La Natura e l'uomo, o meglio, la Natura come estensione della propria coscienza, del proprio essere. La Natura come parte di noi. L'ecosistema visto non soltanto come luogo ed habitat, ma come struttura che respira con noi, e la cui linfa vitale è anche la nostra.
Questa, almeno, dovrebbe essere la visione corretta del rapporto uomo – Natura.
E questa è, purtroppo, la visione inattuale, tanto da farla ritenere quasi “utopica”.
In realtà l'uomo considera e percepisce la natura come distinta da sé, come staccata, estranea, talvolta incontrollabile, spesso ostile e nemica.
Le conseguenze sono una gestione delle risorse e del Pianeta in generale spesso priva di ogni responsabilità individuale. Oppure una concezione del sistema come se esso disponesse di infinite possibili risorse.
Il rapporto uomo – Natura, uomo – habitat ed ecosistema è stato il tema dominante del convegno tenutosi a Milano il 3 Febbraio 2008 e che ha visto la presenza di moltissime persone (la grande Sala Congressuale dell'Hotel “Leonardo da Vinci” di Milano era completamente esaurita), con grande piacere di tutti era presente anche una classe dell'istituto alberghiero “Mantegna” di Brescia, è bello che ci siano ancora insegnanti sensibili al tema dell'ambiente che cercano di trasmettere questa sensibilità ai loro studenti.
Le conseguenze della situazione che stiamo vivendo sono spesso terribili, devastanti. Come lo stesso Eugenio Siragusa faceva notare, la Natura è più forte di noi.
La giornata è stata piuttosto lunga: quasi 10 ore, dal saluto iniziale fino al commuovente saluto finale degli amici di SaraS. Ma queste ore sono volate come in un soffio, passate quasi senza percepirle.
Tra densità degli argomenti e volti di persone amiche,
appena conosciute eppure da sempre nel cuore e percepite davvero come “parte di noi stessi” come dovrebbe essere questa bellissima Terra su cui viviamo.
La nostra civiltà trasgredisce quella Legge Universale che vuole armonia ed equilibrio, vivendo per valori quali la competizione,
il profitto, l'interesse particolare, valori che, per così dire, ci isolano quasi all'interno di ipotetiche cupole di cristallo, nelle quali gli altri, ed il mondo in sé stesso, ci appaiono come irraggiungibili, intangibili.
La Terra come elemento vitale. Quella grande “Madre” (Il titolo del Convegno è stato appunto: “Terra: una Madre da salvare”) che tutti nutre, e di cui noi siamo lo stesso frutto. Quell'elemento femminile la cui dimenticanza, il cui oblio, ci ha portato così tanti danni.
La giornata ha visto il tema “Uomo” ed il tema “Ambiente” come connessi, a tratti coincidenti. Sempre comunque convergenti.
Tutte le relazioni hanno avuto il merito di porre in evidenza proprio questo concetto.
In tutti gli interventi l’uomo è stato sempre al centro delle argomentazioni trattate ma ciò che è stato messo maggiormente in evidenzia è la sua azione e il suo intervento, spesso nefasto, su tutto ciò che lo circonda. Dunque sfruttamento incosciente dell’ambiente e prevaricazione dell'Uomo sull'Uomo.
Il convegno si è aperto con una video e una canzone inedita realizzata da SaraS per questo evento straordinario (testo di Giovanni Barnaba, musica di Cristian Convertino e montaggio video di Giuliano Falciani).

Un concetto ribadito sin da subito da Giuliano Falciani, presidente di SaraS, pone subito un'importante distinzione tra mutamenti che stanno accadendo in modo naturale (a causa dell'aumentata frequenza della Terra) e quei mutamenti invece procurati dalla nostra irresponsabile gestione delle risorse. Il problema evidenziato è che, se avessimo vissuto in armonia con le leggi dell'universo, i cambiamenti che oggi stanno avvenendo non ci nuocerebbero perchè avverrebbero in modo armonico.
Subito ci si focalizza sul tema dell'uomo, del suo ambiente mostrando con chiarezza come il suo intendere la vita e le relazioni ed il suo rapporto con l'ambiente sono strettamente collegati.
