header Francesco 2015textPrimo viaggio “Sulle orme di Francesco” (29 Aprile – 3 Maggio 2015)
Da secoli i cosiddetti luoghi francescani vengono visitati da tutti coloro che sentono un richiamo interiore per la vita e la storia di Francesco, un desiderio di sapere e sentire di più, di avvicinarsi più profondamente al contatto tra la dimensione superiore e l’umanità: ancora una volta qualcuno giunge a noi per risvegliare le coscienze, per presentarci un esempio da seguire, per dimostrarci che molto si può fare quando sostituiamo a tutto, il desiderio di servire, di essere utili, di contribuire al bene della collettività e della meravigliosa creazione che ci ospita.

È questo che fondamentalmente Francesco ci lascia: l’esempio del personale servizio incondizionato verso gli altri e del profondo rispetto verso tutto ciò che esiste, perché in in ogni cosa creata vi è il principio divino che lui percepiva e venerava.

I cinque giorni di viaggio lasciano sensazioni e sentimenti che portano ricercare una solitudine interiore, speciale, necessaria per scartare nell’intimo, il dono ricevuto dal contatto, che è stato vissuto non solo con l’anima di Francesco (che ha certamente accompagnato il nostro gruppo) ma anche con quel l’energia, ancora più potente, che la condivisione e la fede di tutti, hanno richiamato ogni volta che abbiamo invitato la sua essenza tra noi, spinti dal richiamo di quell’amore che ha guidato lui stesso per le strade del mondo.

Non si possono certo descrivere le sottili emozioni interiori ed il profondo senso di appartenenza al progetto di risveglio di Francesco. Ognuno ha sicuramente vissuto diversamente ogni singolo istante.

La visita dei luoghi “speciali” nella valle Reatina che lui ha percorso, la città di Rieti, i luoghi simbolo di Assisi, e soprattutto il monte della Verna sono stati il palcoscenico storico dell’incredibile vita di Francesco. Molte cose in questi posti parlano ancora di lui: i meravigliosi paesaggi che nella valle di Rieti, all’Eremo delle carceri e alla Verna, trasmettono silenziosamente nell’intimo, la bellezza che lui contemplava.

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Quanta strada, quanti passi uno dopo l’altro hanno portato Francesco in molti luoghi, in alcuni oggi ne rimane traccia, in altri no, ma non ha importanza perché ciò conta è il messaggio che ha lasciato al mondo, un messaggio universale, intriso di autentica devozione e rispetto per la vita in tutte le sue espressioni.

Troppo spesso la sua figura viene ancora legata agli sterili concetti di povertà, umiltà e carità, principi che non vengono nemmeno più seguiti dalla chiesa stessa (pensiero che anche lo stesso papa Francesco recentemente ha in più occasioni espresso pubblicamente). Francesco è infatti molto altro. Francesco è stato un esempio concreto di speranza, di fede, di volontà, di servizio disinteressato. Lo possiamo definire un esempio di amore vero, amore che lo condusse all’annullamento di se stesso.

20150430_160127Gli approfondimenti storico-spirituali forniti durante le visite dei vari luoghi hanno consentito di inquadrare tutta la sua esistenza, dalla sua trasformazione, alla nascita a nuova vita, fino al durò percorso di convincimento degli abitanti di Assisi prima di iniziare a vivere la sua missione.

Attraverso i seminari sono stati forniti gli strumenti concettuali ed interiori per comprendere sempre meglio il vero significato del suo messaggio e del suo insegnamento.

Francesco abbracciò un concetto della vita molto più vasto e molto meno rigido di quello che le fonti storiche canoniche riportano, ma questo accadde solo pochi anni prima della sua morte. Ripercorrendo passo passo le diverse fasi della sua esistenza abbiamo potuto capire quanto il suo amore per la vita lo abbia spinto ben oltre la cura dei malati e la carità offerta ai poveri. Il suo profondo contatto con il divino raggiunse, in lui, altezze vertiginose tali da essere rapito per ore e giorni in estasi contemplative da cui trasse e realizzò verità eterne.

20150503_091826È stato senza dubbio l’arrivo al monte della Verna che ha segnato profondamente tutti i partecipanti. È qui che Francesco a partire dal 1209 fino al 1224 trascorse i momenti forse più importanti dei suoi lunghi e solitari ritiri, in cui viveva dei contatti spirituali che lo istruivano e lo sostenevano nello svolgimento della sua missione. Qui, nel 1224, due anni prima della sua morte, ricevette le stigmate.

