassumere le sue concezioni in qualche modo sconcertanti, egli sostiene che ciascuna vita futura non è totalmente predeterminata e può disporre di una fra cinque “frequenze alternative”, descritte come variabili da “pessima” a “eccellente”. Sotto il profilo terapeutico Bruce insiste sul fatto che se un paziente ha avuto una cattiva progressione, egli semplicemente lo riprogramma affinché si avvalga di una delle versioni più piacevoli; ciascuna delle alternative implica comunque la medesima persona e le stesse circostanze generali.
Allora le progressioni nella vita futura sono in qualche modo affidabili? Indubbiamente i riscontri sono esili e, in base alle previsioni di Snow, sappiamo che non sono interamente accurate, quantomeno riguardo alla loro specifica dimensione temporale; ma allora non lo sono nemmeno molte regressioni alle vite passate, le quali possono implicare elementi di fantasia ed altre informazioni frammiste a genuine rievocazioni. Comunque sia, l’impressionante livello dei particolari in alcuni casi di progressione indica che non dovremmo accantonare tali progressioni senza dedicarvi ulteriori attenzioni. Se tuttavia sono del tutto accurate, che cosa ci dicono a proposito della predeterminazione in  contrasto con la libera scelta e, ovviamente, della natura del tempo stesso?
Insieme a molti altri cui preme mettere in discussione le nostre  convenzionali convinzioni relative al tempo, tanto Snow quanto Goldberg citano la teoria della relatività di Einstein, in quanto sembra che tenti di suggerire che esso non opera secondo un flusso lineare – vale a dire dal passato, attraverso il  presente e nel futuro.
Obietterei che entrambi in qualche modo travisano la teoria; è vero che Einstein ha dimostrato che spazio e tempo non sono indipendenti l’uno dall’altro e che, dato che la luce impiega tempo a percorrere lunghe distanze, è possibile descrivere gli eventi con completa accuratezza solo conoscendo le coordinate spazio-temporali dell’osservatore, un fenomeno illustrato al meglio nel contesto delle enormi distanze tipiche dello spazio esterno. Per fare l’esempio più estremo, grazie ai moderni telescopi ora è possibile individuare le galassie presenti nei più remoti recessi del nostro universo. Data la loro distanza ed il tempo che la luce visibile che emettono impiega ad arrivare sino a noi, quello che i nostri astronomi osservano è lo stato di questi sistemi così come era molti miliardi di “anni luce” fa – vale a dire molto più vicino al momento in cui l’universo fisico si formò. Questo tuttavia non implica che il tempo non fluisce come un fenomeno lineare; indica semplicemente che lo si può misurare relativamente alla posizione dell’osservatore.
Nondimeno, a prima vista, questa teoria suggerisce che non siamo in grado di definire oggettivamente alcunché denominato “adesso”, in quanto tale momento è invero relativo all’osservatore. Questa comunque è una falsa pista per il tipo di analisi che ci interessa in questa sede, in particolar modo poiché la scienza moderna – tramite, ad esempio, l’esperimento EPR [Einstein-Podolsky-Rosen] ed il teorema di Bell – ha anche dimostrato al di là di ogni dubbio che altre forme di comunicazione non-basate-sulla-luce si verificano non solo più rapidamente della velocità della luce ma, di fatto, istantaneamente. Così, se per esempio io fossi sufficientemente progredito da sviluppare un rapporto telepatico con degli extraterrestri su un pianeta a 10.000 anni luce di distanza e chiedessi loro cosa stessero facendo ora, costoro non tradurrebbero tutto questo nel contesto di ritardi di luce visibile né cercherebbero di dirmi cosa stavano facendo tutto quel  tempo addietro; naturalmente un esperimento del genere collauderebbe appieno la loro memoria della vita passata. Essi, al contrario, comprenderebbero che nel mondo istantaneo della comunicazione telepatica il loro ora è esattamente identico al mio.
Quindi risulta perfettamente accettabile utilizzare il concetto di un “adesso” universale quando operiamo in aree che si trovano  palesemente al di fuori delle normali limitazioni del mondo fisico visibile.
Su tale base, proporrei di pensare al tempo che opera secondo una modalità di questo genere; passato, presente e futuro esistono come concetti lineari collegati separatamente, in modo tale che si verificano causa ed effetto. Nondimeno in un certo qual senso il futuro è già accaduto o, forse, è meglio dire che dei futuri in numero virtualmente infinito sono già stati prefigurati ma non si sono verificati in senso fisico.
Affinché comprendiate quello che intendo devo far riferimento ad una coerente idea che emerge dalla ricerca sulla regressione intervita, ovvero che le anime almeno ragionevolmente progredite scelgono e pianificano la loro vita successiva allo scopo di avvalersi delle migliori opportunità di far progredire il proprio karma. Le immagini di una potenziale vita successiva, che alcune anime intravedono, non sono in alcun modo talmente fissate da essere talmente predeterminate; rappresentano comunque le maggiori probabilità per la vita in questione o, talvolta, possibilità alternative di minore importanza.
Allora immaginiamo di essere in grado di congelare il tempo in un particolare adesso, quando una specifica anima sta contemplando la vita successiva che potrebbe condurre ad una serie di maggiori probabilità di tale vita come se stessero già accadendo; questo rappresenta il più probabile esito, posto che essa segua intuitivamente il proprio progetto di vita e riconosca i vari stimoli che le saranno dati come aiuto. Tuttavia il suo progetto di vita interagisce strettamente con i progetti di una serie di altre anime, in particolare quelle del suo “gruppo animico”. Inoltre, i progetti di vita di anime particolarmente estranee interagiranno con un gruppo di anime completamente diverso, le quali a quel punto dovranno essere tenute in considerazione in questa versione del futuro. In realtà, specialmente ora che viviamo in tempi di diffusi spostamenti e comunicazioni globali, è quasi certo che potremmo estrapolare agevolmente le connessioni del progetto di vita originale della nostra anima rispetto a qualsiasi altra anima del nostro pianeta; tuttavia tali connessioni non terminerebbero alla morte della nostra anima in quella vita, ma proseguirebbero nel futuro ad infinitum. Ad un certo punto questo futuro di vita sulla Terra consentirebbe quasi certamente come principali probabilità i viaggi spaziali e la relativa colonizzazione, stabilendo in tal modo una connessione con il futuro di ogni altro pianeta abitato dell’universo.
Quindi possiamo vedere quanto complessa e onnicomprensiva  dovrebbe essere questa versione del cosiddetto futuro. Avanzerei l’ipotesi che ciò significa che in un certo senso questo futuro esiste già, negli esatti particolari in cui viene prefigurato in questo “ora” dalle anime “padrone del tempo” le quali, secondo quanto riferiscono i soggetti sottoposti a regressione, coordinano e dirigono i processi di pianificazione della vita successiva. Ma la vera complessità interviene non appena ci spostiamo da questo particolare ora in uno nuovo.
Va da sé che, anche nella manciata di secondi che avete impiegato per leggere le ultime poche parole, nel mondo sono state prese milioni di decisioni che non facevano parte degli originari progetti di vita delle persone.
Questi infiniti e continui adattamenti dei futuri più probabili sono totalmente irresistibili per le nostre menti mortali ma, in base ai riscontri fornitici dai nostri pionieri, dobbiamo presumere che rientrino a dovere nelle competenze dei padroni del tempo che presiedono al processo; questo è a rigore il punto più vicino che potremmo raggiungere per  comprendere il reale significato del comune suggerimento secondo cui  tutti i futuri possibili si verificano in universi paralleli.
Quali sono allora le implicazioni della presente analisi? Il passato è indubbiamente fissato e non può essere alterato – almeno non nel  contesto del piano fisico integralmente interattivo. Ma questo non vale per il futuro. In qualsiasi punto “ora” esiste soltanto una versione del futuro che risulta la più probabile, ma essa muta quasi istantaneamente in base alle decisioni prese di momento in momento dalle singole anime.
Quindi nessuno sperimenterà mai questa particolare versione del futuro nel mondo fisico, in quanto non avverrà mai esattamente in tal modo; nondimeno nel nostro punto fissato nel tempo essa esiste come concetto dei padroni del tempo.
Mi sento dunque di sostenere che in qualsiasi punto “ora” sarebbe almeno teoricamente possibile far progredire ipnoticamente un soggetto in modo che, secondo vari gradi di chiarezza, possa intravedere la più probabile versione del futuro così come concepita dai padroni del tempo in quel punto del tempo stesso; ma vedrebbe il proprio futuro individuale, oppure un’immagine più generale? Se le progressioni sono affidabili, e a rigore si tratta di un grande “se”, allora il livello dei particolari fornito in alcuni casi indicherebbe che i soggetti devono vedere le proprie vite future individuali mentre si trovano in quel punto, anche nel lontano futuro.