L’uomo sempre di più antepone il proprio interesse particolare e il suo desiderio di violenza e sopraffazione all'impulso alla cooperazione, una cooperazione che ci dovrebbe portare a sacrificare una parte del nostro interesse per il bene collettivo.
L’uomo crea disequilibrio anche economico, basti pensare che le due persone più ricche del mondo hanno un reddito superiore al PIL di 45 paesi in via di sviluppo.
L’uomo che fa della guerra il proprio “status vivendi”.
Dati alla mano, le cifre sono sconcertanti. La spesa mondiale per aiuti umanitari (81 miliardi di dollari) è soltanto il 7% degli investimenti bellici (1204 miliardi di dollari). Dal 1945 ad oggi, a causa delle guerre, sono morte 86 milioni di persone. Un numero sorprendente, inquietante.
Oggi nel mondo vi sono oltre 30 guerre, nonostante tutti crediamo di vivere in un periodo di pace.
Un mondo dove il divario sociale sta aumentando sempre di più e dove luoghi come l'Africa, colmi di ricchezze, sono di fatto resi poveri dagli interessi economici di altri paesi ricchi.
Un mondo dove, a farne le spese, sono come sempre i più deboli, bambini in testa. Nel nostro pianeta, oggi, muoiono circa 2400 persone al giorno per fame, di questi il 75% sono bambini (questo significa che ogni 4 secondi un bambino muore di fame).
Per poter attuare un vero cambiamento, alla base di tutto deve esserci una piena assunzione di responsabilità individuale e la coscienza che, come dappertutto, una piccola azione può produrre grandissime conseguenze, anche positive.

Questo è stato, in parte, il tema dell'intervento di Davide Premoli del WWF. La relazione ha mostrato, in modo efficace, come la nostra civiltà faccia un uso indiscriminato e spesso sconsiderato delle risorse, sprecando energia e, di conseguenza, distruggendo l'ambiente. Davide ha fatto riferimento a studi compiuti dall'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change - Comitato Intergovernativo per i Mutamenti Climatici dell’ONU), struttura che, nel 2007, ha ricevuto, insieme ad Al Gore, il Premio Nobel per la Pace.
Il Comitato ha rilevato che, negli ultimi 100 anni, la temperatura media del pianeta è aumentata di 0,74°C. Questo dato sembra a prima vista irrisorio, ma è un aumento termico superiore a quanto si è verificato negli ultimi 1000 anni. Il dato appare preoccupante, soprattutto se consideriamo che i cambiamenti in relazione alla temperatura sono un sistema non lineare. Questo significa che i cambiamenti non sono sempre graduali ma possono avvenire all’improvviso. Sembra che, superando la soglia di due gradi di aumento, questo possa provocare conseguenze catastrofiche.
La stessa anidride carbonica, passando da 280 a 380 parti, si avvicina sempre di più al livello critico di 500.
Purtroppo i fenomeni non lineari sono evidenziati anche dal sempre più progressivo scioglimento dei ghiacci (come evidenziato in un filmato di SaraS "Pianeta Terra una madre da salvare"). Infatti, il ghiaccio, riflettendo i raggi del sole, contribuisce a mantenere la Terra più fresca. Il potere riflettente andrà a diminuire, con conseguente aumento della temperatura. Quindi, man mano che il ghiaccio si scioglie, il calore viene riflesso in minor misura e di conseguenza la temperatura aumenterà sempre di più, causando un sempre maggior scioglimento dei ghiacci.
E' un classico processo reiterativo (a spirale, se si vuole) ma che mostra un fenomeno non lineare, dove un evento, accadendo, si auto accelera, e le conseguenze sull’ambiente sono catastrofiche.
Un aumento del livello dei mari, infatti, andrebbe a creare un danno irreversibile anche alla vita stessa su buona parte del pianeta; come Davide Premoli ha sottolineato, dal 1997 al 2005 i ghiacci si sono ritirati del 2,7%, lo scenario non è così luminoso!
L'ecosistema Terra è tutto collegato. L'effetto serra provoca danni notevoli a tutte le specie viventi.
L'aumento delle temperature delle acque, infatti, costringe i pesci a maggiori profondità. In tal modo, gli uccelli hanno molta più difficoltà a reperire il cibo. Lo stesso per gli orsi polari, i quali soffrono per la diminuzione della banchisa glaciale.