Sul monte de la Verna abbiamo potuto respirare la solitudine e l’isolamento che, in certi momenti, Francesco ricercava per poter entrare in connessione con il Tutto e trovare sempre nuova linfa per l’opera che conduceva.

Il viaggio, oltre ad offrire concetti, avvenimenti o riferimenti di quanto è avvenuto ormai molti secoli fa, oltre a presentare verità nuove e dimenticate, ha soprattutto donato uno stato di essere speciale non solo durante l’esperienza ma soprattutto dopo il ritorno a casa. Nei giorni successivi infatti una sensazione delicata, quasi impercettibile, si è fatta sempre più strada nell’anima come se qualcosa in noi fosse impegnata a guidare propositi, desideri, la visione profonda delle cose.

Non si può negare che la comunione vissuta, soprattutto nell’ultimo seminario di domenica, abbia richiamato tra noi una forza speciale, riconosciuta da coloro che hanno saputo farle posto nel proprio cuore, affinche portasse la delicata e profonda emozione dello spirito. E quell’emozione e quel calore adesso che continuano a lavorare, a plasmare il nostro essere, il suo tocco è dolce, ed ha il profumo di Francesco.

Nella valle di Rieti circondata da montagne  ancora ricche di boschi verdissimi abbiamo vissuto il contatto di Francesco con la natura e quindi con il divino, che lui riconosceva in ogni cosa.

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Partendo da Greccio, dove Francesco ha dato vita alla tradizione del presepe, abbiamo raggiunto Fontecolombo dove invece fu redatta da lui la seconda regola dell’ordine e dove fu anche operato agli occhi. Da qui dopo aver raggiunto a piedi Rieti per sette chilometri siamo arrivati al santuario della Foresta, dove in una valle a ridosso della montagna Francesco passo molti mesi insieme ad alcuni compagni. A Poggio Bustone, la località più a nord della valle abbiamo infine concluso la giornata ammirando lo splendido panorama che il convento francescano offre ai visitatori. Un frate ci accoglie nella chiesa e ci racconta che Francesco si fermò qui all’inizio della sua missione mentre era in viaggio per Roma per chiedere a Papa Innocenzo III l’autorizzazione a dare vita all’ordine dei frati minori.

In tutti questi quattro luoghi incantati della cosiddetta “Valle Santa” abbiamo costantemente ritrovato aspetti che abbiamo imparato essere i segni distintivi del passaggio di Francesco: le grotte o “spechi” come vengono definiti dove lui si rifugiava nelle lunghe solitarie meditazioni, e una natura ancora oggi rigogliosa con montagne, boschi, fiumi e laghi che proiettano l’anima verso il cielo.

È stato ascoltando l’inedita versione del cantico delle creature che a Santa Maria alla Foresta abbiamo sicuramente vissuto il primo contatto con Francesco. Lui aveva compreso quanto fosse necessario ringraziare continuamente per la manifestazione della vita in ogni sua forma, insegnava  di quanta grazia viene riversata ogni giorno nella vita di ognuno e di come non si può non riconoscerla, di come non si può non gioire e quindi non ringraziare.

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Secondo alcuni biografi è stato proprio nella “Valle Santa” di Rieti che Francesco trovò l’ispirazione per comporre questo inno alla creazione, questa meravigliosa espressione di riconoscenza per tutto quello che ci circonda. Sappiamo però che questa preghiera speciale fu da lui composta ad Assisi nei pressi della chiesa di San Damiano.

La tappa di Assisi rappresenta sicuramente un momento importante del viaggio perché visitando questa città è possibile rivivere la prima parte della vita di Francesco ed entrare così in contatto con il mondo che scelse per partire a conquistare i cuori della gente. La visita della Porziuncola a Santa Maria degli Angeli consente di toccare il luogo a lui più caro, da cui ebbe inizio il suo lavoro e dove finì, nel 1226, la sua esistenza terrena. Osservando questa chiesetta, oggi decisamente trasformata ed inglobata nella basilica, bisogna fare un grosso sforzo per tornare indietro di otto secoli ed immaginarla collocata nella vallata di Assisi probabilmente circondata dai boschi rigogliosi dove Francesco si rifugiava a pregare.