Conclusione: il futuro dell’umanità
Mi auguro di aver dimostrato che una visione mondiale spirituale basata sui concetti accoppiati di reincarnazione e karma è apparentemente la più logica che, date le enormi ampiezza e profondità delle prove disponibili, possiamo adottare. Per di più, con massima certezza il karma non comporta predestinazione e reazioni ad eventi passati, bensì scelte ed apprendimento.
Tuttavia è precisamente per questa ragione che non ci aspetteremmo che i tentativi di far progredire persone nella loro vita futura abbiano una qualche reale validità. Secondo un prosaico livello probatorio, se i tentativi di vedere avanti in questa vita non sono particolarmente accurati, cercare di progredire nelle vite future è probabilmente ancor più inutile. Tuttavia da una prospettiva filosofica, se riuscissimo a predire il futuro con una certa accuratezza, la libera scelta karmica andrebbe scartata – e tutto il resto che sappiamo dalla moderna regressione e da altri riscontri  dovrebbe fare la stessa fine.
Joan Grant riecheggia questa visione nel suo primo resoconto  autobiografico di una vita passata, “Winged Pharaoh” (pubblicato nel 1937), con una bellezza poetica superiore a qualsiasi cosa mi sia riuscito di acquisire:
“Il passato è fissato;  quello che è accaduto non può essere cambiato. Ma ogni azione cambia un futuro che è fluido e modificabile in un passato che perdura. Il vostro prossimo giorno o la prossima vita in cui nascerete  è come la vostra immagine riflessa in una pozza: in qualsiasi momento potete controllare  a cosa assomiglia la pozza del vostro futuro, ma tramite il vostro libero arbitrio potrete incresparne le acque oppure mantenerle tranquille.
Questo è il motivo per cui cosi poche previsioni trovano conferma.”
Infine, sarebbe appropriato prendere in considerazione cosa tutto ciò comporta per l’umanità nel suo complesso. Se immaginiamo il nostro futuro collettivo in quanto rappresentato dai rami dell’onnipresente albero della vita, un percorso attraverso di esso potrebbe condurci più o meno direttamente verso l’esistenza più spirituale che, secondo il pensiero di molti, è il nostro destino ultimo. Un altro percorso potrebbe rivelarsi più contorto e tortuoso ma, alla fine, potrebbe comunque sbucare nella luce del Sole. Tuttavia ritengo che non possiamo essere tanto sconsiderati da ignorare il fatto che alcuni rami avvizziranno e morranno, intrappolati fra il denso fogliame prima di arrivare alla luce solare. In virtù della scelta karmica e del libero arbitrio, questi sono tutti possibili corsi del futuro dell’umanità.
Se dovessimo finire con l’imboccare un vicolo cieco e distruggere il nostro magnifico pianeta, questo costituirebbe una terribile accusa alla nostra capacità di far tesoro della nostra primogenitura fisica.
Tuttavia, anche in tal caso, la maggior parte delle anime legate alla Terra con tutta probabilità si trasferirebbe su altri pianeti abitati – per continuare la fondamentale ricerca dell’evoluzione trascendentale di tutte le anime, indipendentemente da quale possa essere la loro temporanea sede fisica.