Il mediterraneo è il mare più colpito dal fenomeno dell'aumento termico. In Italia questo aumento termico è stato di 1,4°C negli ultimi 50 anni.
Atti e accordi tesi a migliorare la vita e l'ambiente sono spesso stati disattesi. Il Protocollo di Kyoto, firmato nel 1990, ma ratificato soltanto nel 2005 (quando i Paesi aderenti hanno costituito assieme il 55% delle emissioni globali di anidride carbonica).
Il tutto è comunque fortemente disatteso, tanto che l'Europa ha l'obiettivo di ridurre le emissioni del 20% entro il 2020. E per il momento i risultati, dove vi sono, sono davvero minimi.
In Italia, le emissioni sono salite addirittura del 20%.
L'intervento del primo relatore va a toccare direttamente quello che noi stessi possiamo fare per l'ambiente attraverso le nostre abitudini domestiche ed in particolare nell'uso che facciamo dell'energia.

Oggi consumiamo oltre il triplo di quanto sarebbe un consumo ottimale (150 Kwh / m3 contro meno di 50 Kwh / m3). Le spese per il riscaldamento, sempre in Italia, sono di 18 miliardi l'anno, dei quali più di 10 sono spesi per l'inefficienza degli impianti di riscaldamento.
Lavorare per ridurre i consumi è fondamentale. Infatti, il consumo di energia è superiore, oggi, nei Paesi cosiddetti “ricchi”, di quanto la Terra possa sopportare.
Innanzitutto occorre ridurre gli sprechi. Ad esempio, mettendo in efficienza gli impianti. Già questa operazione riuscirebbe a ridurre i consumi di oltre il 30%.
Occorre avere caldaie più efficienti (ad esempio a condensazione),
e dove possibile, un sistema di contabilizzazione del combustibile utilizzato. La legge italiana permette, in questi casi, un notevole recupero Irpef (sino al 55%).
Poi, occorre un buon isolamento, anche sostituendo gli infissi, per ridurre le dispersioni.
Il WWF ha testato 53 condomini, nei quali erano state compiute le opere sopra descritte. I dati ottenuti hanno rilevato una diminuzione di consumo di combustibile del 42%, una riduzione in bolletta del 45%, ed una riduzione di emissioni di anidride carbonica superiore al 30%. Si stima che, su un numero elevato di condomini efficienti,
la diminuzione dell'emissione possa toccare il 40%.
Viene anche toccato il tema degli impianti fotovoltaici solari. Per i quali la riduzione Irpef arriva al 55%.
Ma, anche con altri combustibili, le riduzioni sono notevoli.
Infine, viene trattato anche il tema del consumo energetico derivante dallo “stand by” degli elettrodomestici (quali il televisore).
Questo, contrariamente a quanto alcuni possono pensare, costituisce una fonte di consumo energetico non indifferente (l'elettrodomestico in stand by ha un consumo anche non così basso, come mostrato). Anche su questo, quindi, occorre attenzione.
Dati di questo tipo dimostrano che occorre prendersi le proprie responsabilità, senza addossarle ad altri e che qualcosa, sin da subito, può essere fatto da noi stessi.

La percezione della natura come “altro da sé” è molto evidente quando si parla di animali.
La relazione di Daniela Ercolani, della Lega Anti Vivisezione (LAV), è stata incentrata sul tema degli animali, e dell'opera della LAV per la loro tutela.
La LAV si occupa, da sempre, dei diritti degli animali e di ostacolare in ogni modo i maltrattamenti su di essi.
Come il nome stesso dice, la vivisezione è una delle sue battaglie principali. Vivisezione nel caso di esperimenti su animali (ma non solo). Una sperimentazione che appare davvero inutile.
Infatti, non sembra avere relazione quanto può accadere, per un prodotto, su un animale, e quanto invece accade sull'uomo.
Un esempio è dato da alcuni prodotti, quali il limone, innocuo per l'uomo e talvolta letale per alcune specie. Oppure prodotti a base di carne, sono dannosi per gli erbivori e non per l'uomo.