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Che dire poi di cosa si prova quando si arriva alla chiesa di San Damiano dove Francesco iniziò i suoi colloqui con Gesù di fronte al famoso crocifisso di legno che scopriamo essere conservato ed esposto oggi nella chiesa di Santa Chiara. Qui a San Damiano, durante un contatto con Gesù, Francesco udì la famosa frase  “ricostruisci la mia chiesa”. Francesco prese alla lettera quella richiesta fattagli dalla dimensione superiore e rimise in piedi quella chiesa diroccata. In seguito fece lo stesso con la Porziuncola e la chiesa di San Pietro. Nel tempo poi capì che c’era molto altro da ricostruire, infatti ben presto si rese conto di trovarsi all’interno di una istituzione religiosa ingessata ed irrigidita nei suoi stessi dogmi, impegnata da secoli a manipolare la storia della cristianità, per accrescere un potere temporale che aveva ormai divorato lo slancio spirituale dei primi cristiani. Da qui parte l’opera di Francesco allo scopo di far riscoprire il senso profondo degli insegnamenti cristiani, e soprattutto di metterli in pratica nella propria vita.

20150502_121350La mattina dopo aver passato la notte in Assisi scopriamo con stupore che a pochi passi dal nostro albergo si trova la piazza del Vescovado dove molto probabilmente si svolse il famoso “processo a Francesco” richiesto da suo padre nell’estremo tentativo di recuperare un figlio che ormai dava, secondo lui, segni di squilibrio preoccupanti. Francesco mosso dal desiderio di ricostruire la chiesa di San Damiano andò a Foligno a vendere le stoffe del padre e al suo ritorno ad Assisi donò tutto al prete di San Damiano. L’ira del padre lo portò a rivolgersi ai consoli della città per accusarlo di furto. Alla grande adunanza partecipò tutta la città e anche il vescovo Guido. Questo evento è molto famoso nella vita di Francesco perché fu allora che egli prese pubblicamente la decisione di rinunciare alla sua vita umana, ai suoi averi e a tutto ciò che possedeva per abbracciare la vita della povertà e della rinuncia allo scopo di seguire i comandamenti del Vangelo, servire il prossimo e trovare il contatto con Dio. Infatti, nel corso del processo Francesco disconobbe suo padre, Pietro di Bernardone, affermando che da quel giorno avrebbe avuto, amato è servito il suo unico vero padre, quello celeste e dicendo questo si tolse tutti i vestiti dimostrando di abbandonare tutto ciò che ancora lo legava al mondo che fino ad allora aveva conosciuto. Da allora Francesco non sarebbe mai più stato lo stesso ed in poco più di vent’anni realizzò la grande opera che è giunta fino a noi. Morì a soli 44 anni.

Dopo oltre otto secoli è emozionante trovarsi proprio lì in quella piazza, che doveva allora apparire molto diversa da oggi. La mente cerca con tutte le sue forze di tornare indietro,  per assistere all’inizio della grande missione di un uomo che fece della sua vita un esempio di fede e di volontà incredibili.

In questa fase di passaggio e trasformazione della nostra storia, in cui ci apprestiamo ad assistere alla nascita di un nuovo mondo, molte verità nascoste, vengono rivelate, e una luce nuova illumina le menti degli uomoni pronti e disposti ad accoglierla. Così oggi verità sepolte e mai conosciute prima, riguardanti Francesco d’Assisi giungono a noi, segreti custoditi per secoli, adesso possono portare nuove consapevolezze e risvegliare le coscienze degli uomini.

E’ stato proprio condividendo “i segreti di Francesco” che abbiamo concluso questo viaggio. Nello stupendo scenario del monte de la Verna, dove lui viveva immerso nel contatto con la Creazione, abbiamo condiviso con il gruppo le nuove rivelazioni che hanno raggiunto i cuori e le menti di chi ha voluto seguire il dolce richiamo di Francesco a voler fare un passo avanti nella comprensione della vita e della sua divina manifestazione. Non più schemi, non più rigide divisioni, non più dogmi ingessanti ma solo un profondo e luminoso contatto di ognuno con la sorgente e la luce della vita.

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Sulle orme di Francesco non è stato solo un viaggio ma un vero e proprio percorso interiore, un’esperienza intensa di contatto con l’energia della vita con quella forza misteriosa che “muove il sole e le altre stelle” e che spinge esseri luminosi a giungere sulla Terra a mostrare agli uomini la via di ritorno verso casa, iniziare a percorrerla dipende solo da noi!

Gianni Barnaba
16 Maggio 2015

Galleria fotografica del viaggio

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