Note e riferimenti
– Lawton, Ian, “The Book of the Soul: Rational Spirituality for the Twenty-First Century”, (Lawton Publishing, 2004); vedere in particolare i capitoli dal 3 all’8. Tenete inoltre presente che in un documento separato, reperibile sul mio sito web presso “http://www.ianlawton.com/bosmisc2.html”, esamino la nozione “circuiti di feedback” psico- spirituali, meccanismo attraverso il quale si potrebbe elaborare il concetto che il “tempo” trascorre tutto insieme sia simultaneamente sia consecutivamente.
– Stevenson, Ian, “Twenty Cases Suggestive of Reincarnation” (University Press of Virginia, 1974), “Children Who Remember Previous Lives” (University Press of Verginia, 1987) e “Where  Reincarnation and Biology Intersect (Praeger, 1997).
– Newton, Michael, “Journey of Souls” (Llewellyn, 2002) e “Destiny of Souls” (Llewellyn, 2003).
– Ramster, Peter, “The Truth about Reincarnation” (Rigby, 1980) e “The Search for Lives Past” (Somerset Fim & Publishing, 1992).
– Snow, Chet, “Mass Dreams of the Future” (Mc-Graw-Hill, 1989).
– Goldberg, Bruce, “Past Lives, Future Lives” (Ballantine, 1993).

L’autore
Ian Lawton è nato nel 1959. Già ragioniere membro dell’Institute of Accountants e consulente dell’IT, intorno all’età di 35 anni ha voltato le spalle al settore del commercio per intraprendere la carriera di scrittore-ricercatore a tempo pieno, specializzandosi in storia antica, esoterismo e filosofia spirituale. I suoi primi  due libri, “Giza: The Truth” (1999, scritto in collaborazione con Chris Ogilvie- Herald) e “Genesis Unveilled” (2002), sono stati pubblicati dalla Virgin ed hanno venduto oltre 30.000 copie in tutto il mondo. Grazie ad essi Ian ha conseguito una considerevole reputazione per aver adottato un approccio erudito e logico anche verso gli aspetti spirituali delle sue ricerche, ed ha tenuto numerose conferenze in Gran Bretagna e negli USA. Nel 2004 ha pubblicato il suo terzo libro, “The Book of The Soul” (Lawton Publishing), il cui plauso da parte dei critici lo ha indotto a fondare la “Rational Spirituality Movement”; vedere “http://www.rsmovement.org”.
Per ulteriori dettagli o per ordinare il libro direttamente visitate il sito web di Ian Lawton, “http://www.ianlawton.com”.

Fonte: di Ian Lawton tratto da Nexus (edizione italiana) No. 62

 

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