Oggi vi sono industrie che allevano animali appositamente per esperimenti ed ogni anno vengono uccisi migliaia di animali.
Nel nostro piccolo possiamo fare molto. Come acquistare prodotti non derivanti da esperimenti su animali o, se si è studenti di facoltà collegate al tema, rifiutare di partecipare, in qualsiasi modo,
ad esperimenti sugli animali (oggi la Legge Italiana lo permette).
Ma LAV significa anche combattere qualsiasi forma di maltrattamento degli animali. In tal senso, appare molto positiva la legge 189 / 2004, la quale punisce, anche con il carcere, il maltrattamento animale. In precedenza, invece, questo maltrattamento era considerato soltanto una forma di offesa alla morale, senza alcun rispetto per la sensibilità dell'animale.
La denuncia contro i maltrattamenti ed il supporto per questi tipi di denunce sono fondamentali e da sempre prerogative per l'associazione.
Tra questi maltrattamenti si può citare l'abbandono. Un problema purtroppo molto grave, che poi genera il fenomeno del randagismo. Per evitare questo, la LAV promuove da sempre la sterilizzazione.

Il tema della caccia è un atro dei temi topici per la LAV.
Caccia favorita, in Italia, anche da leggi quali l'art. 842 del Codice Civile, secondo il quale è permesso al cacciatore entrare e sparare anche all'interno di proprietà private (con l'obbligo da parte del proprietario di far entrare il cacciatore).
La caccia porta, oltre che un grande carico di morte (150 milioni di animali uccisi), anche un carico notevole di brutalità che si esprime, ad esempio, nell'uccisione dello stesso cane da caccia da parte del padrone, quando questo perde, invecchiando, le sue performances ottimali.
Ma anche, indirettamente, nella tossicità dei bossoli utilizzati come munizioni.
La caccia raggiunge, però, il suo livello più brutale nel caso delle pellicce. Qui si arriva a forme davvero al limite del tollerabile di violenza sugli animali. Con un impatto notevole sul territorio.
Anche nel caso degli allevamenti intensivi la brutalità non è da meno: con un dato di oltre 30 milioni di visoni uccisi. Il dato non deve impressionare, se si pensa che per una pelliccia di visione occorrono 54 / 56 animali. Per una pelliccia di volpe ne occorrono “soltanto” 24, mentre per una di ermellino si arriva a 200.
La legge Italiana ha vietato l'importazione di prodotti della foca (ricordiamo la barbara uccisione di cuccioli di foca a bastonate!), mentre la LAV ha presentato una mozione per vietare l'importazione di pellicce di cani e gatti dalla Cina (dove gli animali vengono scuoiati vivi).
Difesa degli animali significa anche combattere i circhi e gli zoo,
sino a lavorare perché non venga concessa la possibilità di attendarsi.
Si fa notare quanto sia importante collaborare con le forze dell'ordine, quando occorre, così come è fondamentale, fare e promuovere informazione per e con le Scuole, perché le nuove generazioni imparino l'importanza del rispetto degli animali.
Aiutare l'ambiente significa anche combattere gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati). Con questi organismi, infatti, le colture non si riconoscono e gli insetti non riconoscono le strutture stesse.
Gli OGM costituiscono un grandissimo Business per le industrie che producono semi. Infatti, questi non si autoriproducono
ed i coltivatori sono costretti, ogni anno, a comprare nuovi semi.
Ma l'Associazione si batte anche per un'alimentazione diversa, facendo comprendere i danni derivanti, per l'ambiente, dall'allevamento. Oltre allo spreco di risorse: ad esempio, 100 ettari di terra bastano, se coltivati, a sfamare centinaia di persone,
mentre non bastano a sfamare un singolo bovino [pensiamo anche che le risorse necessarie a produrre 100 g. di carne potrebbero sfamare dalle 8 alle 10 persone. Inoltre, con mezzo ettaro di terra si può coltivare tutto quanto serve per nutrire una famiglia vegetariana per un anno. Ma, se questa famiglia mangia anche la carne, occorre uno spazio 10 volte superiore].
La Lav suggerisce quindi un'alimentazione vegetariana, per essere davvero in sintonia con l'ambiente e rispettare gli animali.

Acqua è vita. Questo è noto da sempre. L'acqua conduce energia ed informazione, trasporta il flusso vitale. L'acqua è la massima costituente del Pianeta.
L'ambiente acquatico è quindi fondamentale nell'equilibrio e quando questo viene alterato, la vita stessa del Pianeta ne risente.
La relazione di Paola Lipari, di Greenpeace, ha toccato proprio il tema della situazione dei mari mostrando i danni che una gestione incurante dell'ecosistema può causare.
L'ambiente marino subisce dei mutamenti, sostanzialmente, per tre motivi: la pesca, l'inquinamento, il riscaldamento. In un certo senso, il primo fattore può essere definito “in uscita” (viene prelevato qualcosa dal mare). Nel secondo caso, invece, qualcosa accade “in entrata” (viene inserito qualcosa).
Il primo tema è stato anche trattato da un filmato di SaraS nel quale appare come la cosiddetta “pesca di fondo” distrugga il fondale marino. E' come utilizzare un bulldozer per prendere fringuelli.
La relazione di Paola enfatizza molto il fatto che la pesca sta depauperando i mari. In alcuni casi, nel Mediterraneo,
diverse tonnare “volanti” non hanno ottenuto alcun tipo di pesce.
Il tonno viene pescato anche quando è troppo piccolo e fatto crescere in gabbie, attraverso un'alimentazione a base di farine di pesce.
Nel caso della pesca al pesce spada, le reti sono più lunghe (circa 15 km.) e profonde (15 – 20 m).
E possono provocare seri danni all’ambiente acquatico.
Nel 2006 e nel 2007 la guardia costiera ha sequestrato 800 km di reti. Tuttavia, queste vengono poi spesso tenute a bordo delle navi. Di conseguenza la pesca viene comunque svolta.
Il risultato è che sempre più specie di pesci sono a rischio di estinzione.
Ogni anno, in totale, perdiamo circa 3000 specie e si calcola che in 100 anni saranno estinte la metà delle specie viventi.

L'inquinamento è un tema ancora più scottante. Infatti, l'inquinamento, come sottolineato anche in un filmato di SaraS,
passa poi anche nel pesce che mangiamo. La stessa pesca, raschiando i fondali, assorbe tutto quanto di inquinante si è depositato sul fondo e le sostanze tossiche e velenose passano così direttamente dal mare alle nostre tavole e da lì nel nostro organismo.
Inoltre, tutto quanto è introdotto di inquinante nell'acqua passa poi anche nell'atmosfera, per evaporazione, causando danni a tutto l'ecosistema.
Alcuni episodi sono davvero gravi, come quello accaduto nel 2003 in Libano, a seguito di una perdita di una petroliera. In quel caso, oltre 150 km di costa sono stati colpiti, sino in Siria.
Per ovviare ai rischi derivanti da queste sostanze e dal depauperamento causato dalla pesca selvaggia, la soluzione che appare evidente è quella di assumersi la responsabilità di tutelare l’ambiente che ci ospita. Naturalmente, essa deve partire da un'adeguata informazione e sensibilizzazione delle persone al fine di evitare inutili e dannosi sfruttamenti del mare e del territorio che poi, indirettamente, conducono anche allo sfruttamento delle persone.
Una soluzione già adottata con successo è poi quella di istituire riserve marine nelle quali non possano essere compiute azioni dannose in entrata (sostanze inquinanti) o in uscita (pesca).
La relazione che Greenpeace ha presentato, nel 2006, in Brasile, appare confortante.
Riguardo al tema dello sfruttamento delle persone, Paola ci parla del divario tra quelli che sono i danni, spesso ingenti, causati dalle grandi industrie in alcuni Paesi, ed i bassissimi indennizzi poi corrisposti a coloro che sono stati colpiti.
Come nel caso dell'incidente accaduto a Bhopal (India), a causa della Daw Chemical. Per l'incidente sono stati corrisposti 400 milioni di euro di indennizzo. Ricordiamo che l'incidente ha causato la morte, in totale, di circa 22.000 persone, senza contare quelle permanentemente danneggiate e che l'amministratore delegato della società vive felicemente negli Stati Uniti. La Daw opera ancora in India.